M O S T R E
Articolo di E. Joshin Galani
Nella bellezza dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia, si è aperta la mostra Felicitazioni! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024; visitabile fino al all’11 febbraio 2024 ripercorre 40 anni di carriera del gruppo storico avanguardistico del punk italiano.
“Abbiamo visto crescere questa mostra in un anno, avuto collaborazioni illustri, non è stato un lavoro ma una passione, spesso ci siamo ritrovati commossi… Entrando in certe sale ci dobbiamo un attimo trattenere. Siamo uomini adulti che piangono volentieri, ci sono cose molto forti anche per noi” Si può riassumere con le parole di Massimo Zamboni l’esperienza di questa visita multisensoriale. “I CCCP hanno messo in scena il loro ultimo spettacolo – racconta Ferretti – ma per mettere in piedi questo spettacolo immobile e stabile, ci voleva la città alle spalle, un reciproco riconoscersi. I CCCP potevano nascere solo a Reggio Emilia e finiscono a Reggio Emilia, non c’è altra possibilità”.

L’accoglienza esterna della mostra è data da sagome marcianti dei Vopos, le “guardie del popolo”, la polizia popolare di Berlino Est e l’enorme scritta rossa “Felicitazioni”. Tanta emozione e curiosità nel varcare la soglia.
Nel chiostro piccolo, ventiquattro bandiere di estinti stati socialisti. “È una questione di qualità” è la frase appesa ripetuta su tutte arcate del chiostro grande; nel cortile una Trabant, (la berlina che veniva prodotta nella Germania orientale), un pezzo del muro di Berlino con altoparlanti che diffondono la loro musica.
“Questa è l’occasione per Reggio di ripensarsi e non dimenticare da quale storia è stata attraversata, – commenta Zamboni – confrontarsi con i Vopos, le bandiere messe lì fuori ed il muro di Berlino. Quando è arrivato il muro sono arrivati due camion perché è un manufatto pesantissimo, con una Gru. C’era una folla qui davanti, ho visto delle persone piangere ed io pensavo ‘stanno piangendo per il muro che nel mondo occidentale è il simbolo dell’infamia massima, piangevano, uomini adulti commossi… Il muro non è solo quella cosa che ci hanno fatto passare, ma porta dentro di sé una quantità di significati che soprattutto qui in Emilia si sommano e confondono con tutto il resto: è vita, cuore, passione… questo è il comunismo emiliano, non era uno strumento di oppressione, per tutti noi è stato qualcos’altro, è stato liberazione, riscatto, uscire dalla servitù della gleba, dare voce agli operai… è la nostra storia”.
La mostra si snoda su due piani, per un totale di venticinque spazi. Al piano terra sette sale, ognuna rievoca le atmosfere di ogni singolo disco dei CCCP, tantissimo materiale (esecutivi, video, abiti e materiali di scena). Curiosissimi e surreali i video promozionali stile telegiornale, a marchio Virgin. Anche le scale costituiscono parte integrante della mostra.

Cambia completamente la parte espositiva del piano superiore, si apre lo spazio altamente suggestivo negli allestimenti, il cui progetto è curato da Stefania Vasques e si arricchisce dei contributi artistici di Arthur Duff, Roberto Pugliese, Stefano Roveda e Luca Prandini; il light design firmato da Pasquale Mari. Altamente evocativo anche nei contenuti: l’universo del periodo viene raccontato ripercorrendo scenografie, concerti, interviste… Non voglio entrare troppo nei dettagli per non rovinare gli stupori nel percorrerla. Anticipo solo la sorpresa di un inedito, Onde; in conferenza stampa Massimo Zamboni ne parla così: “Ci sono tante cose che abbiamo nei cassetti, la mostra espone una parte importantissima ma non esaustiva di tutto. Quello che abbiamo comprende anche dei filmati, degli oggetti e degli scritti, una quantità di testi inediti che mi ha sorpreso, non ricordavamo neanche di averli; non è detto che escano o che non escano, non è detto nulla. C’è una canzone in mostra, riscoperta, mai registrata prima, si chiama “Onde” occupa un intero lunghissimo corridoio, un nastro in una teca come oggetto prezioso, al centro di una stanza, è il gioiello di famiglia”.

Grande cura anche per il libro-catalogo “Felicitazioni! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024” a cura di Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Annarella Giudici, Danilo Fatur, per Interno4 Edizioni. Libro di 460 pagine a colori in cui si potrà ripercorre l’esperienza della mostra attraverso la riproduzione delle grafiche, le fotografie, i testi e le immagini originali che hanno accompagnato la storia del gruppo.
“Ci siamo sciolti nel momento giusto, dice Zamboni, ci siamo sciolti nel momento in cui il mondo che avevamo musicato, pensato e raccontato, era di fatto crollato. Ci siamo sciolti dopo un paio di concerti a Leningrado ed a Mosca, per un gruppo che si chiama CCCP fedeli alla linea non si può chiedere di più, quella era la frontiera da raggiungere e noi l’abbiamo raggiunta. Credo che abbiamo fatto bene a scioglierci in quel periodo, per quanto sia stato doloroso”.

Una mostra che nel suo spazio tempo vivrà parallelamente una serie di incontri, raccolti sotto il nome di Danni collaterali. Un appuntamento, andato immediatamente sold out, sarà quello di sabato 21 ottobre dove i CCCP – Fedeli alla Linea saranno al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia per il Gran Gala Punkettone di parole e immagini. Si racconteranno al pubblico con Daria Bignardi e Andrea Scanzi. Regia di Fabio Cherstich. Ci si chiede se in quell’occasione saranno solo parole o ci sarà spazio per la musica; Giovanni Lindo Ferretti esordisce con “Siamo i CCCP qualche sorpresa ci sarà!”.





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