I N T E R V I S T A


Articolo di Elena Colombo

È con un videoclip fatto di immagini realistiche e originali successioni di forme e colori che esce “Fondamenta Nani”, nuovo singolo del cantautore siciliano Nino Scaffidi. Il video, che evoca l’atmosfera un po’ nostalgica del brano, ha come registi Giuseppe Spina e Giulia Mazzone del Circuito Nomadica. Il singolo è un’anticipazione del disco “A un pesce che esce”, in uscita il 10 gennaio 2024 per L’Amor Mio Non Muore dischi. È caratterizzato da sonorità delicate, una chitarra iniziale che cattura l’attenzione e che si arricchisce di altri strumenti con l’avanzare del brano.
Ma rivolgiamoci direttamente al suo autore per saperne di più…


“Fondamenta Nani” è un titolo che mi ha incuriosito. Vivo a Venezia e “Fondamenta” per me rievoca dei posti precisi, ovvero i passaggi che costeggiano un canale al piede degli edifici. Ma fondamenta in italiano vuol dire anche base di un edificio, o di un progetto. A che cosa ti riferivi in questo titolo?
Fondamenta Nani è la strada di Venezia dove è nata e (forse) è ambientata la canzone. Dico forse perché la città non emerge nel racconto che se c’è diviene subito granulare, rabdomantico. È una canzone che parla di distanze e nello specifico della distanza che c’è quando si ama qualcuno. È quello il senso della “rapida fuga” (presa in prestito da Piero Ciampi, ma anche da Platone che diceva che “ogni fuga è una somiglianza a Dio”)… è quello il senso del respiro a distanza e dello sguardo che noi nani, bambini-adulti, volgiamo al cielo, scovando gli uccelli e sentendoci, anche solo per un attimo infinito, in volo con loro pur essendo incollati alla terra, alla nostra fondamenta come dici tu. Ecco: Fondamenta Nani è un bel posto da dove guardare il cielo. Poi se proprio vuoi, lì in zona c’è anche un bacaro che offre deliziosi cicchetti…

Parli anche di “nani”, sia nel titolo, sia nel cantato, dove dici “noi nani guardiamo volare gli uccelli”. La distanza tra noi e i volatili nel cielo è davvero così incolmabile? O siamo noi che, vedendoli da lontano, li crediamo liberi, facendo del volo una metafora di libertà assoluta, perché ci sentiamo oppressi dalla nostra quotidianità? 
Sì proprio così! La distanza tra noi e il cielo è incolmabile, ma anche la distanza che c’è tra me e te lo è. La distanza tra le persone, anche le più simili, è sempre incolmabile. Stà lì il giochino! Nella danza del venirsi incontro, nel trovare i compromessi, nel trovare la bellezza nella diversità. Proprio nel mezzo c’è la libertà o se vuoi la fantasia. Nel mezzo c’è lo slancio, la “rapida fuga” verso l’altro che, comunque, rimane sempre irraggiungibile, rimane solo somiglianza. Se vuoi questa cosa del guardare gli uccelli in volo fa tanto Franco Battiato, ma è davvero un giochino di immedesimazione, anche senza misticismi, solo gioco. Io sono il gabbiano, io sono la tortora o anche “puoi essere madre, vento, fiore”. Strega comanda colore…

Nella tua vita hai viaggiato molto e vissuto in tanti posti diversi, in Europa e non solo. Ma parli spesso del tuo amore per il mare. Come si manifesta questa tua passione nel brano?
Mah viaggiato mica tanto. Sicuramente meno di quello che avrei voluto. Anche se poi quando trovo un posto in cui mi ritrovo mi piace tornarci. Una piazza, un bar particolare, un giardino particolare… Col mare ho un rapporto sicuramente forte perché ci sono praticamente nato, a Gioiosa Marea. Il nome dice tanto, non tutto. Una natura splendida in Sicilia, di fronte le Isole Eolie. Una natura clamorosa che riesce a commuoverti a ogni tramonto. Solo passeggiare ti tramortisce eppoi sicuramente il mare. Ma non il mare dei vari lidi con gli ombrelloni, la gente che mette in mostra i tatuaggi e la musica very normal people onnipresente… semmai quello delle calette isolate deserte anche durante l’altissima stagione, il mare che ti lascia il sale attaccato alla pelle, ecco. Purtroppo sempre più i luoghi di mare sono un pacchetto preconfezionato. Invece di essere preservati nella loro bellezza vengono facilmente contaminati da una cultura livellante che li svende senza neanche troppa fantasia, facendoli diventare brutte copie di una cartolina o di una réclame.

“Fondamenta Nani” inizia con una chitarra dolce, che mi ha ricordato un po’ gli Oasis nell’incipit. Quali sono gli artisti da cui trai ispirazione per la tua musica?
Sì la chitarra ci sta, gli Oasis però non li ho mai ascoltati davvero. Lo dico senza spocchia, ma mi fido di te. Complice qualche disco dei miei genitori, a cinque-sei anni sono stato folgorato dalle canzoni dei Beatles. Poi verso i dieci anni ho iniziato a suonare la chitarra e allora ho ascoltato tanta musica che in qualche maniera riuscivo a riprodurre facilmente, tra i cantautori De Gregori, Bennato, Guccini, De Andrè, Jannacci… ma davvero ho ascoltato di tutto, dalla musica popolare romena agli elicotteri di Stockhausen. Quelli che hanno influenzato le mie canzoni comunque sono i cantautori italiani, i Cantacronache e il canzoniere regionale italiano, politico e non. Almeno credo. Poi i testi di Dylan, Cohen, Brel, Brassens, Giacomo Toni…

Il video ufficiale è molto particolare: partendo da immagini più realistiche di esseri umani e poi di montagne, si trasforma con giochi di luce fino a un mescolarsi di colori. Mi ha ricordato i vetrini del microscopio, sembra quasi che si osservi tramite una lente di ingrandimento degli organismi in evoluzione. Chi sono le persone raffigurate all’inizio? Ci sono dei motivi specifici sulle scelte dei colori?
Sì il video di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone è molto bello e si apre a molte interpretazioni. Mi piaceva l’idea di un video non didascalico, di immagini abbastanza indefinite. Credo che queste immagini restituiscano il sentimento del brano, appunto la sua granularità. Da diverso tempo Nomadica (è il network di Giuseppe e Giulia) si occupa di cinema sperimentale con opere originali e con laboratori. Credo che l’idea di questo video in particolare sia come dici tu quella di scoprire un mondo microscopico, credo anche che ci sia anche un lavoro sulla pellicola, non so bene, di lacerazione. Alcune riprese, se non ricordo male, furono effettuate sull’Etna. Quello che ritorna è un mondo che vive dalle viscere, un organismo granuloso, pulsante. Poi è molto bello, secondo me, il lavoro sui colori, dapprima sfumati poi molto vividi. Insomma, sono immagini che restano impresse e, spero, anche la canzone.

Photo © Lorenzo Pavani

2 responses to “Nino Scaffidi – Fondamenta Nani [anteprima video + intervista]”

  1. […] SECONDO SINGOLO “FONDAMENTA NANI”: Anteprima video + intervista Offtopic Magazine […]

  2. […] sociale, e una riflessione più profonda sul senso di solitudine e alienazione. Conchiglia e Fondamenta Nani, i singoli che hanno anticipato l’album, hanno invece un’oscurità che sembra perdersi tra […]

Rispondi a Nino Scaffidi – A un pesce che esce (L’Amor Mio Non Muore dischi, 2024) – Off TopicAnnulla risposta

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere