L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Mi capitano serate in cui vorrei davvero avere il dono dell’ubiquità perché si sovrappongono più proposte interessanti e scegliere non mi è facile. Per lo scorso venerdì 8 marzo due concerti mi hanno sospesa nell’indecisione fino a poche ore prima e alla fine, ma a dire il vero era il mio obiettivo iniziale, ho optato per un quartetto polacco ospite del Rosetum Jazz Festival, presso l’omonimo Centro Francescano Culturale milanese. Ho già espresso in precedenza ammirazione ed affinità per la direzione artistica di Lorenzo De Finti, coadiuvato da Carolina Zarrilli, quindi ho pensato fiduciosa che mi sarei trovata di fronte ad una formazione interessante e, per ora, non di frequente passaggio in Italia. Inoltre, ho un riguardo personale per una Nazione in cui mi sono recata diverse volte per motivi familiari e, dopo aver dato un preventivo ascolto ad alcuni brani del leader del quartetto, ho fugato ogni dubbio.

Piotr Schmidt, anzi il Dr. Piotr Schmidt, classe 1985, laureato nel 2016 all’Accademia Musicale di Katowice, è un trombettista, band leader, editore e produttore musicale, insegnante, e fin dai suoi esordi ha vinto numerosi premi. Ad oggi ha all’attivo 16 album, con organici diversi, in larga parte tanto acclamati dalla critica da renderlo uno dei più considerati trombettisti jazz nel suo Paese e anche oltre confine. In particolare: il suo Tribute to Tomasz Stańko, a nome Piotr Schmidt Quartet, è stato inserito da Wolf Mueller (Sony Music Germany) fra i dieci migliori album del 2018, mentre il suo ultimo Hearsay (2023), del Piotr Schmidt International Sextet, ha raggiunto il vertice della classifica dell’anno scorso su Polska Płyta / Polska Muzyka, portale polacco di riferimento per la musica contemporanea nazionale, ed il terzo posto per Jazz Forum Magazine.
Dallo stesso sestetto il precedente pluripremiato Komeda Unknown 1967 (2022), singolare lavoro di arrangiamento ed interpretazione di brani del pianista e autore di musica da film Krzysztof Komeda da parte di Piotr Schmidt, su richiesta di Krzysztof Balkiewicz, direttore del Love Polish Jazz Festival e presidente della società che tutela l’eredità di Krzysztof Komeda: si tratta di sei composizioni poetiche escluse dalla pubblicazione del suo iconico My Sweet European Homeland, credute perse ed invece rinvenute a Varsavia su manoscritti originali.

Principalmente da questi tre album sono stati tratti i brani eseguiti durante l’emozionante ed entusiasmante concerto a cui ho assistito. Ad accompagnare Piotr, in questa data milanese, un essenziale trio jazz: al pianoforte Adam Jarzmik, al contrabbasso Jakub Olejnik e alla batteria Sebastian Kuchczynski. Tutti musicisti di spicco fra le nuove generazioni jazz europee, con proprie band ed album già pubblicati, collaborazioni importanti, riconoscimenti sia in patria che oltreoceano, direzioni artistiche ed altro ancora.
Il quartetto così formato non mi risulta abbia registrato insieme, ma calcato altri palchi sì e l’intesa si percepiva. Il suono, pensavo, “è sempre jazz” ma con colori e sfumature appena differenti dallo stesso genere ascoltato in tanti altri contesti. Insomma un accento personale a caratterizzare un linguaggio universale. Sono sempre affascinata dal potere comunicativo della Musica, che richiama, accomuna ed unisce persone da luoghi e stili di vita differenti e distanti. Piotr si è presentato in scena da perfetto frontman oltreché leader del quartetto, con l’eleganza sobria di un completo nero, giovane, tendente al rock, ed un cappello pure nero stile Borsalino -mi ha ricordato il Joe Jackson degli esordi- e la sua particolare tromba, anch’essa nera. Mai visto prima uno strumento così sia per il colore che per la forma: ho poi appreso che, dopo aver ammirato a lungo le produzioni dell’austriaca Schagerl, una visita personale nella sede aziendale, pochi anni orsono, gli ha permesso di trovare con soddisfazione il suo mezzo espressivo ideale. La soddisfazione è stata anche del pubblico, attento e partecipe, che non ha lesinato applausi a Piotr e ad ogni membro del trio, che ha meritatamente avuto spazi per improvvisazioni ed assoli convincenti e coinvolgenti.

Fra i brani proposti, e simpaticamente presentati dal trombettista, da Hearsay il bellissimo ‘Never give up, sometimes let go’: introduzione delicata di pianoforte e batteria, a cui si aggiungono la tromba ed il contrabbasso per un’atmosfera inizialmente velatamente malinconica, ma tutt’altro che triste, successivamente alternata a momenti più ritmati. ‘Mai arrendersi, talvolta lasciare andare’ è il saggio monito che sento in questo moto ondoso che lambisce piacevolmente l’anima.
Tratto da Tribute to Tomasz Stańko, uno splendido progetto per lo più di brani originali ispirati alla scrittura del celebre trombettista, di cui Piotr Schmidt è considerato l’erede, ‘Sleep safe and warm’ composta da Krzysztof Komeda. Egli fu autore di varie colonne sonore di film di Roman Polański, fra cui in questo caso ‘Rosemary’s Baby’, titolo con cui viene altresì indicata questa lullaby, una ninnananna, che non ho potuto fare a meno di portarmi a casa con il cd di cui sopra.


Il quartetto ha affidato la chiusura dell’intensa performance ad un’altra ninnananna, questa volta della tradizione polacca ma con arrangiamento di Piotr, per augurare con rinnovata dolcezza la buonanotte.
Richiamati dal pubblico per un encore, lo struggente ‘So nice’, questo firmato proprio da Tomasz Stańko, faro illuminante per Piotr, insieme con Miles Davis, Ambrose Akinmusire ed altri, per l’ultimissima volta in questa serata ha consentito ai musicisti di brillare come stelle nell’immaginario cielo del Rosetum, facendo sentire le voci sapienti dei loro strumenti chiare e forti.
Il mio augurio per questi ‘fantastici quattro’ è di riuscire a portare la propria arte sempre oltre, perché molte più persone possano scoprirne la bellezza e magari unirsi a me nel mio #eiovadoadormirefelice

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere