R E C E N S I O N E
Recensione di Nadia Cornetti
Se penso a un nome d’effetto per un progetto, questo nome dovrebbe suonare un po’ come Le Vite degli Altri, secondo me: sai uno di quelli che, appena lo senti, ti chiedi “ma che razza di nome è?”. Ecco. Un nome che è soprattutto un biglietto da visita: “le nostre vite non sono abbastanza interessanti, dunque raccontiamo quelle degli altri”. Lo hanno spiegato proprio loro, i componenti della giovane band, attiva dal 2018, Alessio Carlone, Federico Di Maggio, Jacopo Colaianni e Rebecca Giannotti.
È fresco d’uscita il loro primo EP, Disturbo della quiete privata, pubblicato lo scorso 16 febbraio per Artist First. In copertina un collage di ricordi, foto d’infanzia, di case, e animali domestici: insomma, un intrecciarsi di vite – degli altri, è chiaro.
Il gruppo ha un background shoegaze, emo e alternative rock, che permea ogni brano; il sound molto emozionale, fitto come la nebbia dell’hinterland milanese che li vede crescere, dona una costante sensazione di melanconia a chi ascolta.

Disturbo della quiete Privata è composto da cinque pezzi (due dei quali hanno anticipato la pubblicazione dell’EP in veste di singoli) che raccontano emozioni, urlano dolore, suonano fortissimo stati d’animo e disagi. Di dire tutto ciò i ragazzi hanno urgenza: un termine che non amo sprecare, in quanto abusato, ma è inevitabilmente questo che mi suggerisce già il primo ascolto.
Come fai è il primo singolo, distribuito nell’autunno 2023: sorrido mentre lo ascolto, perché nel frattempo volo indietro ai giovani Fast Animals And The Slow Kids e a un impazzito Aimone Romizi che urlava allo stesso modo con tutto se stesso, qualche anno fa. Non solo: mi si sblocca anche l’incantevole ricordo della me poco più che adolescente, che ascoltava a ripetizione Always Your Way dei My Vitriol, che suonava proprio così, ovattata, emo e nu gaze. Sorrido, dunque, dicevo, presa da questi ricordi; lo faccio anche se non dovrei, dato che il brano narra di una richiesta di aiuto, dove le domande suggeriscono un’incessante ricerca della verità, recitando: “E ti ho detto che vorrei buttarmi… almeno il mio dolore è vero e mi fa sentire vivo”.
Stefano, secondo estratto dall’EP, è la canzone melodicamente più “pulita” del disco, stile Voina. Il brano è il racconto di quello che il protagonista vorrebbe dire al suo sé del passato, qui impersonato da Stefano, interlocutore ma soprattutto ascoltatore passivo immaginario (immaginario solo fino a un certo punto, come narra l’aneddoto riferito da Federico sulla scelta del nome: Stefano è il nome di suo nipote, nato nel giorno in cui stava vedendo la luce anche il nuovo pezzo, al quale è stata “rubata la scena” proprio dal nuovo piccolo arrivato).
Mi restano impresse nella testa le grida di Alberghi di vetro, dove ciascuna domanda posta termina con un rafforzativo e reiterato “perché?”; può quasi sembrare un mondo felice quello raccontato all’inizio di questa traccia, con illusori scorci colorati, profumati e di felicità. No, non è così: “tra partite perse/ io punto al ribasso perchè non si riesce a tenere più il passo/ con il cuore a mille non vedo il traguardo”; a volte serve crearsi un guscio di protezione per salvaguardare la propria sanità mentale in un mondo nel quale tutti corrono, superandoti: porsi degli obiettivi piccoli aiuta a sopravvivere, annaspando in una giungla di gente che non fa che sorpassarci, dal nostro punto di vista.
Temporale chiude l’EP, ma picchia fortissimo e scaglia il suo cinismo un po’ Zen (Circus, non certo meditativo). Belli i cambi di ritmica, le inchiodate e le riprese, come a dare il tempo di respirare e prendere la rincorsa prima di urlare “non è il futuro di cui mi hanno parlato”.
Ho tenuto appositamente per ultima Senza più dormire, prima traccia nonché mia preferita, con le sue lunghe chitarre, le atmosfere amplificate, gli accordi semplici e sporchi, gli echi e i synth, e la metrica cantilenante e insolita: l’inno di riscatto di chi si perde nei propri pensieri ad arrovellarsi e cercare di uscirne, la narrazione di quando “mi son perso ancora/ nelle strade della mente…senza più dormire/ quando penso a come cancellare i volti pronti a giudicarmi”; mi ha emozionato molto il graduale crescendo, fino al raggiungimento del climax, che in questo caso ben rappresenta la tempesta prima della quiete desiderata.
Le nostre vite non sono poi così estranee a quelle degli altri, se ci pensiamo bene: ansie, paure, frustrazioni, angosce toccano tutti noi, per quanto forti vogliamo far credere di essere. Questa è una verità che tutti sappiamo, è chiaro, ma la scordiamo ogni tanto: ringrazio Disturbo della Quiete Privata, perché me l’ha egregiamente ricordato.
Tracklis:
01. Senza più dormire (4:06)
02. Come fai (3:44)
03. Alberghi di vetro (2:48)
04. Stefano (3:04)
05. Temporale (2:51)






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