R E C E N S I O N E
Recensione di Lucio Vecchio
Il linguaggio jazzistico contemporaneo è un universo in continua evoluzione, che si nutre di diverse tradizioni e influenze: il pluralismo stilistico, la sperimentazione, la complessità armonica e ritmica, l’improvvisazione, le contaminazioni, la tecnologia e le interazioni con altre arti. Se prendiamo per buona questa definizione allora possiamo sicuramente affermare che il primo progetto guidato dal batterista e compositore Federico Chiarofonte intitolato Underbrush è un disco moderno. Il nome del disco, uscito su etichetta GleAM Records, si riferisce tanto ad un sottobosco interiore come luogo sicuro in cui avvengono riflessioni, quanto ad un sottobosco sociale nascosto e all’interno del quale si sviluppano forme floride di cultura ed ecosistemi musicali. Per questo progetto in trio, registrato e mixato da Clive Simpson agli ExtraBeat Recording Studio di Roma, Chiarofonte si avvale della preziosa collaborazione di Vittorio Solimene al pianoforte e Alessandro Bintzios al contrabbasso. Il gruppo si forma quasi spontaneamente a Roma nel luglio del 2022 ed entra in studio di registrazione esattamente un anno dopo.

Al brano Porto Cupo è affidata l’apertura del disco. Il titolo è anche il nome un piccolo golfo seminascosto situato nei pressi di Taranto il cui accesso avviene attraverso stradine più o meno impervie. Chiarofonte rimette a questo pezzo una funzione di denuncia del progressivo restringimento della zona libera di spiaggia in favore di quella privata avvenuto nel corso degli anni. Belli i fraseggi del pianoforte che ricordano le onde del mare dapprima calmi ed improvvisamente tumultuosi. Interessante risulta anche l’interplay con il contrabbasso che segue le linee tracciate da Solimene dando la giusta profondità.
Il dialogo fra contrabbasso e pianoforte continua in Speecher’s Fight Circle. Le linee melodiche si intrecciano, si scontrano per poi tornare a dialogare. Il brano è un crescendo: i due strumenti si studiano, si provocano, alzano la voce. La lotta fra i due si fa sempre più intensa ma è solo un malinteso. Come avviene fra buoni amici la pace ritorna nel finale.
Si cambia completamente fronte in Upas. Il titolo fa riferimento ad una pianta presente nell’Arcipelago Indomalese e dalla quale si estrae una sostanza tossica chiamata Antiarina. Le leggende che circolano su questa pianta sono numerose tanto che autori come Dickens o Thomas Mann la citano nei loro scritti. Una di queste dice che basta avvicinarsi alla pianta per morire immediatamente senza neppure toccarla. Il contrabbasso è il protagonista anche se è posto in secondo piano nella registrazione. La suggestione che mi suggerisce l’ascolto è quella di camminare lentamente in mezzo alla foresta facendomi largo con le mani nella fitta boscaglia attento a dove metto i piedi, alla ricerca di un approdo sicuro.
Swapnadosha in bengalese significa sognare. Il brano è il più breve del disco (non arriva ai due minuti) le atmosfere sono cupe, notturne. Non è presente la batteria (se non per un colpo di piatto), ci sono solamente contrabbasso e pianoforte. L’ambiente è un po’ ansiogeno, claustrofobico, come in un brutto sogno.
Si torna a respirare in Raja Clavata che poi è il nome scientifico della razza, che con la sua forma fluida e il suo movimento agile può essere vista come un simbolo di libertà e improvvisazione, come i cambi di ritmo che caratterizzano questo brano che a tratti ricorda vecchi dischi bebop. Bella la seconda parte in cui il pianoforte lancia il tema e gli altri strumenti lo inseguono introducendo un finale onirico.
Con Eròoiogn si entra nel tecnicismo musicale. Il comunicato stampa di presentazione del disco recita: “Eròoiogn è il tentativo di esplorare le possibilità di utilizzo della scala derivata dall’accordo mistico, cioè una scala esatonica usata dal compositore russo Alexander Skrjabin”. Confesso di non conosce la materia quindi non posso esprimere un giudizio tecnico, ma in fondo non lo faccio mai. Sarà banale ma questo brano a tratti mi ricorda le colonne sonore suonate dal vivo per musicare i film muti. La storia si sviluppa in bianco e nero sullo schermo, dapprima sembra che tutto vada bene ma all’improvviso ci troviamo catapultati in mezzo ai guai dei protagonisti che dopo alcune vicissitudini approdano ad un finale positivo.
Chiaroforte ritorna ad ispirarsi alla natura con il brano Lanius Collurio, il più vecchio tra quelli scritti dal leader e presenti nel disco. Il titolo non è altro che il nome scientifico di un uccello passeriforme più volgarmente detto averla piccola. L’averla piccola è un uccello migratore che vive in Europa nella stagione calda per poi migrare in Africa nella stagione fredda, un po’ come la struttura del brano che vede l’alternanza di due temi: il primo condotto dal basso su dei cambi armonici più stringenti ed il secondo condotto dal piano con un sound più aperto e un accompagnamento arpeggiato.
L’album si chiude con Mayas, il brano in cui confluiscono tutte le influenze extramusicali presenti nell’album. Il nome fa riferimento ad alcuni primati del Borneo ed è stato scritto durante la quarantena, il periodo trascorso dal leader passato scrivendo musica e leggendo le opere di Emilio Salgari. Il brano è incentrato su un clima misterioso e crepuscolare a tempo lento in cui il piano e il basso costruiscono un tema fatto di intrecci e passaggi obbligati con un pensiero ritmico cangiante.
Underbrush è un disco che si avventura con coraggio nei sentieri meno battuti del jazz, offrendo un’esperienza musicale ricca di sfumature e di sorprese e che non si lascia facilmente definire. È un’opera complessa e sfaccettata, che ci invita ad esplorare nuovi territori musicali e a immergerci completamente nelle sonorità del jazz moderno.
Tracklist:
01. Porto Cupo (03:28)
02. Speecher’s Fight Circle (06:03)
03. Upas (04:22)
04. Swapnadosha (02:00)
05. Raja Clavata (03:59)
06. Eròoiogn (04:24)
07. Lanius Collurio (05:40)
08. Mayas (04:10)






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