I N T E R V I S T A
Articolo di Arianna Mancini
A Noi Piace il Liscio è il primo disco di inediti de L’Orchestrina di Molto Agevole, uno dei tanti progetti artistici del Maestro Enrico Gabrielli. L’album è uscito nei primi giorni di maggio sotto l’ala protettiva di Casadei Sonora Edizioni, casa editrice musicale ed etichetta connessa a Secondo Casadei.
A Noi Piace il Liscio (qui la recensione) è un atto rivoluzionario e controcorrente, ma da Enrico Gabrielli ci si può aspettare di tutto, lui non finisce mai di sorprenderci. Lo scorso anno ci aveva stupito con Le Canzonine (qui la recensione), quella meraviglia di disco per bambini che non piace solo ai più piccoli. Ora, con i suoi sodali de L’Orchestrina di Molto Agevole, ci porta alla riscoperta del liscio tradizionale, quell’espressione della “nobiltà popolare” che si è ormai persa nelle pieghe del tempo.
Non vi dirò altro a riguardo perché saranno i componenti stessi de L’Orchestrina a raccontarvi tutto. Li ho incontrati a Bologna, per la prima data ufficiale di presentazione del loro lavoro. Lo spettacolo doveva tenersi all’aperto, al Tropical Balera, lo spazio estivo del Locomotiv Club. Una pioggia impertinente ha cambiato un po’ i piani, ma non ha fermato la musica e la magica energia che è sempre capace di infondere.

Questa sera L’Orchestrina di Molto Agevole presenta il suo primo disco di inediti, ‘A Noi Piace il Liscio’. Avevate già proposto alcuni dei nuovi brani il Primo Maggio a Savignano sul Rubicone, il paese di Secondo Casadei, noto come lo Strauss della Romagna. Quella è stata una prova importante, con un pubblico che ascolta solo liscio. Possiamo dire che stasera sia la vostra data zero ufficiale, fuori dalla comfort zone del liscio?
Enrico Gabrielli (clarinetto, sax contralto): Sì, fuori da quel contesto sì, è la data zero per la presentazione dei nostri brani inediti. Ormai siamo anche noi, volenti o nolenti, una piccola parte della storia del liscio. L’unica cosa che posso dire è che siamo la prima orchestra di liscio interregionale che sia mai esistita, perché generalmente il liscio è sempre ristretto a una specifica area geografica. Inoltre, siamo la prima orchestra di liscio ad avere avuto in formazione un oboista, Mario Frezzato. Il Primo Maggio a Savignano è stata un’esperienza molto forte: eravamo nel cuore, nel luogo in cui quella cultura è ancora viva. Avevo una strizza…ma ero anche entusiasta di fare un concerto con i nostri nuovi brani di fronte a quel tipo di pubblico. C’erano anche Moreno il Biondo e Fiorenzo Tassinari, il più grande sassofonista vivente.
Come vi sentite in previsione della serata?
Francesca Biliotti (voce solista): Io sono curiosa di vedere come risponderà il pubblico, quello di Savignano è esigente ed esperto ma sai che il genere piace, perché si gioca un po’ in casa. Stasera non so cosa aspettarmi, potrebbe succedere di tutto, ma siamo carichi!
Enrico Gabrielli: Grande! Almeno qualcuno è carico! Dico così perché l’unico grosso problema di oggi è stato il tempo, ci sono i monsoni vietnamiti, non ci si capisce più niente. Il concerto doveva essere all’aperto ma purtroppo suoneremo al chiuso, e non è la stessa cosa. Temiamo che la gente sarà tutta fuori a fumare, lasciando il locale un po’ vuoto, ma magari non sarà così. L’orchestra di liscio, in genere, non fa concerti destinati al puro ascolto. Il liscio nasce come musica d’intrattenimento, nella sua accezione più nobile, ed è legato alla socialità e al ballo. L’altro elemento del liscio storico era il legame strutturale con alcuni ballerini. Noi siamo fuori da quel mondo ed i ballerini sono in via di estinzione, ma funzioniamo bene anche come concerto d’ascolto, ad esempio a Savignano la gente era seduta. In realtà però nel contesto ideale è necessario creare un’atmosfera di festa, deve comunque succedere qualcosa, la musica da sola non basta.
Facciamo un passo indietro e parliamo delle vostre radici. Com’è nata L’Orchestrina di Molto Agevole e come è arrivata fino a questo punto?
Enrico Gabrielli: L’Orchestrina di Molto Agevole è nata per il mio matrimonio con sua sorella (ndr. con noi c’è Francesca Biliotti, voce solista del gruppo) a settembre 2012. Era un contesto particolare, il campo dietro alla casa dei miei genitori, simile ad un’aia, quasi da film di Bertolucci. Avevamo ricostruito l’immaginario di una fiera degli anni ’30-’40 e tutti gli invitati, tra cui moltissimi musicisti, erano stati chiamati a vestirsi da contadini vecchio stile. Mi ero chiesto: «Che tipo di musica posso fare ad un matrimonio pieno di musicisti, in un contesto rurale, senza elettricità?». Poi mi sono imbattuto in un disco de La Storia di Romagna, un complesso di liscio storico che suona le musiche di Secondo Casadei usando gli spartiti originali. Hanno fatto quasi un integrale del suo lavoro, con circa mille brani. Non ricordo quale volume fosse, forse il 21. Ascoltai quel disco e ad orecchio tirai giù le parti base, che poi ho distribuito agli amici presenti al matrimonio. L’Orchestrina è nata così. Il nome Orchestrina di Molto Agevole è in parte ispirato a mio nonno. “Agevolina” era il termine che lui usava per descrivere un animale tranquillo e mite. Il nome riflette l’atmosfera di quella giornata, dell’aria che si respirava lì in quell’occasione.
Chi ci sarà con voi stasera?
Francesca Biliotti: Considerando i membri con cui è nata siamo: io, Enrico e Francesca Baccolini, la contrabbassista. Gli altri si sono aggiunti in seguito. Ci saranno anche Alessandro Grazian alla chitarra, Francesco D’Elia al violino, Davide ‘Dave’ Radice alla batteria e Guido Baldoni alla fisarmonica.
Alessandro Grazian: La formazione di questa sera è quella ritratta nella copertina del disco, copertina concepita alla vecchia maniera. Questo significa che, proprio come in certi vecchi dischi di liscio, è possibile vedere già dall’esterno chi suona nell’album, fornendo un’anteprima visiva dei musicisti coinvolti nel progetto. Questo approccio non solo celebra la tradizione delle copertine degli album classici, ma aggiunge anche un elemento di trasparenza e d’immediata connessione fra l’artista e l’ascoltatore.
Il vostro è un progetto che richiama la tradizione in tutte le sue sfumature: inediti di liscio tradizionale e un artwork impeccabile, che esteticamente ricorda il passato. Fra l’altro, sei proprio tu, Alessandro, ad aver curato il progetto grafico.
Alessandro Grazian: Sì, mi sono ispirato all’immaginario discografico degli anni ’60 e primi ’70 in cui l’estetica della copertina, mostrando i volti dei musicisti, diviene strumento promozionale. L’album precedente, Agevolissima! Volume 1, era un album di cover con molti ospiti. Invece il nuovo lavoro è composto da brani inediti e, a parte qualche amico, è un album in cui abbiamo suonato solo noi in presa diretta. Abbiamo registrato “alla vecchia maniera”, suonando insieme questi brani inediti: sette sono stati scritti da Enrico e tre li ho scritti io. Sono davvero molto contento di essere coinvolto in questo progetto. L’ho visto nascere perché ero al matrimonio, poi mi è capitato di collaborare con loro, una volta anche come cantante. Ho sempre frequentato L’Orchestrina e ora esserne parte anche come autore è bellissimo. Questo progetto è particolarmente significativo per me, perché io solitamente faccio cose che oscillano fra il tormentato ed il complicato. Qui invece ho la mia occasione per fare cose che mi piacciono e che sono molto divertenti, nell’accezione più nobile.

Sì, ne L’Orchestrina, ampli ulteriormente il tuo spettro di sperimentazione. Con Torso Virile Colossale, crei musica strumentale ispirata al cinema peplum, a temi epici, storici e mitologici. Nel tuo percorso cantautorale, invece, esplori spazi intimi e spirituali. Ad esempio, nella tua nuova incarnazione come “Grazian” e nel nuovo singolo ‘Nonostante’, il verso «un uomo che sente per la prima volta il battito del suo cuore» colpisce in maniera inequivocabile. Il brano è molto intenso.
Alessandro Grazian: Grazie, davvero.
Alla voce solista c’è Francesca Biliotti, una meravigliosa cantante lirica…
Francesca Biliotti: Sì, ci sono anche io! Nella vita canto principalmente musica “classica”. Con L’Orchestrina adotto la stessa tecnica che uso nel canto lirico, adattando leggermente la voce per cantare come facevano i cantanti nei primi cinquant’anni del Novecento, come Claudio Villa o Nilla Pizzi. Spessissimo mi dicono «sembra di ascoltare un grammofono!». Non credo che sia la mia voce ad assomigliare a quella degli anni ’30; è solo che nessuno è più abituato a sentire quel tipo di canto.
Un altro vostro compagno di viaggio è Francesco D’Elia al violino, da quanto sei con loro?
Francesco D’Elia: La mia “Prima” l’ho fatta dieci anni fa, nel 2014
Enrico Gabrielli: Poi questa sera con noi ci sarà Guido Baldoni alla fisarmonica, che stai sentendo sottofondo [Ndr. siamo nel camerino del Locomotiv e si sente Guido che sta facendo il soundcheck sulle note di Rosamunda]. La fisarmonica è uno strumento che non abbiamo sempre avuto stabilmente, ma è quella che crea l’odore della musica. Il liscio è una realtà molto vasta: a Bologna c’è la Filuzzi, diversa dal liscio romagnolo tradizionale, a Milano c’è l’Ambrosiano. Queste varianti sono in via d’estinzione, ma esistevano e avevano tutte una caratteristica sinestetica, per me, avevano un odore e una stagione. Quando senti questa musica, è immediatamente estate e senti odore di cibo. Si associa ad un immaginario all’aperto e alla convivialità collettiva, anche se suonata al chiuso. Nessun’altra musica porta con sé un tale contenuto simbolico sociale. Anche i bambini reagiscono in modi strani, dall’imbarazzo al riso isterico. Da bambino, il liscio mi suscitava queste reazioni, forse per gli strumenti, le frequenze o le forme. Appena inizia un pezzo di liscio, i bambini iniziano a ballare senza freni. Il liscio tocca corde profonde e complesse, mai completamente studiate. Ora è finito un po’ nel trash del costume, ma noi ci concentriamo sulla musica, lasciando da parte il costume.
Francesco D’Elia: All’interno della storia della musica italiana, il liscio ha subito un’evoluzione che partendo da forme classiche come polka, galop e valzer, ha poi incluso l’inserimento di stili leggermente più recenti. Questo rende il nostro lavoro ancora più radicato nella storia culturale della musica da ballo italiana. Se il liscio tradizionale poteva derivare da forme di musica viennese della fine dell’Ottocento e inizio Novecento, il nostro approccio si spinge oltre, conferendo una maggiore universalità e una connotazione più italiana che regionale.
Il vostro atto creativo è davvero rivoluzionario: nel 2024 avete scelto di realizzare un disco di brani inediti di liscio tradizionale. Potete raccontarmi qualcosa su questa decisione?”
Francesca Biliotti: Se la tua domanda è «perché avete scelto il liscio antico e non il liscio moderno?» rispondo così… pronti?!?: …Perché noi siamo gli “umanisti del liscio”! Perché rivediamo nella classicità del liscio la sua età d’oro e la vogliamo celebrare.
Siamo gli umanisti del liscio è fantastico!
Enrico Gabrielli: Bene! Abbiamo trovato il titolo per l’articolo!
[Ndr. Ridiamo tutti]
Alessandro Grazian: Il mondo del liscio tradizionale mi piace perché risveglia il ricordo, emoziona ed è musicalmente intrigante. Per me, che sono un chitarrista, ci sono dei passaggi intriganti da suonare perché è pieno di stop and go e di guizzi improvvisi. Devi essere sempre molto concentrato anche se si tratta di una musica che è anche di intrattenimento.
Enrico Gabrielli: La domanda che mi faccio e che pongo anche a te è, se in qualche modo rischiamo di fare un lavoro reazionario e di restaurazione. A pensarci bene, secondo me, non è così, non più, perché i tempi sono talmente tanto lontani e dimenticati, che farlo diventa moderno. Noi siamo tanto lontani da quel mondo lì, dall’approccio della musica pulita, sana e nobile. Nobile perché il tentativo di Secondo Casadei era quello dell’elevazione popolare. Secondo Casadei era un sarto, suonava il violino, aveva dei modelli alti, come Strauss e Rossini, però era anche l’anima del popolo. Lui rappresentava il tentativo dell’ascesi, della nobilitazione, della manifestazione più alta possibile di una cultura popolare e ci trascinava un popolo intero. Combatteva proprio, anche a livello di strumenti. Dal secondo dopoguerra, quando dall’America è arrivato il boogie che ha soppiantato la musica da ballo popolare, c’era lui che combatteva a forza di valzer, polke e mazurke. Questo perché era convinto che il liscio fosse un modo per rivendicare la nobiltà del popolo. Era un idealista ed un compositore immenso, noi ci ispiriamo alla sua musica seguendone le orme e la tradizione, accantonando tutto il costume.
L’album è composto da dieci canzoni, ogni brano ha come titolo un nome maschile o femminile ed è una danza diversa che appartiene al panorama del liscio. Come si è articolato il processo di scrittura e di composizione?
Enrico Gabrielli: I titoli sono dediche ai figli e alle figlie dei membri de L’Orchestrina, passati e presenti. Sono brani nati in ambiente familiare, un po’ confidenziale, ispirati dai modelli originali. Il primo nucleo della scrittura dei brani inediti risale al 2018, poi nel periodo del lockdown sono stato tantissimo a giocare coi bambini e sono nati questi pezzi che cantavamo con loro. Sostanzialmente poi, la scrittura pura è nostra, di Alessandro e mia.
Alessandro Grazian: Per me è stato divertente scrivere questi pezzi, sono brani che prima di far parte dell’Orchestrina non avrei mai pensato di scrivere perché esulano un po’ dal mio repertorio, c’è stato dell’impegno ma anche un approccio molto leggero nel realizzarli. Alla fine, mi sono trovato perfettamente a mio agio alle prese con Quadriglie, Rumbe e Cha Cha Cha.
Come vedete l’evoluzione futura della musica da ballo liscio, quel liscio che avete celebrato voi? Credete che possa trovare un nuovo pubblico o un nuovo contesto di espressione?
Enrico Gabrielli: Te lo dico sinceramente: no! Il liscio, purtroppo, è in una fase di declino. Il liscio delle origini rappresentava in maniera inequivocabile – permettimi di usare questo termine – l’eleganza popolare, era la manifestazione di candore del popolo. Quella purezza non ha più trovato nessun altro tipo di forma, ed il liscio ce l’aveva, era candido ed ispirava. È una tradizione che non c’è più, si è tutto spostato verso la dance e l’elettronica. Poi, volendo anche riabilitare questa tradizione, la musica da sola non basta, serve il luogo. Il luogo è il 90%, i luoghi sono rigidissimi ed hanno delle personalità ben precise. Non c’è niente da fare, un asilo è un asilo, una balera è una balera, io ambirei a suonare nelle balere, quelle vere però. Ci sarebbe da ripulire quel mondo dalle basi elettroniche e dalle schifezze per riportarci la musica che c’era fino almeno agli anni ’70. La musica di questo tipo sarebbe da restituire a quei luoghi, è un’operazione culturale, secondo me. E questo porterebbe ad innalzare nuovamente anche l’ascolto.
Alessandro Grazian: Io che lo sto vivendo dall’interno non lo sento come un progetto passatista, mi sembra molto fresco in realtà. Certo è che ne paghiamo un po’ lo scotto a causa della percezione che le persone hanno del liscio, una visione distorta da quell’immaginario di paillette e lustrini. Me ne sto rendendo conto proprio ora che abbiamo fatto il disco, in base alle reazioni che vedo in giro quando racconto che suono in un’Orchestrina di Liscio. Un certo stupore da parte delle persone c’è all’inizio ma poi una volta ascoltato quello che facciamo la perplessità si trasforma in entusiasmo totale.
‘A Noi piace il Liscio’ è anche parte della colonna sonora del film di Fabio De Luigi ‘50 km all’ora’. Com’è nata questa collaborazione?
Davide ‘Dave’ Radice: La Colorado Film ci ha contattato su Facebook, in realtà volevano un’orchestra di liscio che suonasse, come comparsa, nella festa di paese. Poi noi gli abbiamo presentato alcuni dei nostri pezzi, gli sono piaciuti ‘Martino’ e ‘Leo’, che sono finiti nel film.
Enrico Gabrielli: Come presenze vere io e Francesca non ci siamo. Al posto della cantante c’è Marina Massironi e al posto mio c’è una controfigura che suona il sassofono, Andrea Govoni.
Una domanda lampo prima di salutarci: qual è il primo aneddoto che vi viene in mente quando pensate a L’Orchestrina?
Francesco D’Elia: Abbiamo registrato il disco in due giorni, suonando tutti insieme, in presa diretta. Si è creata un’atmosfera magica, anche solo nel restituire dal punto di vista tecnico l’interplay nell’esecuzione dal vivo e la freschezza dell’interpretazione. Siamo riusciti a trasmettere la genuinità e la spontaneità del momento. È una musica carica di sentimenti, ed il sentimento è ciò che abbiamo espresso. Anche se sono l’ultimo arrivato, suonare con l’orchestrina è come una ‘vacanza’, intesa nella sua accezione più alta; in cui si fa qualcosa di bello e si sta con persone con cui c’è sintonia. È una musica sentimentale, ed è importante che si recuperino certi aspetti.
Guido Baldoni: Io che sono fisarmonicista ho un rapporto particolare con il liscio, perché è come un gorgo di attrazione. La fisarmonica è molto legata al liscio ed il liscio alla fisarmonica. Ultimamente avevo l’idea di quel liscio artificiale, spesso in playback, industriale. Secondo me è un po’ degenerato dalle eccessive contaminazioni e dal farlo diventare troppo un mestiere e non un artigianato, che si replica ogni giorno. Per cui, per tanti anni ho suonato la fisarmonica stando lontano da quel genere. Invece, con L’Orchestrina, sono stato veramente felice di ritornare a quell’alveo e di riportare il mio strumento in uno dei suoi posti totem.
Davide ‘Dave’ Radice: Io in realtà mi ritengo un po’ un outsider, nel senso che suono, ma non ho mai studiato tanto musica. Ho avuto la fortuna di entrare in questo mondo, ma quello che mi piace di più è stare con i membri de L’Orchestrina. Uno dei ricordi più belli che ho è quando Lucio, mio figlio, è stato trascinato sul palco da Enrico. Aveva tre anni, era timidissimo, gli piaceva il sassofono e ce ne aveva uno di plastica. Quando Enrico, l’ha chiamato sul palco, mi immaginavo che facesse qualche scenata. Invece è salito sul palco, è stato di fianco ad Enrico per mezzo concerto. Lo guardava e suonava questo sassofono di plastica, è stato bellissimo!
Alessandro Grazian: Un aneddoto divertente che mi viene in mente è legato ad un’occasione in cui ho fatto il cantante per l’Orchestrina perché Francesca non c’era. Ad un certo punto è arrivato il momento di Romagna Mia ma alla fine non ho potuto cantarla perché l’ha cantata Manuel Agnelli che era lì tra il pubblico; neppure lui ha saputo resistere al richiamo del Liscio [Ndr :-)].
Francesca Biliotti: Non sono pochi! Ne scelgo uno. Forse quando le Casadei ci hanno invitato per i sessant’anni di Romagna Mia a Bertinoro. A questa celebrazione c’era Arte Tamburini seduta in platea, che è stata la storica cantante dell’orchestra di Secondo Casadei. Per me è stato molto emozionante cantare con lei seduta in prima fila, che mi fece anche dei grandi, bellissimi complimenti. Questo è stato un momento speciale che ricorderò sempre.
Francesca Baccolini: Mi viene in mente un ricordo un po’ folle…
Che siano benvenuti i ricordi folli allora…
Francesca Baccolini: Le varie volte in cui abbiamo suonato con L’Orchestrina, per la maggior parte, ci siamo trovati in contesti tipo club rock, dove noi andavamo a fare i “pazzi del liscio”. Sostanzialmente veniamo tutti da ambienti di musica improvvisata, indipendente, rock, colta ma sicuramente non il liscio e quindi non abbiamo mai frequentato le balere. Mi ricordo che una volta andammo a suonare a Marghera in uno spazio che era assolutamente installativo, si chiamava Spazio Aereo. Un luogo meraviglioso, adatto alla musica improvvisata, elettroacustica, dove c’era addirittura un impianto per la diffusione del suono in Dolby Surround 5.1. Mi ricordo che là ebbi l’immagine de L’Orchestrina di Molto Agevole, come se fosse dentro ad una di quelle palle di cristallo con la neve. Eravamo un oggetto assolutamente installativo, in luogo non adatto alla musica da ballare, dove nessuno ballava, ma noi eravamo una specie di clessidra del tempo. È una delle immagini più assurde, ma a cui sono più legata. Perché lo dico? La forza di questo progetto è stata proprio quella di portare la musica, che era dei nostri nonni, in uno spazio d’arte. Quella musica, la cui tradizione è stata portata avanti in una maniera assolutamente sbagliata, con una strumentazione non più acustica ma elettronica e con un linguaggio Midi dei più beceri in assoluto. Invece, noi abbiamo fatto un rewind nel tempo portandola con autenticità in uno spazio artistico, e trovo che questa versione de L’Orchestrina sia molto interessante.

Ringrazio di vero cuore i musicisti de L’Orchestrina di Molto Agevole per la loro disponibilità e per avermi fatto dono del proprio tempo, cosa da non dare mai come scontata. Il tempo è davvero prezioso.
Li ho visti dal vivo e ho ascoltato il loro disco di inediti. Hanno saputo omaggiare il liscio tradizionale con sentimento, celebrando le radici della nostra musica popolare.
Johann Strauss disse che la musica è il linguaggio universale dell’umanità, e con questo disco L’Orchestrina ha dimostrato che il liscio, quello tradizionale, può ancora parlare al cuore delle persone, unendo passato e presente in un dialogo musicale senza tempo.
L’Orchestrina di Molto Agevole è composta da:
- Enrico Gabrielli – clarinetto, sax contralto, pianoforte, pianoforte, percussioni, voce. [Calibro 35, 19’40’’, The Winstons]
- Alessandro Grazian – chitarra, banjo,voce [Torso Virile Colossale, Grazian]
- Francesca Biliotti – voce solista [Monteverdi Choir & Orchestra]
- Francesca Baccolini – contrabbasso [Hobocombo]
- Davide ‘Dave’ Radice – batteria [Doc Brown]
- Francesco D’Elia – violino [Kropotkin]
- Guido Baldoni – fisarmonica [Bublitschki Band]
Quest’estate L’Orchestrina sarà in giro, tenete d’occhio le date dei concerti e regalatevi il piacere di un suo spettacolo.
Prossime date del tour:
- Mar. 30/07 – Ambra (AR), Notti D’Ambra
- Gio. 15/08 – Milano, Castello Sforzesco




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