R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
È quasi superfluo domandarsi perché un album come quest’ultimo del batterista lucano Giovanni Scasciamacchia sia intitolato Patto Armonico. Mi stupirei se un’opera artistica, musicale o di qualunque altra specie, non avesse alle fondamenta un equilibrio strutturale che ne riguardasse la componente armonica, intesa come affiatamento di linee, di masse e di colore – o di note musicali, come in questo caso. Del resto l’efficace copertina promossa dalla Abeat che illustra un contrabbasso legato al tetto di un maggiolino Volkswagen, con quel rispecchiamento di linee curve che sembrano richiamarsi le une alle altre, sostiene anch’essa l’idea di una consonanza formale all’interno di uno specifico design. Coerenza facilmente riscontrabile, per altro, ascoltando la musica del quartetto di Scasciamacchia. Con alcuni collaboratori già da tempo collaudati e tutti di primissimo ordine – il contrabbassista Tommaso Scannapieco compare sin dal disco d’esordio Jazz…for Louis del 2007 e il pianista Dado Moroni appare per la prima volta in Freedom (2012) – Scasciamacchia aggiunge oggi alla formazione i sassofoni contralto e soprano dello spagnolo Perico Sambeat, tra i musicisti iberici più accreditati di questi ultimi anni. Il risultato è un jazz spigliato, asciutto, senza inutili fronzoli e gestito con una giusta dose di swing. Se la classe è quella capacità che fa apparire anche le cose più complesse come fossero apparentemente semplici, di classe questo album ne ha addirittura da vendere.

Si ascoltano infatti fraseggi levigati e momenti più distesi che arrivano diretti all’ascoltatore con brillante naturalezza. Nel contesto di una misurata, ponderata vitalità, non mancano spazi più intimisti ed assorti, anche le classiche ballad all’interno delle quali emergono a turno tutti gli strumenti, soprattutto il piano e il sax, condotti con l’autorevolezza e la snella eleganza di chi parla il linguaggio del jazz guidato da anni d’esperienza. Al di sopra della continua trama percussiva e ritmica condotte dall’Autore e dal contrabbasso di Scannapieco, colpiscono in effetti le due dirompenti personalità di Moroni e Sambeat che si allungano spesso in assoli corposi, condotti senza particolari arditezze sperimentali ma con raffinata e semplicità spontaneità. In questo caso, oltre all’evidente piacere che gli stessi musicisti sembrano provare nelle loro performance, l’ascoltatore può avvertire l’intima sensazione di essere all’interno di un club, talmente si sentono vicini gli strumentisti e ovviamente, non sto parlando solo di una particolare resa microfonica… Un jazz caldo e potentemente melodico – finalmente, mi verrebbe da commentare – quindi, che non ama adagiarsi quasi mai su bordoni fissi ma che sposta i centri tonali come e dove vuole, in grado di trasmettere momenti di torrenziale energia come pure parentesi di tessiture ariose e trasparenti.
Prendiamo come esempio il brano di apertura, Brainstorming, che come tutte le tracce dell’album, porta la firma del batterista Scasciamacchia. Rullata di tamburi e parte un tema cantabile portato dal sax che si avventura lungo un’euforica linea ritmica. Passa meno di un minuto e Scannapieco ci ricorda cosa vuol dire suonare – e bene – un contrabbasso con pizzicate secche e precise come fucilate. Riparte il sax e la sua voce luminosa a riempire lo spazio che precede il perfetto assolo di Moroni al piano. Non manca certo il biglietto da visita del batterista che ha tutto il diritto come autore di impegnarsi in un energico ma calibrato assolo. Riparte il tema iniziale con l’ultimo fraseggio di Sambeat che conclude in bellezza. Che dire? Già dalle prime battute la band ci ha mostrato un assemblaggio poco meno che incandescente, un’esecuzione condotta su tempi rapidi e appassionanti in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Palette scopre un cuore velatamente nostalgico attraverso il soprano di Sambeat, che inizialmente si mostra in solitudine. Poi, avvinghiato ad una rete ritmica di fragranti cadenze sudamericane, delinea un delicato tema dal profilo sensuale. Il piano di Moroni procede, tra contrabbasso e una batteria quasi silenziata, dapprima con studiata timidezza, per poi scintillare con qualche fraseggio be-bop e qualche accordo solare in un accennato clima cubano. In seguito, è il sax a costruire un lungo e morbido fraseggio improvvisato che sfocerà, come di regola, nel tema portante. Schizzo si costruisce inizialmente su due accordi in maggiore distanti un tono tra loro, impostando una soluzione nervosamente guizzante con il sax di Sambeat a condurre il tema. La potente linea ritmica però non tradisce la struttura tutto sommato rilassata che offre il pezzo nella sua totalità espressiva. Lunga performance del contralto cui segue la disimpegnata parentesi del piano che, durante l’assolo di sax, ha costruito un’efficace trama contrappuntistica a sostegno. Il brano è divertente, sostanzialmente più leggero rispetto ai precedenti.

Intreccio rallenta il battito cardiaco virando verso l’ombra di una meditazione intimista rappresentata da una classica ballad. Gli spazi strumentali s’incrementano, i silenzi pure e il contralto intona il suo tema, favorito dagli accordi centellinati di Moroni. Il passo incombente di Scannapieco sottolinea le battute coadiuvato da una batteria che sussurra con le sue spazzole e con qualche appoggio sui piatti. Il brano è compassato, auto-controllato e sembra galleggiare nella dimensione atemporale di un jazzclub in orario di chiusura. Scambio Creativo esce dalla dimensione della ballata ma resta ancorata ad un’estetica moderata, lavorando su un mid-tempo scandagliato dal sax soprano, tra stacchi e riprese ed un assolo di contrabbasso voluttuosamente supportato da Scannapieco. Da qui in poi esce il piano mirabilmente ad hoc di Moroni, a precedere il rush finale di Sambeat, sull’onda di un incremento dinamico gestito con moderazione, fino alle rullate finali di Scasciamacchia. Comfort Zone è un ¾ dall’andamento tematico quasi popolare, innescato da un intervallo di ottava tra due note timbricamente alte del pianoforte. Lo sviluppo melodico del brano, pur apparendo forse troppo prevedibilmente lineare, si valorizza armonicamente con la presenza di un altro assolo di Scannapieco e lo splendido accompagnamento di Moroni che instaura un dialogo sommesso con il contrabbasso. Esce poi il morbido contralto di Sambeat cui spetta la chiosa finale. Lampus ha un’introduzione pianistica dedicata, cui segue la ritmica contundente con Moroni che procede in libertà inanellando accordi in forma aperta, quasi sulla falsariga di McCoy Tyner. Si crea, di fatto, un groove pianistico irresistibile, dove la batteria dell’Autore manda bagliori di fuoco e fiamme insieme al contrabbasso. L’onda viene cavalcata dal soprano di Sambeat che dichiara la sua tematica, seguito da un assolo senza vincoli formali da parte del pianoforte. Ancora sax che sembra suonare sui carboni ardenti e dopo un breve intermezzo a due tra contrabbasso e la dirompente batteria si arriva alla riproposizione del tema per chiudere in un tutti insieme appassionatamente. Maneggiare con cura, mi verrebbe da suggerire prima dell’ascolto. La title-track Patto Armonico rallenta tempi e modi per riorientarsi dapprima nei territori della ballad, per poi modificarsi in un mid-tempo condotto dal sax soprano. Ne consegue un affresco dai colori chiari, con scintille di piatti docilmente percossi che ne sottolineano l’immagine, in un continuo susseguirsi di prospettive dialoganti tra il piano e lo stesso sax intenti a passarsi reciprocamente il testimone degli assoli. Era, tra l’altro, da molto tempo che non ascoltavo Dado Moroni e poterlo risentire in questo naturale stato di grazia, così come appare in tutto questo album, è per me – e credo non solo per quello che mi riguarda – un grande piacere. Empatia è un valzer dai toni nobili che sembra un po’ la naturale continuazione del brano precedente. Sempre il melodico sax soprano di Sambeat si dà il cambio con un pianoforte dai tratti persino un poco romantici e notturni e i fraseggi attenti dei due strumenti s’adagiano in un’atmosfera tranquilla e rasserenante. Déco viaggia in direzione di un saporito blues con un tema swingante un po’ retrò e del resto il titolo ci rammenta il periodo d’oro del jazz, dagli anni ’20 ai ’40. Brano spumeggiante che presenta un gusto coreografico ed elegante – ascoltate i break di batteria – e chiude ottimamente l’album con un pizzico di sofisticata eleganza.
Una classe sovrabbondante in un album devoto allo spirito più puro del jazz suonato con tutta la grazia e la competenza tecnica possibili. Melodia, swing, note di blues, intrecci strumentali di primissimo ordine, il tutto condotto con la presenza costante ma anche con quel distacco da vero leader di Scasciamacchia che dirige il suo quartetto senza mai imporsi né sgomitare. Un lavoro da annotare tra i migliori album di jazz europeo pubblicati quest’anno.
Tracklist:
01. Brainstorming
02. Palette
03. Schizzo
04. Intreccio
05. Scambio creativo
06. Comfort zone
07. Lampus
08. Patto armonico
09. Empatia
10. Déco




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