R E C E N S I O N E
Recensione di Alberto Calandriello
È uscito venerdì 18 ottobre per VREC Music Label, l’ottavo album di Olden, perugino di nascita e catalano d’adozione, al secolo Davide Sellari. Una carriera iniziata nel 2012 in Spagna e che prosegue con questo nuovo tassello, La Fretta e la Pazienza. Un disco che lo stesso Olden definisce «una lettera mai spedita», nove composizioni che hanno come filo conduttore le relazioni umane e i silenzi e le distanze che inevitabilmente portano con loro. Fretta di lasciarsi alle spalle un dolore o una delusione, pazienza necessaria affinché il tempo guarisca e cicatrizzi quelle ferite.

Partiamo, inevitabilmente dalla title-track, che si avvale della partecipazione di Paolo Benvegnù, freschissimo vincitore della Targa Tenco 2024 per il miglior album in assoluto (È inutile parlare d’amore, quasi un legame con le tematiche di questo disco) e per chi scrive, da anni tra i migliori cantautori italiani. Sia detto però chiaramente che questo duetto, decisamente emozionante, è la ciliegina su una torta di per sé buonissima, perché la scrittura di Olden non ha bisogno di riflettere luci altrui ed è in grado di splendere da sola; se mai la presenza e la voce di Benvegnù certificano una volta per tutte il suo diritto a giocare nella categoria dei grandi, regalandogli, questo sicuramente, una visibilità maggiore, di certo meritata. Non solo per il duetto, questo brano simboleggia e presenta le tematiche del disco, partendo proprio dal titolo; la fretta di riempire un vuoto, una perdita, una mancanza, fa spesso a pugni contro quella necessaria pazienza, quello scorrere del tempo che ci fa pensare alle stagioni e ad «inverni che non riesco più nemmeno a ricordare». Restano i rimpianti e le parole morte in bocca, che avremmo dovuto dire tempo prima.

Nostalgia e rimpianti sono i sentimenti predominanti lungo tutto l’album, sentimenti che ci investono all’improvviso, che ci avvolgono come un film in un cinema vuoto, che ci spiazzano come parole che non riescono ad uscire, che però nell’intento dell’autore servono a «ricordarci di nuovo che la felicità è quasi sempre a portata di mano, e che non ha bisogno di niente per esistere, e che basta solo riconoscerla, quando ci passa accanto». Di molte azioni gestite dalla fretta è sicuramente “colpevole” il cuore, che ci spinge a slanci per sua natura irrazionali, impulsivi e nonostante questo così intensi da sentirne terribilmente la mancanza; del resto, è evidente, «il cuore sbaglia sempre, perché ha sempre ragione». Colpisce, lungo tutto il disco, la capacità di Olden di avvicinare l’ascoltatore ai suoi sentimenti, ai suoi vissuti, con toni che riecheggiano Battisti e con un’empatia davvero sorprendente.
Menzione speciale merita l’omaggio Ho sognato Jannacci: un capolavoro di lirismo e poesia, col sorriso sempre pronto a fare capolino tra le lacrime («piangere a crepapelle» è una definizione fantastica) e quella chiosa «il troppo piangere fa male a me» che è al tempo stesso citazione e dichiarazione d’amore ed ispirazione. Un sogno che mischia le tematiche del disco, i rimpianti e la mancanza, con le parole che lo stesso Jannacci disse poco dopo i funerali di Gaber.
Suonato e cantato con arrangiamenti delicati e quasi sempre guidati dal pianoforte, con la preziosa compagnia delle chitarre di Ulrich Sandner e del violoncello di Simona Colonna, La Fretta e la Pazienza sul finale apre il cuore verso sentimenti positivi, di cui forse non subito sentiamo il calore, ma di cui speriamo il ritorno, consapevoli che «verranno estati nuove, è la natura leggera delle cose», come dice il brano che, con scelta perfetta, lo chiude.
Tracklist:
- Cinema
- Fidati di me
- Libellule
- La Fretta e la Pazienza (feat. Paolo Benvegnù)
- Gioia negli occhi
- Ho sognato Jannacci
- Il cuore sbaglia sempre
- Improvvisamente, un giorno
- La natura leggera delle cose






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