L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore Daniela Pontello
Se dici Calibro 35 dici musica anni Settanta. Se dici anni Settanta dici anche l’ultima importante epoca di innovazioni e sperimentazioni artistiche e di pensiero filosofico. Sono gli anni del boom dello strutturalismo. Dopodiché i sedicenti pensatori saranno più che altro dei “ripetitori” e poco o nulla di davvero nuovo si darà alle menti occidentali.
Sarà tutto un citare e un “copiaincollare”. Non è detto che la citazione sia un male, anzi (Warhol nel decennio precedente inaugurava la citazione per eccellenza: l’imago multicromatica). Lo dimostra il successo ottenuto da questo gruppo, che propone musica che attinge a un immaginario cinematografico ben preciso.
Proverò dunque un’operazione di critica musicale insolita: da una parte lo straordinario (così affermo quale sia il mio giudizio a riguardo) concerto a cui ho assistito al Teatro dal Verme a Milano il 21 ottobre, dall’altra alcune parole chiave che mi paiono pertinenti rispetto allo show.

Giulia, al testosterone. L’Alfa Romeo commercializzò il modello a partire dagli anni Sessanta. Divenne la diva del cinema italiano del genere poliziottesco anni Settanta. I Calibro 35 riproponendo anche il genere musicale di quei film, sembrano guidarla al massimo dei giri, soprattutto nella dimensione live.
Il pubblico in sala non ha mai un momento in cui si può rilassare. Una corsa forsennata in cui i musicisti (anche un po’ sadicamente?), mettono la Giulia, e il pubblico, alla prova. Tant’è che arrivo a chiedermi, dopo un’ora e mezza di spettacolo: “E adesso che cosa ci aspetta?”. Potrebbero proseguire per ore, tali e tanti sono l’energia, la sapienza, il feeling. Non finiscono fuori strada! Merito dell’auto, certo, ma soprattutto merito loro!

Immersivo. Il concerto ha una parte visuale assai rilevante, che aggiunge indubbio dinamismo alla performance dei Calibro 35. Estratti di immagini e spezzoni da film poliziotteschi, horror b movie e sci-fi, noir vengono montati con effetti grafici molto efficaci (in alcuni casi mi hanno ricordato alcune sperimentazioni dadaiste).
Ogni video “suona” insieme al gruppo, grazie alla straordinaria opera di Matteo Castiglioni: le riprese fatte ai musicisti vengono elaborate graficamente e montate in tempo reale con il resto delle immagini. Questo processo regala al pubblico un’esperienza unica e lo immerge ancora di più nella musica che sta ascoltando e vedendo.

EP. È un supporto che contiene meno tracce di un album. Jazzploitation, uscito qualche giorno prima del concerto milanese del 21 ottobre, contiene ahinoi solo 4 brani: Chaser di Pietro Umiliani che compose per il film Il corpo, Ascenseur pour l’échafaud (Generique) di Miles Davis per il capolavoro del noir francese di Louis Malle, Lunedì Cinema di Lucio Dalla che introduceva la serata di grandi film di “mamma Rai”, Nautilus di Bob James.
Ma se c’è un EP allora ci sarà un nuovo album? Cauto giubilo!

Liminali. I Calibro 35 sono uno dei primi gruppi italiani, che ha avuto il merito di portare in scena la musica da film, che prima si ascoltava solo su vinile.
-E allora il maestro Ennio Morricone? Lui faceva concerti da anni con le musiche dei suoi film.
-Infatti i Calibro 35 lo hanno omaggiato con due album (forse eccessivamente filologici se li raffrontiamo all’iperbolico e postmoderno The Big Gundown di John Zorn) Scacco al Maestro vol.1 e 2… E ho scritto “uno dei primi” che ha avuto un tale successo riproponendo musiche di quegli anni.
Quello che suonano è certamente riconoscibile, risulta perfino molto orecchiabile eppure… come lo suonano! Sono un passo oltre, valicano di poco quello che stanno interpretando perché lo hanno fatto proprio. E quindi ci arriva come qualcosa di “nuovo”.

Transgenerico. Il concetto di genere definisce un insieme di caratteristiche tipiche di una categoria. La musica che suona il gruppo contiene questi aspetti e nel contempo si muove e assimila influenze che sembrano valicarlo, senza diventare mai altra da sé stessa.
In questo modo anche quello che potrebbe essere un semplice divertissement, come la sigla Lunedì cinema, diventa un brano che risulta organico all’interno della scaletta proposta durante il concerto. Non c’è nulla fuori posto. Tutto può essere se stesso e allo stesso tempo altro da sé. Anche questa è una preziosa lezione che riceviamo da un bellissimo concerto come questo.












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