L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

Un’esperienza coinvolgente quella vissuta sabato sera alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Il concerto di Mauro Pagani per l’anteprima della rassegna Musica dei Cieli è stato ben più di una performance musicale: è stato un evento indimenticabile, che ha saputo trascendere la già indiscussa bravura dei musicisti per diventare un tributo straordinario alla musica di Fabrizio De André e Mauro Pagani. 
A quarant’anni dalla pubblicazione dell’album 
Crêuza de Mä, un’opera che ha segnato un capitolo fondamentale nella storia della musica italiana, Pagani ha deciso di intraprendere una nuova avventura musicale. Accompagnato da un gruppo di sei musicisti, una corista e un corista, Pagani ha riproposto le avvolgenti sonorità che hanno reso celebre questo album, un viaggio sonoro che trascende il tempo e lo spazio. Crêuza de Mä, scritto da Mauro Pagani insieme a Fabrizio De André, è un album che ha profondamente influenzato la musica contemporanea, grazie alla sua fusione unica di folk, world music e rock. La sua continua rilevanza, testimonia l’innovazione e la forza di un progetto che, ancora oggi, suona incredibilmente attuale.

Anche se la voce di Pagani, colpita da un raffreddore evidente, non ha potuto mostrare tutta la sua consueta potenza, lenergia espressiva ha comunque conquistato il pubblico. Il suo mitologico bouzouki, che ha segnato una svolta epocale con Crêuza de mä, non ha trovato la stessa risposta nelle sue mani, ma ciò non ha intaccato la forza della sua presenza. La lucidità civile e la consapevolezza di un artista che si avvicina agli ottant’anni, hanno contribuito a rendere ogni nota una testimonianza vivente della forza di un progetto che continua ad essere attuale.
La sua carriera si è sviluppata principalmente negli ambiti della musica d’autore e del rock progressivo, ed è fortemente legata alla storica esperienza con la 
Premiata Forneria Marconi (PFM), band che ha rappresentato un simbolo del rock italiano negli anni ’70. Pagani, con il suo approccio eclettico, è diventato una figura centrale nel panorama musicale italiano, ma è il suo legame con Fabrizio De André che lo ha reso un protagonista assoluto nel panorama musicale di qualità. La partecipazione di Pagani al progetto Crêuza de mä (1984) è uno dei momenti più significativi della sua carriera, un album che rappresenta un unicum nella discografia di De André, un viaggio sonoro nella cultura e nel dialetto genovese, che Pagani ha contribuito a rendere ancora più affascinante con il suo tocco musicale. La sua interpretazione delle sonorità del Mediterraneo e delle voci popolari si è fusa perfettamente con l’originalità e la profondità dei testi di De André, creando un’atmosfera che ancora oggi resta una delle espressioni più alte della musica d’autore italiana.


Il concerto si è sviluppato attorno al “suono mediterraneo” che De André e Pagani avevano cercato e trovato insieme, un suono che trascende la musica italiana per abbracciare tematiche universali. Questo legame con il mondo globale e multiculturale è stato reso ancora più potente dalla partecipazione di Badara Seck, “fratello africano” di Pagani, che ha incantato con la sua voce straordinaria e la sua fisicità prorompente. Il duetto in Sidùn, con Elena Nulchis, ha raggiunto vette di intensità emotiva, evocando il dolore di madri che piangono figli innocenti in un contesto che ci rimanda al massacro di Sabra e Shatila nel 1982.
Sul palco, Pagani ha offerto un repertorio variegato, passando dai classici in genovese, come Sinàn Capudàn Pascià pittima. Non sono mancati altri brani di spessore, frutto della sua collaborazione con Fabrizio De André, come OttocentoLa domenica delle salme Don Raffaè, tutti tratti da Le nuvole. A questi si sono aggiunti alcuni dei suoi brani solisti più amati, come la dolce ballata Domani.
L’orchestra, diretta con maestria da Walter Porro (tastiere e fisarmonica), ha creato un impasto sonoro straordinario, fatto di fiati poliedrici (Mario Arcari), chitarre orientaleggianti (Claudio Dadone), un basso funambolico (Max Gelsi), percussioni (Giovanni Damiani) e pianoforte (Eros Cristiani) che hanno esaltato la profondità espressiva del concerto. Ogni membro della band ha contribuito con passione e competenza, non solo sul piano musicale, ma anche sul piano gestuale, creando un’atmosfera coinvolgente e partecipativa.


Il contesto del Conservatorio di Milano, con la sua acustica perfetta, ha reso ogni nota ancor più potente, facendo sentire l’influenza della musica di De André che, come un ponte tra la tradizione e la modernità, continua a emozionare e a raccontare storie universali. Pagani ha saputo portare la magia di Crêuza de mä al pubblico, facendo rivivere il profumo di Genova, la sua lingua dialettale e le sue storie di mare, di vita e di lotte. La rassegna Musica dei Cieli ha quindi offerto un tributo unico alla musica d’autore, ma anche al legame che unisce l’eredità di De André con la ricerca musicale di un artista come Mauro Pagani.
Durante i bis, Pagani ha regalato due momenti di grande impatto emotivo: un omaggio a Bob Dylan con Forever Young dedicato a tutti noi, sperando che l’utopia di rimanere “per sempre giovani” possa diventare realtà, e una straordinaria interpretazione di Impressioni di Settembre, un omaggio al suo passato con la Premiata Forneria Marconi (PFM), dove la sua voce, improvvisamente potente, ha trascinato il pubblico in un finale di energia pura.
Il concerto ha messo in luce non solo la grandezza di Mauro Pagani come musicista, ma anche la rilevanza della sua arte, che continua a parlare alla società di oggi, con la stessa intensità e profondità di quando è stata scritta. Un incontro indimenticabile con la musica che fa vivere e racconta storie universali, un omaggio sentito e raffinato alla musica di De André, un viaggio attraverso suoni e parole, tra passato e presente, che rimarrà nella memoria di chi ha avuto la fortuna di partecipare a un concerto così carico di passione e impegno.
Un viaggio nel tempo e nello spazio della cultura musicale italiana è quello che hanno vissuto gli spettatori, un’atmosfera sospesa dove la musica ha avuto il potere di unire le persone in un profondo sentire.

SETLIST:
Sinàn Capudàn Pascià
‘Â pittima
D’ä mê riva
Ottocento
‘Â çímma
Neutte
Farafrique (Badara Seck cover) (con Badara Seck)
Mamadou Faye (Badara Seck cover) (con Badara Seck)
Sidún (con Badara Seck)
Davvero davvero
La domenica delle salme
Don Raffaè
Domani
Jamín-a
Crêuza de mä

Bis:
Forever Young (Bob Dylan cover)
Impressioni di settembre

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