L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan

Ci sono serate che hanno un sapore particolare perché coinvolgono sentimenti ed emozioni che vanno oltre il semplice ascoltare una buona dose di ottima musica suonata con cuore e passione. Il concerto che ha avuto luogo presso il Teatro Auditorium San Luigi di Somma Lombardo (Va) è certamente da ricordare tra gli eventi che rimarranno a lungo nella memoria: una serata speciale dedicata al compianto Paolo Carù, scomparso improvvisamente lo scorso giugno, veterano della critica musicale italiana, titolare dello storico negozio di dischi con sede a Gallarate (Va) e fondatore del Buscadero, altrettanto storica rivista, nelle edicole da più di quarant’anni. Carù e il Buscadero sono stati il punto di riferimento fondamentale per i tantissimi appassionati che avevano bisogno di orientarsi con una guida sicura nel mare magnum della musica americana, con particolare rilievo a rock, blues, country e folk. Un instancabile operatore culturale che, insieme alla moglie Anna, ha speso la propria vita nella diffusione di ciò che riteneva il meglio di quel tipo di musica che, alla nascita della rivista, in Italia aveva una risonanza piuttosto ristretta. Lascia un’eredità importante, che fortunatamente potrà proseguire grazie all’impegno dello staff del Buscadero, diretto da Guido Giazzi, che continua la pubblicazione mensile e del negozio di dischi con annessa libreria che, nonostante le immaginabili difficoltà, proseguiranno l’attività.

Il direttore Guido Giazzi e lo staff del Buscadero

Il ricordo di Paolo Carù è stato affidato alle parole e ai racconti del giornalista Riccardo Bertoncelli, del promoter Claudio Trotta, dell’editore Carlo Feltrinelli e di Luigi Grechi De Gregori, tutti evidentemente commossi nel condividere momenti di vita con l’amico in comune, aneddoti preziosi per testimoniare l’importanza di una figura che tanto ha dato alla divulgazione della musica che più amiamo.

Il concerto ha fatto da eccellente colonna sonora al Buscadero presentando il meglio della musica che più ha trovato spazio nelle sue pagine. A fare la parte del leone, i Bordelobo, combo composto dal fuoriclasse Alex Kid Gariazzo alla chitarra, Riccardo Maccabruni alle tastiere, Paolo Ercoli al dobro, Michele Guaglio al basso e Max Malavasi alla batteria, per l’occasione allargato a big band con la partecipazione di Alex Valle alla pedal steel, Raffaele Kohler alla tromba e Luciano Macchia al trombone. Musicisti di grande talento (spessore, come avrebbe detto Carù) che hanno interpretato con autorevolezza una carrellata di classici senza tempo e fornito l’adeguato supporto agli special guest che li hanno raggiunti sul palco.

Si parte subito a livello altissimo con Max Larocca e Federica Ottombrino che eseguono una versione ad alta intensità di First We Take Manhattan di Leonard Cohen, seguita a ruota dalla toccante Pancho & Lefty di Townes Van Zandt, resa in italiano dalla bella voce di Andrea Parodi, che ha così ricordato lo splendido Chupadero (2010) dei Barnetti Brothers, e sempre in italiano The Ghost Of Tom Joad di Bruce Springsteen. Da citare la stupenda Sonora Death Row di Blackie Farrell, una border ballad cantata dai più dai grandi, arricchita dai fiati mariachi di Raffaele Kohler e Luciano Macchia. Sale in cattedra Alex Gariazzo per due brani entusiasmanti: Demasiado Corazon di Willy DeVille e Free Fallin’ di Tom Petty; quando Alex Valle imbraccia la rossa Rickenbaker fa letteralmente sognare. È il turno dell’americano Derek Van Der Horst che propone Summer’s End di John Prine in un continuo susseguirsi di emozioni. Il pubblico è già carico a sufficienza quando sale sul palco Davide Van De Sfroos che galvanizza la platea con Blowin’ In The Wind di Bob Dylan e la sua Sciur Capitan, due momenti di eccellente fattura regalati dal songwriter laghée, il mattatore della serata, con straordinaria partecipazione. Ultimo special guest, ma non meno importante, a salire sul palco Richard Lindgren da Malmö, Svezia, davvero incontenibile per l’entusiasmo con cui ha presentato Caravan di Van Morrison (non poteva assolutamente mancare), Friend Of The Devil dei Grateful Dead (ottima la partecipazione qui del grande Jimmy Ragazzon a voce e armonica), Downtown Train di Tom Waits, la pazzesca Rainy Night In Soho di Shane MacGowan e Powderfinger di Neil Young. Colpiti e affondati, nient’altro da dire.

Naturalmente non è finita qui, manca ancora il gran finale. Tutti sul palco a mille per tre capisaldi assoluti: The Weight di The Band, Ring Of Fire di Johnny Cash (straordinari qui i fiati di Kohler e Macchia) e Jesus On The Mainline di Ry Cooder, quest’ultima con il testo inglese alternato al dialetto comasco di uno scatenato Van De Sfroos che ha chiesto ai presenti un efficacissimo call and response. È finita? Non dai… manca l’ultimissimo brano, Redemption Song, acustica, con tutti gli artisti che passano in fila indiana tra il pubblico.

Classici immortali, ospiti e gruppo stellari, una festa che cuore e passione hanno potuto e saputo trasformare il ricordo nella emozionante celebrazione della musica che ha fatto da colonna sonora alla nostra vita. Paolo Carù avrebbe apprezzato molto: me lo immagino sorridente e soddisfatto, a bordo palco, ascoltare estasiato i suoi beniamini.

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