L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
Accostare musica e danza può sembrare talmente ‘normale’ da destare un’aspettativa limitata e quindi fra le tre Sinestesie proposte da Federica Bertot ed Emanuele Sartoris presso l’Associazione Musicale Mario Bertot di Forno Canavese la terza, sono sincera, mi incuriosiva in misura inferiore. Poiché però sono sempre stata appassionata di danza, sia classica che moderna, quest’ultima anche praticata per alcuni anni, ed ho piena fiducia nell’estro creativo della direzione artistica, ho accolto con entusiasmo e gratitudine l’invito ad essere presente. Se i due pianisti sono infatti ormai ‘una garanzia’, Silvia Melis è stata una graditissima scoperta. Ballerina, diplomatasi alla londinese Royal Academy of Dance, titolare di una scuola di danza ed insegnante, Silvia non manca di inventiva ed idee chiare. Sua, ad esempio, la scelta di esibirsi indossando blusa e pantaloni ampi e comodi, di un neutralissimo bianco che non distraesse dal movimento, e pertanto senza nessun cambio di abbigliamento.

Penombra, Silvia sdraiata a terra ed Emanuele al piano, senza presentazione, si librano nell’aria delle note familiari: anche chi non ne sappia dire il titolo difficilmente non avrà mai sentito I Loves You, Porgy, dalla celeberrima opera Porgy and Bess di George Gershwin. Le evoluzioni aggraziate della giovane fornese accompagnano l’evolversi della melodia e terminano ritornando alla posizione iniziale. Solo ora Sartoris pronuncia il titolo ed annuncia il successivo. In effetti a seguire sono due brani di Philip Glass, compositore americano contemporaneo, definito il ‘padre’ del minimalismo, ed è Federica ad eseguirli. Il primo è Opening, emblematico dell’autore, e la resa è davvero suggestiva: nel buio quasi assoluto, due sfere luminose sono poste alla sinistra degli 88 tasti ed altre due sono nelle mani della ballerina che volteggia disegnando scie di luce nell’oscurità, mentre il corpo diventa quasi invisibile. Il secondo è lo Studio No.9, un brano incalzante, più di tradizione pianistica, in cui Silvia pare avvolgersi su se stessa, le mani incorniciano il viso.

Come solito, a metà scaletta arriva il brano a quattro mani, composto per l’occasione da Sartoris, qui ispiratosi all’amato Bill Evans: la struttura in 3/4, tipo valzer, con un lungo tema centrale, i due pianisti si alternano e si congiungono, mentre il ritmo inizialmente pacato prende vigore, diventando assoluto protagonista, tanto che ad un certo punto anche Melis lascia il palco interamente alla musica.
Il Preludio Op.16 No.4 di Aleksandr Scrjabin, autore fondamentale e pioniere della sinestesia, associava le note ai colori, riserva un’altra sorpresa: Federica posa una benda nera sugli occhi di Emanuele, già seduto al piano, e Silvia fa lo stesso sui propri. Un brivido mi percorre mentre lui improvvisa sul brano del compositore russo e la danzatrice si muove nello spazio che ‘sa’ di avere intorno, senza vederlo. “Il suono non mente e noi sapevamo cosa fare” dirà poi Emanuele. Sul finire il brano più classico di questo appuntamento, il Notturno No.20 di Fryderyck Chopin, sotto le dita appassionate di Bertot, mentre Melis lo ricama con passi lenti regalandoci l’ennesimo momento di bellezza.

La danza moderna contemporanea è ricca di improvvisazione ed il commiato lascia che sia Silvia ad esprimersi con una coreografia spontanea ed istantanea, in cui si contorce, si accoccola, si sdraia, mentre Emanuele, dopo un attimo di concentrazione, la rincorre e la accompagna con i suoni, fino ad arrivare ad un intenso scambio di sguardi e lo stop simultaneo.
Dopo l’alta pasticceria (di cui ho scritto qui) e la sapiente profumeria (di cui racconterò in seguito) la Sinestesia No.3 ha concluso la prima Stagione con grande meritato successo e comprensibile attesa per i prossimi appuntamenti, naturalmente già in fase di elaborazione… #eiovadoadormirefelice










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