R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

È sempre arduo mettere a confronto musica e pittura, ma è anche sempre molto stimolante ed è ancora più complicato portare avanti un discorso musicale riferendosi ad un singolo pittore e far nascere così una dialettica serrata tra musica e pittura. Il più delle volte i musicisti che lo hanno fatto non sono andati oltre l’evocazione di un artista, attraverso i titoli dei brani, magari con riferimenti vaghi o più semplicemente attraverso una dedica o qualche nota di copertina. In questo caso, invece, Myra Melford fa di più e si cimenta in un vero e proprio corpo a corpo con un artista molto originale e molto noto in Italia come Cy Twombly che visse anche lungamente a Roma. Per questo cimento, la grande pianista statunitense trascina con sé anche la sua formazione appositamente costituita e composta dalla stessa Myra al pianoforte, Michael Formanek al contrabbasso, Ches Smith alla batteria e alle percussioni. Date queste premesse, direi che c’è di che raccontare e da raccontare molto di questo disco.

Questa volta ci troviamo di fronte ad una grandiosa musicista che ha studiato a fondo l’opera di un artista, prendendo le mosse da una storica mostra intitolata CY Twombly: a Retrospective che si tenne al MoMa di New York tra il settembre del 1994 e i primi mesi del 1995. Da quella forte esperienza visiva Myra Melford creò poi un suo quintetto, Fire and Water, con cui pubblicò due album direttamente ispirati alla pittura di Twombly. Stesso esperimento di diretto confronto con la pittura del grande artista, con Zeena Parkins all’arpa e Miya Masaoka al koto e poi in duo con la bassista Joëlle Léandre e, a proposito di questa ultima mi piace ricordare la loro presenza in contemporanea e i loro straordinari concerti nell’ultima edizione di NovaraJazz. Tornando all’ultimo lavoro i riferimenti a Twombly sono espliciti nei due brani iniziali, Drift e The Wayward Line. Per entrambi potremmo parlare dell’analogia della meccanica del gesto musicale che traduce il movimento in suono, come il gesto del pittore trasferisce la sua dinamicità in forma (e colore), sono il nucleo delle due composizioni. Sarebbe molto suggestivo (e anche facilmente realizzabile con l’aiuto del web) un ascolto del disco dinnanzi alle riproduzioni delle opere di Twombly. In The Wayward Line in particolar modo, il pianoforte di Myra, sembra snocciolare note e accordi che hanno una assonanza visiva (se mi si passa il necessario ossimoro) con le oniriche e mutevoli creazioni di Twombly, così effimere e così apparentemente casuali, ma essenzialmente necessarie nella loro apparenza primitiva, se non primordiale, eppure intrinsecamente raffinate come lo fu già il segno umano tracciato nelle grotte di Altamira. Negli Interludi (Interlude I-II-III), come nella miglior tradizione jazz, Myra, lascia spazio agli altri strumentisti in un ricamo sonoro di ineguagliabile bellezza. In Interlude III poi, a mio modo di vedere, raggiunge “cime abissali”(per citare Zinove’ev) di straordinario intimismo sonoro, così come Twombly fece con la visione embrionale e “in fieri” della natura. Dal pezzo ecco quei “Dolci romori”, per citare un altro grande poeta D’Annunzio, che paiono essere latenti e l’anello mancante all’opera pittorica di Twombly perché possa diventare opera totale.

Con Freewheeler, che richiama esplicitamente e senza esitazioni la quasi omonima opera di Twombly del 1955 (vernice, pastello, matita), la riflessione si trasferisce sulle opere più grafiche (e calligrafiche) del grande artista americano. Qui siamo centrifugati direttamente dentro quell’impero dei segni di cui Twombly fu uno dei maestri assoluti della storia dell’arte moderna: anche i tasti del piano di Myra, come la punta delle matite o dei pastelli di Cy sembrano vorticare impazziti in un gesto circolare dinamico e creativo nel senso proprio del termine. Lasciatomi trasportare dal suono ho osato immaginare che la “rotondità grafica” di Freewheeler non foss’altro che la versione moderna, mi si passi l’azzardo, della “Creazione degli astri e delle piante” del Michelangelo della Sistina, con quel dar vita al tutto, col semplice roteare del braccio. Anche Chalk è riferito ad un’opera grafica di Twombly ovvero Untitled del 1970, della Menil Collection di Houston: si tratta di un’opera austera, quasi granitica, il cui senso Myra Milford ricrea in maniera esemplare con un suono che sembra provenire da immoti mondi, giocando tra il suono profondo del piano e la leggerezza soave delle percussioni. Streaming è invece il commento sonoro alle grandi tele di Scattering of Blossoms and Other Things una sorta di “Orangerie” in versione moderna per bellezza ed intensità. Arduo compito, per altro pienamente assolto, quello di Myra e dei suoi Splash: “Una improvvisazione intricata che in realtà riguarda solo un suono complesso“, come lo definisce la stessa compositrice. Il piano, quasi impressionista, sembra un ronzare d’api e un volteggiare di pollini attorno a corolle, come quelle prorompenti e potenti e turgide esposte da Gagosian a NYC nel 2007. Si vorrebbe continuare all’infinito nel commentare questo straordinario lavoro dedicato ad un artista potente e misterioso. Scrive di Cy Twombly, Myra Melford nelle note di copertina “…Le sue linee potrebbero iniziare in un certo modo e finire in un posto completamente diverso, e funzionare comunque, come in un percorso…” Come in fondo la sua straordinaria musica. È stato bellissimo viaggiare con Myra e Cy. Poi però due parole le devo spendere anche per James Cook, comandante di questa rivista che sapeva perfettamente che non mi sarei sottratto dallo scrivere di una musicista che ammiro e che a sua volta componeva per un pittore che non si può non amare.

Tracklist:
01. Drift (10:46)
02. The Wayward Line (7:10)
03. Interlude I (4:23)
04. Freewheeler (4:03)
05. Interlude II (3:30)
06. Streaming (9:22)
07. A Line with a Mind of Its Own (4:35)
08. Interlude III (2:45)
09. Dryprint (7:15)
10. Chalk (5:11)

Cover art: Cy Twombly, Lepanto, 2001 (Part III), © Cy Twombly Foundation

Una risposta a “Myra Melford – Splash (Intakt Records, 2025)”

  1. […] di Craig Taborn e Nuna di David Virelles. Mi piacerebbe aggiungere a questi eccellenti lavori anche Splash di Myra Melford di cui ho scritto da queste pagine qualche tempo fa, come mi piace ricordare anche […]

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