R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Due maestri della scena alternativa italiana e internazionale, Hugo Race e Gianni Maroccolo, uniscono le loro sensibilità artistiche in The Vigil, un album che esplora atmosfere cupe, elettriche e intensamente evocative. Il disco attraversa territori post-punk, blues oscuro e sperimentazioni elettroniche, dove ogni traccia è permeata da un’aura malinconica ma vitale, capace di parlare di memoria, identità e resistenza.
La collaborazione tra Race, veterano della scena rock australiana noto per il suo lavoro con Nick Cave & The Bad Seeds, e Maroccolo, pilastro del rock alternativo italiano con esperienze in Litfiba e CSI, dà vita a un disco denso di significati e sfumature.

The Vigil non è solo un album ma una narrazione collettiva, dove i due artisti si intrecciano nelle scelte sonore e testuali, fondendo suoni analogici e digitali in un dialogo costante tra passato e presente.
Il disco si apre con il brano che dà il titolo all’opera, The Vigil: si entra su un tappeto di chitarre oscure e un ritmo serrato, un invito a un viaggio interiore solitario ma necessario. A questo brano così evocativo ne segue un altro, Phoenix, che si muove tra sospiri vocali e tensioni elettriche, creando un’atmosfera di inquietudine controllata. Come sulle ali di una fenice davvero, si viaggia attraverso una caduta e una risalita, che sembra quasi assestarsi su Soldiers – un momento di riflessione dove la malinconia si fa palpabile grazie a un arrangiamento essenziale ma profondamente emotivo. La Pace, cantata in italiano, mescola tensione e sospensione, in una liturgia svuotata e ripopolata di senso altro. Succede Pandora e la sensazione mitica di smarrimento e ricerca, che si riflette nella stratificazione e la diversificazione sonora. Where Does the Night Go è un altro brano terribilmente suggestivo, è pulsante, e danza sulle note del pianoforte con estremo struggimento. DuruDuru ribalta tutto – o forse, lo conferma. Sicuramente il mio brano preferito di The Vigil, in questo brano la voce si fa canto della terra, diventa richiamo primitivo e viscerale, litania per uomini e bestie. Assolutamente bellissimo. Chiude Phoenix (Reprise) con la sua progressione, il suo riportare tracce del secondo brano che si trasformano in qualcosa di nuovo, capace di mettere un punto all’album, ma di lasciare un alone di non detto – un aposiopesi, mi è venuto da dire alla fine del primo ascolto.
The Vigil è un lavoro intenso e stratificato, capace di coniugare l’esperienza e la creatività di due artisti che hanno fatto la storia della musica alternativa. È un disco che richiede attenzione e ascolti ripetuti, rivelando ad ogni passaggio nuove sfumature e profondità. Parla di sacro, di rito, di purificazione, con uno sguardo sempre rivolto all’eterno e l’altro radicato alla terra come il più bello dei semi.
Tracklist:
01. The Vigil
02. Phoenix
03. Soldiers
04. La Pace
05. Pandora
06. Where Does The Night Go
07. Duru Duru
08. Phoenix (reprise)
Photo © Marco Pacini


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