R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Nel 1977 Charles Mingus è in tournée in Sudamerica. Resonance Records pubblica Mingus in Argentina: The Buenos Aires Concerts, rieditando i nastri originali di due date rimaste fino a oggi inedite.
Negli ultimi anni le pubblicazioni della Resonance hanno portato alla luce altri concerti dal vivo di artisti del calibro di Sun Ra, Sonny Rollins, Charlie Rouse, Roy Hargrove, Charles Lloyd, Freddie Hubbard, Wes Montgomery, Les McCann

In questo caso i due concerti sono una testimonianza preziosa dell’ultimo quintetto di Charles Mingus, già fortemente minato dalla malattia che lo porterà alla morte all’inizio del 1979.
Il gruppo vede il giovane e poco più che ventenne Ricky Ford al sassofono tenore, Jack Walrath alla tromba, Robert Neloms al piano e l’immancabile compagno di mille avventure Danny Richmond alla batteria.

Charles Mingus playing the double bass during a performance.

Nonostante la salute vada peggiorando, è comunque un periodo prolifico per il nostro. Intanto giunge in Sudamerica con la stampa non ancora ascoltata dell’album Cumbia & Jazz Fusion.
Nello stesso periodo registra Three or four shades of blues, che rappresenta un unicum nella produzione del contrabbassista. Grazie alla presenza dei chitarristi Joe Scofield, Larry Coreyell e Philip Catherine, il produttore dell’Atlantic dà una sferzata jazz-rock all’album. Quando Charles Mingus sente le registrazioni all’inizio ne è contrariato, le vendite vanno però talmente bene che mitigano in parte lo scontento del musicista.     

Ma torniamo al preziosissimo cofanetto. I brani che vengono suonati nelle due serate sono alcuni di quelli più celebri: da Goodbye Pork Pie Hat a Duke Ellington’s Sound of Love (scritto in occasione della morte del Duca nel 1974), da Fables of Faubus a Sue’s Changes
Entrambe le date riportano a fine concerto due solo piano dello stesso Mingus. Ricordiamo che il musicista nel 1964 aveva inciso Mingus plays piano dove aveva suonato solo a questo strumento.

La casa discografica anche in questa occasione ha avuto molta cura del packaging: dallo stile grafico alle foto degli artisti, dalla riproduzione di una rivista dell’epoca che recita Charlie Mingus Retrato y Autoretrato del Santo Negro, alle numerose informazioni sull’ensemble che accompagna il contrabbassista.
Sul prezioso booklet di 36 pagine sono inoltre contenute numerose informazioni tecniche relative ai due concerti, le testimonianze del trombettista Jack Walrath e del sassofonista Ricky Ford.

Un ensemble musicale in scena, con un sassofonista, un trombettista, un pianista e un contrabbassista, durante un concerto di jazz.

Leggendolo si scopre, ad esempio, che la stampa ufficiale argentina non aveva dato particolare rilievo alla venuta del musicista afroamericano nel Paese, cosa che invece avevano fatto due riviste di rock definendolo “The visit of the year!”.

I due concerti, poi, sono stati registrati in due differenti teatri: il 2 giugno al Coliseo e il giorno seguente allo SHA.
Nel primo l’amplificazione dello strumento di Mingus fu piuttosto problematica, ma venne risolta il giorno seguente e questo lo possiamo avvertire dalla registrazione.
Inoltre la sessione del 3 giugno risulta molto più infuocata di quella del giorno precedente. Le improvvisazioni di Ricky Ford e Jack Walrath prendono ampio spazio nei brani. A questo proposito, il trombettista ricorda le parole del leader: “Non pensare a quello che stai per suonare prima di suonarlo. Tu inizia e quello che deve succedere succede”.

Dicevo qualche sera fa, poco prima del concerto della nordica Supersonic Orchestra a Novarajazz, a una collega giornalista: “I musicisti dovrebbero ascoltare più spesso Charles Mingus prima di pubblicare le proprie cose. Nel mare magnum di quello che viene composto oggi, quasi nulla lascia un segno rilevante”.
E vogliamo parlare dello stile? Quanti musicisti, tra quelli che suonano jazz o elettronica,  sono riconoscibili quando ne sentiamo i brani?
Così quando viene data alle stampe una chicca rimasta fino a oggi inedita come il doppio concerto di Charles Mingus a Buenos Aires nel 1977, non posso che applaudire una simile iniziativa.

Tracklist:
01. Introduction (0:41)
02. Goodbye Pork Pie Hat (7:27)
03. Duke Ellington’s Sound of Love (9:32)
04. Noddin’ Ya Head Blues (10:43)
05. Three or Four Shades of Blue (10:00)
06. Koko/Cherokee (1:16)
07. For Harry Carney (13:29)
08. Cumbia & Jazz Fusion (22:25)
09. Solo Piano Improvisation (Performed by Charles Mingus) (2:14)
10. Sue’s Changes (Incomplete) (18:04)
11. Koko/Cherokee/Band Intros (1:36)
12. Fables of Faubus (11:22)
13. Solo Piano Improvisation (Performed by Charles Mingus) (2:29)

One response to “Charles Mingus – in Argentina: The Buenos Aires Concerts (Resonance Records, 2025)”

  1. […] Resonance Records ha pescato dal cilindro un’altra preziosa perla tra le performance dal vivo dei musicisti jazz statunitensi più importanti degli anni Sessanta e Settanta. Sulla nostra rivista abbiamo recensito, ad esempio, il doppio live di Rahsaan Roland Kirk qui e di Charles Mingus qui. […]

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