L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Erminio Garotta
All’Ortica non ci sono più: la sede del PCI, le Tre Marie, la Innocenti, la Trattoria del Gatto Nero, I Tri Basei dove si faceva il cabaret.
E questo è un dato di fatto, è tangibile, al loro posto troviamo o serrande chiuse e arrugginite oppure nuovi ed asettici palazzi che sembrano disegnati con la china nera su un grande foglio bianco. Manca anche Gaber che qui è nato e cresciuto. Nel contempo si sono materializzati creativi, cantanti, fotografi, alberghi, showroom, che hanno deciso che questo piccolo angolo di Milano sarebbe diventato la loro sede creativa. e quando troveranno un altro Görlitzer Park? Che ne sarà de l’Ortiga?

Per non perdere il contatto con i pochi cittadini ancora residenti da generazioni ed i nuovi arrivati in città, Musicamorfosi lancia, proprio nel cuore del quartiere, la sua rassegna Milano la città che sale. Gli eventi musicali si terranno anche nei mercati, in un’altra piazza famosa di Città Studi (piazza Leonardo da Vinci) e, per finire, chiuderà l’estate in musica di questo ciclo, una grande festa ferragostana in un altro luogo simbolo di Milano: Cascina Cuccagna.
La piazza antistante la vecchia stazione ferroviaria non più in uso, custodisce una chiesetta, un santuario, tutt’ora in perfetto stato che accoglie sul sagrato una piccola ma esuberante fanfara. Sono sette e sono già pronti, lo spazio è chiuso da un lato da una strada, dove anche i conducenti dei bus riescono a vedere quello che succede, dall’altro dalla vecchia stazione e dalla Balera dell’Ortica, altro luogo recuperato e che ora sprigiona vita e vintage, panini e facce famose.

Saul Beretta, ideatore, mente creativa, pianeta in evoluzione continua, comincia a presentare la Fanfara Olaïtan: vengono dal Benin (una striscia di terra chiusa tra Nigeria, Togo, Burkina Faso e Niger), dovevano arrivare in primavera ma il loro governo non è stato molto accondiscendente e quindi hanno dovuto rimandare la partenza. Ma fa nulla, ora ci sono e non intendono piangersi addosso! Partono subito con una serie di pezzi che parlano della loro storia e della loro vita, raccontano, in musica, quanto sanno e possono far conoscere. I ritmi sono ovviamente quasi tribali, ipnotici, ripetitivi ma molto efficaci.
Il pubblico, che sembrava svogliato e poco attento si è inserito subito nel racconto e molti hanno cominciato a sintonizzarsi al ritmo ed alle rime ripetitive delle storie. Sono dei cantastorie, fondamentalmente, solo lo fanno in modo inusuale.

Qualche pezzo ed anche Giovanni Falzone (tromba) si inserisce nel racconto, a modo suo, nel suo stile ma con molto rispetto dei band leader.
Ancora un po’ di musica, sono le 22.30, bisogna smettere, le persone alle finestre si ritirano, la Balera dà fiato alle trombe e comincia la sua serata, un ultimo bus illumina la strada…
Lentamente il pubblico defluisce dalla piccola piazza e la serata volge al termine.
Come sempre un ringraziamento agli artisti, al pubblico, a Musicamorfosi per questa gradita serata di musica fuori dagli schemi.















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