R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

In una seduta spiritica, tutti poggiano le mani sul tavolino e poi, per autosuggestione o per la piccola pressione che volontariamente o inconsciamente ognuno dei partecipanti esercita sul tavolino, alla fine il tavolino si muove. Ecco, quando ho letto le note di Giancarlo Nino Locatelli nel retro di copertina del coinvolgente disco Ahead of July dei Pipeline, uscito per l’etichetta We Insist! Records, con la bella grafica di Maria Borghi e le sempre pregnanti foto di Luciano Rossetti, mi è venuto in mente questo un po’ irriverente paragone. Siamo nel maggio 2024 e per l’evento We Insist! Live, a Cernusco sul Naviglio, Giancarlo Nino Locatelli e il suo ensemble (formato appunto da Giancarlo Nino Locatelli al clarinetto, Gabriele Mitelli, alla tromba, Sebi Tramontana al trombone, Alberto Braida al piano, Luca Tilli al violoncello, Andrea Grossi al contrabbasso, Cristiano Calcagnile alle percussioni), decidono di improvvisare completamente nei quaranta minuti del concerto.

Ora, è risaputo che il jazz ha sempre fatto dell’improvvisazione un suo punto di forza (quasi) irrinunciabile, ma anche è altrettanto vero che, come dice il mio amico Riccardo Cigolotti, “l’improvvisazione non si improvvisa” e qui, per tanta improvvisazione, occorre veramente tanta perizia. Scrivere su questo album costituito da un brano diviso in due parti, senza titoli, (che sono per chi scrive sempre un punto di riferimento semantico importante), anche quando, come spesso accade, i titoli appaiono del tutto pretestuosi, potrebbe sembrare arduo. Per chi però ha l’abitudine di scrivere nel mentre la musica fluisce, quasi come un rituale terapeutico oppure, con un po’ di presunzione, come se la scrittura altro non fosse che uno “strumento” in aggiunta a quelli della band, allora scrivere non solo è semplice, ma è molto gratificante e, come dicevo in una conversazione a distanza con Giancarlo Nino Locatelli, aiuta moltissimo nel dare un senso a ciò che si ascolta.

In principio sarà certamente stato il Verbo, ma anche il caos ci ha messo del suo ed è proprio un minimale caos che introduce Ahead of July, uno “sconcerto” di strumenti in via di “concertazione”. Ognuno sembra cercare il suono ideale, appena dopo l’accordatura come accade nelle orchestre prima dell’esecuzione; poi però qualcosa sembra portare verso una stessa destinazione magari percorrendo strade diverse. Così la prima parte del concerto prende corpo e conquista autonomia, con suoni sempre diversi ed esperimenti continui, ma che si vanno componendo dialetticamente. Le atmosfere si scaldano o si surriscaldano fino a raggiungere il solipsismo iniziale, mentre sul finale l’universo mondo sembra ricomporsi su toni più accomodanti con il bel piano di Alberto Braida che scandisce tempi e modi. La seconda parte del concerto (e del disco) sembra riprendere lo stesso modulo iniziale ma, come per l’Alba dentro l’imbrunire di Battiato, sembra più difficile cogliere quella coralità dell’insieme che pure c’è. Non basta un solo ascolto, bisogna riascoltare e poi cercare, bisogna seguire ogni strumento con i suoi voli pindarici, le sue rinunce, i suoi sviluppi, persino i suoi silenzi. Non è un disco facile, richiede attenzione e dedizione, come richiederebbe tutta la musica. Una volta arrivati in fondo, però, il disegno appare chiaro e le scelte dei singoli strumenti e altrettanto le scelte dei singoli musicisti, sembrano amalgamarsi come suggerisce lo struggente violoncello di Luca Tilli, dolcemente contrappuntato dal clarinetto di Giancarlo Nino Locatelli. É stato un bel viaggio, al di là della meta raggiunta.

Tracklist:
01. Ahead of July part I (20:05)
02. Ahead of July part II (20:47)

Photo © Luciano Rossetti

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