R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Sono tornati con L’ultima frontiera, un brano che si inserisce nel solco più urgente e militante della loro produzione. Il singolo de Il Muro del Canto arriva dopo La mejo medicina (ne abbiamo scritto qui) e anticipa un nuovo capitolo discografico, mantenendo intatta l’identità della band: un folk-rock urbano che affonda le radici nella tradizione romana ma guarda direttamente al presente.
L’ultima frontiera è dichiaratamente una canzone politica. Non nel senso più retorico del termine, ma in quello più necessario: nasce, come dichiarato dalla band, dall’impossibilità di restare in silenzio. Il brano mette a fuoco uno dei temi centrali del nostro tempo: l’assuefazione alla violenza. Non tanto la violenza in sé, quanto la sua normalizzazione, il modo in cui diventa parte del paesaggio quotidiano fino a non fare più rumore. In questo senso, il titolo è già una dichiarazione: la “frontiera” non è geografica, ma morale.
Musicalmente, L’ultima frontiera si muove su coordinate familiari per la band: un impianto folk-rock compatto, diretto, senza sovrastrutture. La differenza sta nell’urgenza. Il suono è più frontale, meno narrativo rispetto ad altri momenti della loro discografia.

Qui non c’è spazio per l’allegoria o per il racconto dilatato: tutto è concentrato, quasi trattenuto, pronto a esplodere. Il testo lavora per immagini e accumulo, costruendo una sensazione di disagio progressivo, ponendo una richiesta precisa: continuare a sentire, continuare a scegliere.
L’ultima frontiera è un brano che prova a scuotere, che fa domande, ed è perfettamente coerente con il percorso de Il Muro del Canto, che ha sempre lavorato sulla linea sottile tra tradizione popolare e coscienza contemporanea. Se questo è davvero un’anticipazione del prossimo lavoro, la direzione sembra chiara.
Photo © Georgiana Acostandei


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