Paolo Saporiti – Paolo Saporiti (2014 – Orange Home Records)

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Paolo Saporiti - Paolo Saporiti (2014)

Articolo di Andrea Furlan

Mi piacciono i dischi che suscitano forti emozioni. Mi piacciono i dischi che costringono a prendere posizione, a scegliere da che parte stare, che in nessuna maniera lasciano indifferenti e puntano dritto all’estremo coinvolgimento dei sensi. Dischi che regalano un’esperienza unica e totale, che non fanno sconti e impongono a chi li ascolta un rapporto esclusivo. Puoi tanto amarli quanto odiarli dischi così, di certo lasciano in te un segno indelebile. Se li ami è perché resti affascinato dai loro suoni, dai loro colori, dalla loro atmosfera; se li odi è perché ti mettono all’angolo e ti costringono a fare i conti con te stesso. Vanno in profondità per raggiungere anche le corde più nascoste del tuo intimo. Quando tutto ciò si avvera, come nel caso in questione, la fascinazione che ne deriva è per me pressoché immediata!

Paolo Saporiti, autore milanese giunto, con questo, al quinto album, non è nuovo ad accadimenti del genere. Due anni fa L’ultimo ricatto era apparso l’estremo atto di libertà di un artista intento ad esprimere la sua creatività senza vincoli, alla ricerca di un proprio linguaggio che gli permettesse di esplorare le infinite possibilità offerte da un uso non comune della voce spinta al limite di un’avanguardia sonora magistralmente diretta dall’incontro con Xabier Iriondo (Afterhours). Il passo è ora definitivamente compiuto e la consapevolezza raggiunta da Saporiti nell’utilizzo sia dei propri mezzi vocali che della sua abilità compositiva concretizza un percorso che trova qui la massima espressione.
Evidentemente spinto da una gran voglia di comunicare e dall’esigenza di eliminare ogni possibile barriera tra sé e l’ascoltatore, Saporiti sceglie, per la prima volta, di comporre in italiano. Ci troviamo così di fronte ad un artista che si mette completamente a nudo e vive in prima persona l’ansia di amare e di farsi amare, il desiderio di annullarsi e rinascere nell’altro, sempre combattuto tra due poli che lo attraggono e lo respingono allo stesso tempo. Non si risparmia in questo continuo gioco degli opposti e da ciò deriva la forza con cui comunica i suoi sentimenti. Questa dualità è rispecchiata sia dai testi, sempre contraddistinti da notevole eleganza formale e capacità immaginifica, sia dalla musica, sottesa tra la mai sopita indole cantautorale e la prorompente tensione sperimentale, il cui linguaggio è risolto in una modalità unica e assolutamente originale. L’intesa raggiunta con Iriondo, chiamato anche questa volta ad arrangiare i brani e a rivestirli di suoni, è il valore aggiunto che rende unica la temperie del disco: insieme i due sanno piegare la forma canzone secondo il loro volere e calibrano con estrema precisione ogni intervento, sempre funzionale e coerente, senza mai scadere nel noise fine a se stesso. Saporiti dimostra perciò di avere le idee molto chiare e qui raggiunge la sua piena maturità artistica.

Non poteva intitolare altrimenti che con il proprio nome e cognome un lavoro che afferma il riappropriarsi delle radici familiari, l’indicazione di quei legami che fissano le coordinate del proprio essere nel mondo. Si spiega così l’immagine di copertina, che raffigura il nonno e il bisnonno dell’autore, suggellata da un’impronta digitale impressa per stabilire con certezza l’appartenenza ad un insieme di valori, come a dire “questo sono io, da qui provengo”. In questo senso sono quanto mai esplicativi i nomi dei brani, Cenere, Sangue, Come venire al mondo, P.S., netti, precisi, che parlano di una profonda ricerca interiore, di un continuo interrogarsi per esorcizzare dubbi e paure, di domande che cercano risposta, di un percorso che scava nelle pieghe dell’anima. La voce ora si fa dolce e suadente, ora violenta e aggressiva, graffia, accarezza e racconta le emozioni di una personalità in conflitto tra bene e male, odio e amore, gioia e disperazione. Il nucleo di musicisti scelto da Saporiti per accompagnarlo in questa avventura si muove in piena empatia con l’autore e interpreta le sue vulcaniche idee con grande intelligenza sotto la direzione artistica di Iriondo. Roberto Zanisi (bouzouki), fedele compagno e ispiratore di tante serate live, Cristiano Calcagnile (batteria), Luca D’Alberto (viola e violino), Stefano Ferrian (Sassofoni), lo stesso Xabier Iriondo (basso, elettronica, field recordings e strumenti autocostruiti) creano un tessuto strumentale che trasforma le canzoni in avvincenti quadri sonori e sorprendono l’ascoltatore con interventi ficcanti e soluzioni sorprendenti. E’ il caso, ad esempio, di Come Hitler in cui la batteria dialoga con la voce, o dello splendido lavoro agli archi di Io non ho pietà ed Erica, per non dire del crescendo di Sangue e la tensione sviluppata dai fiati di Ferrian. Degna di nota è proprio Erica, stupendo brano che parte dolcemente per esplodere nel finale quando sull’iterazione della chitarra la voce si eleva come uno strumento per poi spegnersi sommersa dal “rumore” generato da Iriondo. Resta da citare la sognante Il vento dice addio alla luna (mi piace già solo dal titolo) che a tempo di valzer si avvicina al teatro canzone e vede, ancora una volta, protagonista la forza evocativa degli archi.

L’evoluzione della canzone d’autore passa di qua, ne sono certo. Paolo Saporiti indica un percorso, una possibilità e vince la scommessa di trovare il giusto equilibrio tra sperimentazione e comunicativa. Prendete il tempo necessario e lasciatevi trasportare dalla sua musica! Ne ricaverete momenti di coinvolgimento assoluto ed ogni istante che vorrete dedicargli verrà ampiamente ripagato.


Tracklist:
Come venire al mondo
Io non ho pietà
Cenere
Sangue
Come Hitler
L’effetto indesiderato
Ho bisogno di te
Erica
In un mondo migliore
Caro Presidente
P.S.
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