L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Quando di cognome fai Clemons la musica ce l’hai nel sangue e non puoi che essere un predestinato. Nipote del mitico Clarence, il gigante buono per anni al fianco di Bruce Springsteen con il suo sax, Jake ne ha ereditato non solo la stazza (impossibile non notarne la presenza sul palco), ma soprattutto il talento, tanto da esserne il legittimo erede all’interno della E Street Band dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2011.

 

A lui l’incarico di aprire, insieme a Bocephus King, l’undicesima edizione di Libritudine, il Festival del Libro che ogni anno si svolge a Lissone, stavolta con una tre giorni dedicati tutti al tema dello Spazio.

Il Boss lo aveva annunciato qualche mese fa che non avrebbe suonato in Europa nel corso di questa estate 2019, dopo il tour de force delle serate a Broadway e il nuovo disco uscito quasi a sorpresa nelle scorse settimane, ma che invece avremmo potuto godere degli altri membri della combriccola, da Little Steven, fresco di concerto all’Alcatraz di Milano, il 12 giugno, e Jake Clemons, con due date ravvicinate a Lissone e Inverigo.

Ed eccoci infatti a Lissone per la XI edizione di Libritudine, appuntamento ormai consolidato per la cittadina brianzola, che quest’anno ha come filo conduttore lo Spazio e tutto ciò che ha ispirato nella letteratura e nella musica, perché alla fine nessuna disciplina artistica è fine a se stessa, ma ispira e compenetra le altre. Una maratona di tre giorni in cui assistere a laboratori, letture, anteprime di libri e concerti: l’inizio è col botto perché in un’unica serata possiamo ascoltarci Bocephus King e Jake Clemons.

Certo la serata è calda, una di quelle in cui, dopo dodici ore di lavoro, vorresti startene abbracciata allo split dell’aria condizionata, ci sono le zanzare, i km da fare con il traffico delle maledette tangenziali milanesi, ma quando mi ricapiterà mai di fotografare uno della E Steet Band, in un contesto intimo come quello di piazza IV novembre, senza dover supplicare per avere un accredito e senza sgomitare con altri trenta fotografi? Praticamente neanche nella prossima vita…così pronti e via, si vince la pigrizia e si va, tanto alle code in strada ci ho fatto il callo e quasi quasi mi ci prendo la tintarella tra la est e la nord, con il sole che tramonta lentamente, e che sia una serata di grazia lo si capisce già dal fatto che trovo parcheggio, per di più gratis e magicamente davanti al tendone dove si svolgerà l’evento. Sono terribilmente in anticipo così mi metto in attesa di fronte all’ingresso e mi godo le prove di King. Insieme a me una decina di fedelissimi del Boss, si passa il tempo raccontando gli aneddoti sulle apparizioni di Clemons senior nei primi anni ’80 in quel di Lampugnano o sulle serate allegre di Little Steven, tra bicchieri di vino e aromi profumati…

Una mezzoretta così e ci vediamo passar davanti Bocephus, personaggio di una simpatia unica, il musicista canadese si ferma a parlare con noi e comincia a sfoderare una serie di frasi fatte in italiano, da “ciao come stai?” a “ci vediamo alla proxima”. Quando aprono l’ingresso ci si accomoda con calma e ordine nelle prime file, senza troppi patemi d’animo, oramai è passata l’età delle corse sfrenate e il clima è di assoluto relax. La serata e la manifestazione si aprono con le doverose presentazioni dell’assessorato alla cultura del Comune e degli organizzatori, poi il via alla musica.

La prima parte è  tutta per King, che ci accompagna in un viaggio spazio temporale nella storia della musica, reinterpretando vecchi successi, da Rocket Man di Elton John a Cassidy dei Grateful Dead e Billy Jean di Michael Jackson, accompagnato da Alex Kid Gariazzo alla chitarra e da Michele Guaglio al basso, con la batteria affidata a delle basi, mentre lui si alterna tra chitarra acustica, flauto e nacchere. Voce potentissima, look sbarazzino e simpatia contagiosa, ci fa passare un’ora piacevolissima riuscendo a coinvolgere il pubblico e scendendo più volte dal palco.

Bocephus King

Il cambio strumenti avviene alla velocità della luce, pochi minuti ed ecco la band di Clemons fare la sua apparizione. Inizio pirotecnico, chi si aspettava Jake subito al sax deve attendere almeno tre pezzi, con lui che imbraccia prima un’acustica, poi una Gibson Les Paul e alla fine seduto di fronte a un piano elettrico. I primi pezzi sono tostissimi, con un piglio decisamente più hard rispetto alla musica del Boss; l’espressione sul suo volto è un po’ tirata, mi chiedo se sia l’emozione di essere headliner, cosa poco probabile per uno che è abituato a palcoscenici ben più ampi, o se semplicemente ha la luna storta, per carità può capitare anche a loro, uomini straordinari…

Con il passar dei minuti piano piano si scioglie e comincia a parlare con il pubblico e a dispensare sorrisi. Polistrumentista di valore assoluto, passa da uno strumento all’altro con la stessa abilità con cui suona il sax e i brani sono molto coinvolgenti, se queste sono le premesse il nuovo album , in uscita a settembre, preceduto dal singolo Democracy (rivisitazione in chiave rock del brano di Leonard Cohen del 1992), farà faville e Jake non avrà problemi in futuro a camminare per la propria strada, lontano dall’ala protettrice di Bruce e soci. Lasciatemi spezzare una lancia anche a favore della band che lo accompagna, in particolare del chitarrista, capace di rubargli la scena con i suoi assoli feroci, mentre bassista e batterista restano un po’ dietro in sordina.

L’atmosfera è  talmente sciolta e familiare che Jake può permettersi di saltare giù dal palco e camminare tra la gente senza che nessuno gli si butti addosso o crei problemi, fossero tutti così gli eventi…gli addetti alla sicurezza fanno praticamente solo la presenza, nessuno che spinga, nessuno che ti calpesti i piedi o che ti sbatta in faccia il telefonino per fare video e selfie: una pacchia! Il tempo corre via veloce tra You Must Crazy, All Undone, Song for Hope e Shadow.

Mi ripeto, un polistrumentista di valore assoluto, è vero, ma quando prende in mano il sax rasenta la perfezione e le mie orecchie vanno in estasi.

Il momento più  toccante lo si raggiunge durante il bis, quando presenta una canzone, Never Give Up, dedicata al padre, il cui ricordo lo fa commuovere così  tanto da dover interrompere più volte il racconto con la voce spezzata.

Serata pazzesca, quella passata a Lissone, per di più gratuita e con una macchina organizzativa perfetta; che dire ? a quanto pare la Brianza non è più quel posto velenoso, da cui fuggire, di cui parlava Lucio Battisti nei primi anni ’80 e può competere seriamente con il resto della Lombardia per l’offerta musicale di alto livello.

Ora tutti a comprare il nuovo album di Clemons, non appena esca, e ad aspettare con ansia il prossimo giro della E Street Band!