APPUNTI DALL’ EUROPEAN JAZZ CONFERENCE – NOVARA


Articolo di Mario Grella

Questa sera primo “fringe” ovvero uno dei tanti concerti collaterali ai lavori della European Jazz Conference.
Eloisa Manera mi ha confessato che, da qualche anno, era nato in lei il desiderio di uscire dalla gabbia di un concerto già strutturato per lanciarsi, senza paracadute, in una esperienza del tutto nuova e cioè, “vivere il momento, il suono e seguirlo nel presente”. E come si poteva chiamare un’esperienza simile se non con il poetico ed evocatore termine di duende? Eloisa utilizza due violini, uno, il suo solito completamente “nudo” e un violino elettrico a cinque corde. Insomma alla ricerca del “blues, onda dopo onda, insieme a chi ci sarà, rimescolando le tracce sonore che mi hanno definito in questi anni…” Così mi aveva detto qualche giorno fa.

Sentirla al Piccolo Coccia di fronte ad una platea composta da organizzatori di festival, impresari provenienti da mezzo mondo mescolati con il pubblico novarese, sempre definito freddo o distaccato, è stata una grande emozione ed una tonificante esperienza.
Un inizio tutto string da far pensare ad Arnold Schönberg, ma con un cuore elettronico a volte greve e solenne a volte ilare e sperimentale, quasi una colonna sonora di un videogioco; un po’ Munch, un po’ Murakami se vogliamo buttarla in pittura. Si finisce con l’archetto che filosofeggia su esistenza, angosce, paure ma anche intimismo e interiorità. Eh sì, il “duende” ci sta tutto, riveduto e corretto da una mente geniale e un cuore grande come quello di Eloisa Manera.



“Della ripetizione” si potrebbe intitolare la seconda parte del concerto con Mirko Signorile Trio Trip.
Le incantevoli minime, discrete, variazioni di rotta su un tema dato che  entusiasmano il pubblico. La composta batteria di Enrico Morello, il contrabbasso dialogante di Francesco Ponticelli e il magnifico accostamento di piano e tastiera elettronica di Mirko Signorile chiudono con eleganza questo primo “fringe” della European Jazz Conference che si apre ufficialmente proprio domani (oggi per Voi che leggete). E allora “Feed our Soul”…

Photo credit: Mario Finotti (1,3,4,5), Mario Grella (2)