L I V E – R E P O R T


Articolo di Iolanda Raffaele – Immagini Festival D’Autunno

Elegante come una dama, dolce come una fata, grintosa come una rockstar, irrompe così Carmen Consoli sul palco del Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro.

Il primo sabato di ottobre del Festival d’Autunno si tinge di note e colori elettrici con la cantautrice catanese che inizia la sua esibizione con L’ultimo bacio ed affida a questa famosa canzone il ruolo di apripista per un concerto intenso, emozionante e divertente.

Prosegue con Per niente stanca, dimostra di essere veramente “una donna con la D maiuscola e con le carte in regola” in Bésame Giuda e, vicina alle problematiche sociali e delle donne, ricorda la manifestazione francese del gruppo femministe Femen che, truccate da zombie e tenendo in mano cartelli rappresentanti pietre tombali, hanno protestato proprio il 5 ottobre per denunciare i femminicidi e lo scarso intervento del governo in questa direzione.
Grida questo scempio e canta Bésame mucho e Mio zio, il disprezzo profondo della violenza con gli occhi di una bambina.

Umorismo, semplicità popolare e sicilianismi nelle parole e nell’accento sono gli ingredienti preferiti dalla “Cantantessa” per abbattere ogni barriera con il suo pubblico che le manifesta sempre grande affetto, stima e partecipazione per una serata dai grandi numeri.

Dalla valigia, in arrivo dalla sua Sicilia, tira fuori anche la malinconica Fiori d’arancio, l’irriverenza e l’anticonformismo di AAA Cercasi, il mito delle forme avvenenti e gli inganni del tempo di Contessa Miseria. Senza sosta e passando da una chitarra e l’altra, arriva alle abitudini e alle confessioni nascoste di L’abitudine di tornare, mentre ci “ubriaca di ironia e sensualità” con l’intramontabile Parole di burro e con i ricordi di In bianco e nero.

Il rock per Carmen Consoli è rottura degli schemi, l’abito più adeguato per esprimere se stessa, i suoi aneddoti e l’amore per il sud tra gioie e dolori.

L’intimità e il raccoglimento si ritrovano in Fino all’ultimo e in Sentivo l’odore; l’intramontabile Confusa e felice ci riporta al Festival di Sanremo del 1997, brano eliminato alla prima serata di quell’edizione, ma che di fatto negli anni divenne un innegabile successo, e Venere con il suo andamento inconfondibile chiude lo spettacolo.

Almeno così sembra. Il plettro buttato a terra e una “buona notte” convincente disorientano facilmente gli spettatori, ma è solo un piccolo stacco di pausa, ritorna, dunque, più carica ed agguerrita di prima, emozionando con Quello che sento,con la sensazione di inadeguatezza, rinuncia e paura di Blunotte e con Guarda l’alba, eseguita con l’accompagnamento della pianista bolzanina Elena Guerriero.

Altro richiamo al Festival di Sanremo del 1996 nella sezione “Nuove proposte” viene con la famosa Amore di plastica, mentre sul finale tutti corrono sotto il palco per sentire ancora lei e le sue parole dal sapore del sud.

In dialetto siciliano esegue, infatti, Stranizza d’amuri del maestro Franco Battiato e ‘A finestra, singolo in dialetto catanese estratto dall’album Elettra ed inserito nell’album live Eco di Sirene; uno sguardo sulla società tra critica al malcostume e voglia di continuare a sperare per migliorare, ed omaggia con una strofa di Cu ti dissi la cantautrice e cantastorie italiana Rosa Balestrieri, donna forte e all’avanguardia.

Termina, dunque, a Catanzaro il tour di Carmen Consoli, che bacia e abbraccia la terra calabrese prima di iniziare la sua nuova avventura musicale in America, dove certamente sarà capace di farsi comprendere parlando la sua lingua universale, quella della musica d’autore, naturale e spontanea.