A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Per una volta ho avuto l’impressione che non sia stata la musica a far danzare i danzatori, ma i danzatori a far suonare il musicista. Sembravano essere il corpo flessuoso e sinuoso di Camilla Monga e quello vigoroso e duttile di Pieradolfo Ciulli a far scaturire il suono dal magnifico trombone di Filippo Vignato.

È stata così, intima, essenziale ed equilibrata la performance di giovedì sera al Piccolo Coccia di Novara, intitolata Golden Variations che ha aperto la serie di concerti invernali di Novara Jazz 2019/2020, una coproduzione del festival novarese con Tanz Bozen.
Per una volta sul palcoscenico sedeva il folto pubblico e in una platea sgombra dalle poltrone si esibiva lo strano trio. Filippo Vignato è un musicista con una assoluta padronanza dello strumento dal quale riesce a cavare sia suoni profondi, sommessamente ritmati, sia soffi, sibili e persino rumorosi silenzi. Gli stessi silenzi assoluti in cui Camilla Monga continua a plasmare il movimento del corpo, come se a produrli fosse il silenzio stesso.



Un mirabilissimo gioco di equilibri corporali e di evocazioni ritmiche, qualche volta sincopate, qualche volta distese, che sembrano inseguire e farsi inseguire dalle figure disegnate dai corpi dei due danzatori. Movenze umane, non sfacciatamente coreografiche, merce rara nella danza che difficilmente rinuncia alle sfrenatezze “dionisiache” a vantaggio della sobrietà e del controllo del corpo.
“Umano troppo umano”, si potrebbe dire, parafrasando il filosofo. Quaranta minuti di incanto aprono col botto la stagione invernale di NovaraJazz.

Photo © Emanuele Meschini