R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Stefano Giovannardi, già autore di numerosi progetti di cui vi abbiamo parlato in precedenza (due, Alex Cremonesi, Cesare Malfatti), stavolta propone un disco totalmente autoprodotto, sotto lo pseudonimo di Structure: sua la musica, i testi, le voci, gli strumenti e il mix.

Ph Giovanni Salinardi

In Mindscore l’elettronica ha un ruolo chiave nello sviluppo dell’album, quasi richiamando i Depeche Mode (vedi Outer) o i lavori degli How to destroy Angels, a cui si uniscono interventi rumoristici e sonorità post-rock. Quello che emerge è soprattutto un equilibrio fluido tra musica e parole, che a tratti si sciolgono nelle note, a tratti emergono come sentenze.
Tutto il disco ruota attorno a riflessioni dell’età adulta, sugli esseri umani e sulla nostra presenza sul pianeta, cosa che, essendo Stefano anche biologo, oltre che musicista, gioca una parte molto importante nel suo atto creativo. Giovannardi paragona infatti la musica alla biologia: cosa c’è di più creativo della Natura, d’altronde? I testi sono in bilico tra la voglia di fuggire e l’accettazione del mondo in quanto tale, senza trovare mai una risposta ai dilemmi, ma cercando semplicemente di raggiungere quella oscurità da cui tutto il nostro Universo è nato. Giovannardi in questo disco va alla ricerca dei delicati equilibri creativi e naturali, prendendo spunto da una carriera di studioso e portandola nell’arte, pubblicando un lavoro molto personale, dove lavoro e passione si fondono in un unicum.

Tracklist:

01. Flat
02. On the roof
03. Outer
04. Prison
05. Queen of the neon lights
06. Seven days
07. The middle
08. The wise and the foolish
09. Upmost order
10. We love to die