R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ci sono ormai ben pochi artisti viventi che ti lasciano un segno, voci così calde e travolgenti che al solo suono ti senti tremare. Avevamo Johnny Cash, Lou Reed tanto per citare i primi due che mi vengono in mente, oggi abbiamo il re inchiostro Nick Cave, Eddie Wedder… ed abbiamo Matt Berninger.
Dopo vent’anni di carriera come frontman di uno dei gruppi più influenti della scena indie rock The National, ecco che arriva il momento del suo contributo solista al mondo e, con questi presupposti, non poteva che venire fuori un semi capolavoro. Serpentine Prison è uscito il 16 ottobre per Book Records, sua sotto etichetta con distribuzione Universal e prodotto dal polistrumentista Booker T. Jones. Per 42 minuti Matt ti sussurra all’orecchio frasi malinconiche, rassicuranti, come una coperta calda in un pomeriggio d’inverno. L’ho riascoltato diverse volte, prima in cuffia al buio, poi ho fatto uscire quelle note dalle casse dello stereo mentre cucinavo la domenica mattina, lasciandole scorrazzare per casa, libere di impossessarsi di ogni metro quadro. In ogni modo lo ascoltiate, il risultato non cambierà, è un album di una perfezione devastante, nessun elemento fuori posto, una pienezza assoluta.

Non manca nulla, chitarra acustica, archi, violino, pianoforte, note pizzicate dolcemente, ciascuna al proprio posto, in un’armonia perfetta come ascoltare i suoni della natura. Indubbiamente il ricordo dei National è vivo, non ti abbandona quasi mai incominciando con My eyes are t-shirt che apre il disco, per poi fare capolino in piccole impressioni qua e là come nel leggiadro duetto con Gail Ann Dorsey Silver Springs o nella splendida ballata Take me out of town. Ma preponderante è l’identità più intima e sincera di Berninger, il suo mostrarci il proprio angolo buio della mente che prende forma attraverso atmosfere calde e trascinanti, da un’anima spiccatamente americana che pervade l’intera narrazione. Un pezzo come Distant Axis, scritta con Walter Martin (The Walkman) ti dà quasi la sensazione di percorrere una strada deserta americana con il vento tra i capelli mentre la natura selvaggia scorre dal finestrino.
Delle dieci tracce, Loved so Little è la composizione più stupefacente del disco, con un inizio drammatico alla Nick Cave, sia per sonorità che per interpretazione, fino a sfociare in un blues avvolgente che fa quasi respirare la polvere di un western.
Rispetto ai brani con i National, in Serpentine Prison la voce baritonale quasi divina di Matt sembra spiccare maggiormente, come se la musica le fosse stata cucita addosso per valorizzarla, seducente e molto vicina a Leonard Cohen in “Oh Dearie”, capace di farti abbandonare completamente nei suoi sussurri malinconici e decadenti nella title track, che diviene il perfetto epilogo di questo lavoro di straordinaria bellezza.

Tracklist:
01 My Eyes Are T-Shirts
02 Distant Axis
03 One More Second
04 Loved So Little
05 Silver Springs (feat. Gail Ann Dorsey)
06 Oh Dearie
07 Take Me Out Of Town
08 Collar Of Your Shirt
09 All For Nothing
10 Serpentine Prison