R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

Sull’ultimo splendido numero di Linus dedicato a Battiato, Francesco Bianconi parla dell’incontro in giovanissima età con il maestro siciliano e la sua musica. Quello che ci racconta nelle ultime righe è esemplare del suo processo creativo e risulta perfettamente inserito nel canone artistico moderno; di chi tende sempre più ad emulare, che si tratti di stile musicale o anche di estetica, riproducendo all’infinito schemi e stilemi di un’altra epoca. Un tempo ci si distanziava dai maestri e si cercava una propria strada, oggi si accetta senza condizioni né tentennamenti il paragone e la sudditanza intellettuale.


Lo stesso processo di cui parlavamo si riscontra, anche se con qualche distinguo, nel suo primo disco solista: Forever. L’album pur distanziandosi dal canone Baustelle e cercando, a suo modo coraggiosamente di perseguire un’altra via, si perde e si sgonfia sempre di più tra improbabili ospiti e ambizioni orchestrali. L’abisso e Il bene poste all’inizio e primi singoli lanciati come bombe depressogene in piena era Covid, sono pura calligrafia DeAndreiana, senza slancio né ispirazione. Funestate ulteriormente da una voce limitata nell’estensione che continua ad appiattirsi disco dopo disco, cercando una sempre più improbabile similitudine con i soliti maestri.

Go! più in là, spogliata da tutti gli orpelli, si rivela Pop Song fragile. L’unico pezzo che si salva è Forever in chiusura, poiché strumentale. Nella musica di Bianconi si resuscitano i morti e come fossimo in una sorta lugubre, triste e autocompiaciuta sonata si incontrano tra i solchi, camuffati ma ben riconoscibili, i fantasmi musicali del Novecento, italiani e non. Si confonde forma e sostanza e l’ideale ispirazione a Nico, ventilato nel comunicato stampa, rivela in realtà un pugno di canzoni che faticano a reggersi in piedi, delegando l’emozione a qualche fraseggio di piano o agli arrangiamenti d’archi, talvolta ispirati ma comunque lontanissimi dalla sperimentazione personale e unica della chanteuse tedesca.

 

Si resta poi basiti di fronte alle recensioni di tanti colleghi; dagli stimati professionisti della carta stampata sino alle periferie internettiane che unanimemente assegnano al disco un sin troppo generoso sette. Unica voce fuori dal coro Valentina Zona di Rockerilla che così mirabilmente sintetizza un album “…che appare eccessivamente egoriferito e compiaciuto, per molti versi fiacco ed emulativo, persino lugubre. UN SOLO FABER BASTA E AVANZA.” Citazione per citazione, concludo il discorso con questa frase di Mishima, rivolta ai futuri artisti che saranno stufi di emulare ma torneranno finalmente a creare: “Mi auguro che ci sia qualcuno di loro in grado se non altro di scrivere un’opera non contagiata dal veleno altrui, ma intinta genuinamente nel proprio.”

Tracklist:
01. Il bene
02. L’abisso
03. Andante
04. Go!
05. Fàika Llìl Wnhàr
06. Zuma Beach
07. The Strength
08. Certi uomini
09. Assassinio dilettante
10. Forever