R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Quando ti occupi di recensioni musicali ti passano sotto mano tanti album, alcuni di artisti strafamosi, altri meno noti, altri ancora di band a te del tutto sconosciute, qualcosa lo ascolti in anteprima, perchè preceduto da un hype consistente, qualcosa, invece, dopo mesi dall’uscita e, spesso, a colpirti sono proprio quei musicisti di cui fino a ieri non sapevi assolutamente nulla. È il caso dell’ultimo lavoro dei The Shape, Morning, Paradiso, band veronese riunitasi dopo una pausa di quasi cinque anni: uscirà il 5 febbraio per l’etichetta LaCantina Records, prodotto e mixato da Martino Cuman dei Non Voglio che Clara. Leggo sul comunicato stampa che per scelta della band l’album non sarà presente su Spotify e già questo fa guadagnare loro cento punti ai miei occhi: chi mi conosce sa quanto odi la smaterializzazione della musica, avvilente per noi appassionati e anche un tantino feticisti, ma soprattutto per gli artisti che ricevono una ridicola remunerazione dalle piattaforme di streaming il che, ahimè, se non riprenderanno al più presto gli eventi live, porterà all’estinzione di tanti gruppi. Ben venga quindi il ritorno dei The Shape su Bandcamp perchè Morning, Paradiso è un lavoro bellissimo, il migliore ascoltato in questo primo mese dell’anno (non me ne vogliano Dave Grohl e soci), un piccolo scrigno contenente dieci gemme preziose a cui dare il giusto valore: complice il ticchettio della pioggia sui miei lucernari, mentre lo ascolto stasera mi pare di sognare. Un album da ascoltare tutto d’un fiato, come ai vecchi tempi, quando aspettavi per mesi l’ultima uscita discografica dei tuoi idoli e, finalmente tra le tue mani, ti rinchiudevi in camera a sentirlo per ore e ore.

Dieci canzoni che potrebbero essere benissimo dieci singoli, non solo per il loro potenziale radiofonico, ma per l’unicità dei suoni e delle melodie, così diversi tra loro e, al contempo, armonizzati a tal punto da dare all’album un senso di organicità.
Musica per viaggiare con la mente, stando comodamente seduti sul divano di casa o alla guida della propria auto, con il giusto mix di elettronica e corde, con una sezione ritmica che scandisce il tempo dei battiti del cuore, come se Psychedelic Furs e Depeche Mode si fossero incontrati a metà strada. Sonorità che vanno dalla new wave, ad esempio nell’apripista After This, con sfumature dark, in Sweet Devotion, la mia traccia preferita, al funk, con repentini cambi di tempo e fuochi d’artificio finali, ad esempio in Slower, Slower, Slower. C’è di tutto in questo caleidoscopio di note: al n.6 il capolavoro, Oh, Angelo!, brano strumentale, con un intro cinematografico che ti porta a scoprire spazi prima d’ora sconosciuti e sconfinati, con le note che illuminano laddove prima era buio e una sensazione di pace che ti pervade, come se davvero un angelo ti avesse preso per mano. Poi l’accoppiata Every Time You Go e 70-99, più ritmate, la prima con un piglio surf anni ’60, per le chitarre riverberate alla Shadow, la seconda delicata, con synth e batteria appena sussurrati, una voce protagonista e la chitarra che fa la sua comparsa solo nel ritornello. Non poteva mancare neanche la ballad romantica ed ecco che i cinque sfoderano We Can’t Have it All, lento, ma fino ad un certo punto, perchè sul finire il brano si incattivisce grazie alle distorsioni. Chiude la grintosa Falling From The Atmosphere.

Che dire? 10 e lode ! Speriamo di non dover attendere ancora cinque anni per ascoltare qualcosa di nuovo perché questi ragazzi hanno davvero talento da vendere, non solo nell’italico stivale, ma anche nel resto d’Europa dove farebbero sfigurare band ben più blasonate. Non mi resta, dunque, che presentarveli, i The Shape sono: Francesco Lucchese, Nicola Ciccarelli, Davide Grandi, Andrea Scamperle e Alessandro Bussola.

Tracklist:
01. After This
02. Sweet Devotion
03. Slower, Slower, Slower
04. I Will Not Be There
05. Double Vision
06. Oh, Angelo!
07. Every Time You Go
08. 70-99
09. We Can’t Have it All
10. Falling From The Atmosphere