R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Un pacato reportage dai territori più melodici del jazz proviene oggi da Michele Fazio World Trio con questo nuovo Infinity, pubblicato da Abeat Records. Per la terza volta dal 2020, Off Topic si occupa di questo pianista pugliese, dopo una prima recensione del suo Free – che potete trovare qui – e una seconda l’anno dopo con Crossover (2021), in coppia con Luca Meneghello – troverete anche quest’ultima sempre qui. L’indole melodica di Fazio trova in questo suo nuovo lavoro una sponda ideale insieme a due tra gli elementi portanti dei Gaia Cuatro, cioè la violinista e cantante giapponese Aska Maret Kaneko – già con il pianista in un cameo in Free – e il bassista argentino Carlos “El Tero” Buschini. Un posto d’onore è riservato all’accordion di Fausto Beccalossi, musicista dal curriculum stellare che ha collaborato con Al Di Meola, Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli, Maria Pia De Vito, Gabriele Mirabassi, GianLuigi Trovesi e molti altri. L’indubbia affinità elettiva che lega Fazio a questi scelti collaboratori si basa non solo su quella radice poetica che avevamo già individuato e rimarcato nei lavori precedenti dello stesso pianista ma anche sull’insolito incrocio tra il canto della Kaneko e le trame strumentali riccamente aneddotiche, vere e proprie historiae sonore che s’intrecciano soprattutto per mezzo dei rimandi tra pianoforte e violino, cucite insieme dall’avvolgente basso e dalle macchie di colore dell’accordion. La musica varia in continuazione, sottesa a momenti intensamente melodici, ad accenni di passi tangheri, inserti di puro jazz, ballate dal sapore pop ed altre suggestioni di cadenze tradizionali soprattutto di stampo latino. Naturalmente l’engramma dei Gaia Cuatro è molto forte in certi punti e non avrebbe potuto essere diversamente dato il contributo fondamentale della Kaneko e di Buschini. Il lessico complessivo, pur essendo abbastanza elaborato, risulta sufficientemente scorrevole all’ascolto e sembra puntare molto all’espressionismo lirico, piuttosto che ad una riflessione introvertita.

Una controllata esuberanza prevale quindi sulla possibilità di raccoglimento interiore e anche Fazio, pur restando saldamente ancorato al suo paradigma melodico, sembra a tratti cercare una visione caleidoscopica, soprattutto quando i brani risentono maggiormente delle suggestioni latine. In queste parentesi più colorate si possono trovare persino ardori pianistici leggibili in uno stile non molto lontano dall’eclettismo di Bollani. Ma forse il risultato più accreditabile è questo amalgama tra musicisti che provengono da parti del pianeta così diverse e lontane, tanto che a questo punto può sembrare persino retorico alludere al senso universalizzante della musica. Eppure l’incastro riesce con naturalezza senza necessariamente risolversi nell’ambito della world music, quindi senza ghettizzarsi in una scomoda e limitativa etichetta di genere. Quasi tutti i brani sono composti da Fazio, spesso con la compartecipazione sia della Kaneko che di Buschini, tranne in tre casi che, come vedremo, riconoscono la firma esclusiva della violinista e del bassista.

Il primo brano che si presenta all’ascolto dà il titolo all’album, appunto Infinity. Un accompagnamento di piano se la gioca su un paio di accordi iniziali e appoggia il canto accorato della Kaneko, in una melodia non priva di qualche accennata suggestione al melodramma italiano. Ma quando la voce scompare dalla scena il ritmo del piano aumenta di velocità e il violino, pulitissimo ed espressivo, che non ha evidentemente timore nell’avventurarsi tra le difficoltà delle note più acute, ci fa subito capire il livello tecnico della musicista giapponese. Con l’assolo di Fazio, sempre molto armonico e consonante, la violinista accompagna il tutto ritmicamente suonando il proprio strumento come un mandolino. Secret Love comincia con un pedale di piano, poi Fazio inizia a costruire una trama di note a tema tra le quali il violino trova spazi tuffandosi e riemergendo in mezzo ai diversi cambi di accordi. Uno stacco di pianoforte sembra preludere ad un mutamento di passo ma in realtà il clima resta melodicamente costante. Il violino s’allarga, prendendo per mano il brano, e sempre improvvisando elegantemente si porta verso il finale. Per un momento violino e piano si sovrappongono melodicamente quasi in sincrono fino allo stacco robusto della tastiera che prelude al termine della traccia. Con Jazmin si entra in un clima che profuma di latinità e di voglia di tango, col violino che accentua con le sue note più calde le premesse del brano. Nel contempo l’aria nostalgica che si respira viene magnificata dal dialogo tra Fazio e la Kaneko, anche se diventa un po’ surreale, in questo contesto, il canto nella lingua madre della violinista. Atmosfera sempre sudamericana per il prossimo brano, La Festa. Niente più malinconie ma compare invece l’accordion di Beccalossi che inizialmente accompagna le note gioiose del pianoforte, poi quelle del violino impegnate in un unisono con la tastiera di Fazio. Arriva anche il momento dell’assolo di fisarmonica con il soffietto che sbuffa tutta la sua esuberanza. Molto buono anche il violino che sembra a tratti schizzar scintille dalle corde. Insomma, un brano gratificante, ben tirato in velocità e decisamente euforico.

Profumo di Luna Crescente è firmato solo dalla Kaneko e cerca di spostare il baricentro geografico dal Sud-America verso Est. Inizialmente pare riuscirci, tendendo a mantenere un alone d’indecifrabilità e riaprendo il capitolo un po’ malinconico che si era percepito qua e là nei brani precedenti. Buschini si fa decisamente più sentire al suo basso ed è il piano di Fazio a costruire le fondamenta e le strutture piuttosto lineari su cui la Kaneko, con un crescendo ritmico, prenderà ad improvvisare. Poi, verso metà brano, il rigurgito di un’atmosfera argentina pare voler cambiare il registro della composizione. Tra un vocalizzo e l’altro della cantante, il pezzo non si decide in una direzione precisa, rimanendo piuttosto enigmatico tra i suoi continui cambi di percorso. El Paso del Lagarto è composto interamente da Buschini e recupera, in parte, un po’ dell’allegria de La Festa. Nella sua cadenza leggera da anima latina sembra procedere sulle punte con raffinata delicatezza, mentre la fisarmonica saltellante e il violino lo caratterizzano definendolo in un arguto ritratto sonoro. Probabilmente questa può essere la traccia più orecchiabile dell’album ma è anche una delle migliori, asciugata da ogni languore e condotta senza alcuna accentuazione enfatica. Instinct si muove in un contesto ibrido tra pop melodico e jazz ballad ed è proprio il piano a sottolineare quest’ultimo aspetto, sottraendo il pezzo, per altro ben costruito, al rischio di un certo appiattimento su sé stesso. Kujira No Yume (Whale’s Dream) s’appoggia quasi per intero alla voce della Kaneko che personalmente continuo a preferire come violinista piuttosto che come cantante. E infatti il suo violino è la chiave espressiva di questo brano, così come la bella nota di colore, purtroppo troppo breve, che offre il basso. Fazio resta nella dimensione dell’accompagnamento, lavorando sui pochi accordi proposti diligentemente, preferendo dare spazio alla voce e al violino e rifinendo i contorni del brano con qualche cornice ben consonante. Torre delle Stelle è una traccia composta solo dalla Kaneko, dove l’autrice si concentra fondamentalmente sul proprio strumento ad arco, limitando gli interventi vocali a qualche intermezzo con funzione più che altro ritmica. Il brano è molto melodico e le note del suo violino tendono inizialmente a prolungarsi per poi frammentarsi in un’ispirazione quasi tzigana. Nella seconda parte il ritmo tende a muoversi maggiormente e possiamo finalmente ascoltare un assolo di Fazio, caratteristico nel suo stile molto armonico che rifugge dalle dissonanze, persino in questo caso mentre innesca qualche presa di note in velocità. Molto buono il violino, per qualche istante anche pizzicato. Forse sono proprio i brani più movimentati come questo a scorrere musicalmente meglio e a rendere l’album un poco più effervescente. Ma tanto per essere subito smentiti ecco che l’ultimo pezzo della raccolta è uno tra i più suggestivi ed è un brano molto moderato in cui partecipano tutti i quattro musicisti presenti. Gran parte di questa bellezza, bisogna darne atto, è dovuta alla splendida fisarmonica di Beccalossi che sembra dimostrare tutta l’esperienza accumulata in Argentina, innescando dei motivi dalla turgida cantabilità, ben intrecciati con il violino e gli accordi dolcemente impostati del piano.

In questo album Fazio lascia giustamente molto spazio alla violinista e cantante Kaneko, optando a volte quasi per un ruolo di elegante rifinitore. Il tono complessivo si mantiene carezzevole ma dove i tempi si fanno più veloci e più stretti sembra esserci un maggior convincimento, grazie anche ad un’oncia di spregiudicatezza in più. Ho come l’impressione, infatti, che questo World Trio debba essere ascoltato dal vivo per poterlo apprezzare al meglio, riuscendo a percepire così l’immediatezza di un evento live che ovviamente non si può cogliere in un lavoro registrato in studio.

Tracklist:
01. Infinity (04:46)
02. Secret Love (04:30)
03. Jazmin (05:06)
04. La festa (05:45)
05. Profumo di Luna Crescente (06:04)
06. El Paso del Lagarto (04:10)
07. Instinct (03:20)
08. Kujira No Yume (Whale’s Dream) (05:24)
09. Torre delle Stelle (06:51)
10. Sunrise (05:15)

Photo © Ruggero Rosfer

       

3 risposte a “Michele Fazio World Trio – Infinity (Abeat Records, 2023)”

  1. […] Di Modugno, Giorgio Vendola; regia di Riccardo Lanzarone). Domenica alle ore 20:00 invece Michele Fazio World trio con Fausto Beccalossi e Carlos "el tero" Buschini: un concerto con musicisti considerati al top […]

  2. […] interpreti della fisarmonica, completava il quartetto che rispecchia la formazione di Infinity (quì la recensione), album uscito lo scorso anno per Abeat Records, ed era alla sua prima esibizione […]

  3. […] di Off Topic per aver partecipato al lavoro di Michele Fazio World Trio, Infinity (2023) – leggi qui – e a quello di Michele Perruggini Disillusion (2023) – leggi anche qui – ed inoltre per […]

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