R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Notarangelo
A due anni di distanza dalla precedente prova solista The Future Bites, ad uno dall’ultimo disco della band madre Porcupine Tree (Closure/Continuation), ecco tornare Steven Wilson con una nuova proposta a suo nome.
È davvero difficile parlarne e dopo diversi ascolti non sono davvero sicuro di essere in grado di farlo. Una considerazione. I tempi sono cambiati, la fruizione musicale anche, ma il prodotto finale dovrebbe avere, almeno per chi scrive, una sua coerenza di fondo. Ho stima di Wilson per tutto ciò che è riuscito a creare fino ad oggi, per l’influenza che ha dato nella musica degli ultimi decenni e per l’ispirazione instillata a nuove leve di musicisti. Resto però dell’idea che nell’ultimo periodo, complice la sua bulimia musicale e il CoVid (ne parleremo), ci stia abituando ad un nuovo modus operandi quanto meno discutibile. Il concetto non è più dentro la musica, ma è la musica che si deve piegare al concetto e questo, a mio modesto parere, rende artificiosa l’operazione. Ci eravamo lasciati con The Future Bites, disco nel quale le coordinate musicali si erano spostate sulla new wave rispetto alla consueta componente progressive. Salutato dai più come una proposta in continua evoluzione di un artista completo e che sa ben dosare la provocazione, quel disco sembrava invece puntare più sulla semplice voglia di non ripetersi. La provocazione, invece, se ben ricorderete era basata sul condividere un’edizione unica dell’album, dal costo sproporzionato (come se invece altre edizioni del disco stesso venissero regalate), nella quale era presente su pennetta una sola traccia inedita. Il “fortunato” acquirente di quell’unico pezzo veniva pertanto lasciato libero di decidere se condividere o meno col resto del mondo il pezzo o tenerlo per sé.

Provocazione d’artista! Dissero i più. Io all’epoca mi chiesi se fosse normale che un musicista producesse musica che non venisse ascoltata. O meglio, che venisse ascoltata da pochi eletti. Siamo entrati ufficialmente nell’era del feticismo e ce lo facciamo andare bene. Nessuno che abbia in mano un album uniforme, uguale, da ascoltare, condividere e sul quale discutere. Ed ecco spiegato il mio pensiero del concetto piegato alla musica.
Torniamo al presente. Il nostro Steven racconta che questa nuova opera è nata durante il periodo di isolamento a causa del CoVid e che questo abbia sicuramente influito sulla stesura e la conseguente messa in opera attraverso il coinvolgimento di musicisti di prim’ordine. Mi faccio andare bene l’idea dell’isolamento, anche se a me sembra a tutti gli effetti un’opera pensata e partorita in studio, sperando che prima o poi si torni a farsi ispirare dal mondo che ci circonda e non solo dalle quattro mura di casa e dai fazzolettini di carta lasciati qua e là a causa delle influenze più o meno gravi.
Inclination ci rapisce con un’introduzione debitrice dei migliori Nine Inch Nails, anche se la strada percorsa dal nostro torna ad essere progressive nella dilatazione del pezzo e negli innesti strumentali in perfetto stile Talk Talk dell’era Spirit of Eden. What Life Brings ha un inconfondibile attacco pinkfloydiano con classici intrecci di assoli di chitarra e tastiere che suonano solari e comunque mai banali. La voce e i crescendo di chitarra distorta ci riportano ai Porcupine Tree, soprattutto del periodo Signify e Stupid Dream, anni 96-99. Economies Of Scale ci avvolge in un misto dolceamaro creato dal contrasto tra la freddezza delle tastiere e il cantanto caldo e rassicurante di Wilson. Impossible Tightrope è un ritorno a pieno nel progressive. Questo è il primo pezzo lungo che nei suoi dieci minuti sperimenta attraverso parti orchestrali, cavalcate chitarristiche, pause rapide e riprese attraverso una sezione di fiati e un piano classico portante che lega la seconda parte più strumentale. Come per i dischi capolavoro di David Sylvian, in questo pezzo troviamo nei crediti fior fior di musicisti che hanno donato il proprio ricco contributo. Di seguito gli artisti coinvolti: Adam Holzman al pianoforte elettrico, Nate Wood alla batteria, Theo Travis al sassofono, Ben Coleman al violino e i chitarristi Niko Tsonev, David Kollar e Lee Harris. Sicuramente uno dei pezzi migliori del lotto e non è un caso il fatto che peschi a piene mani dal progressive e la psichedelia. In Rock Bottom possiamo apprezzare la voce di Wilson mescolata a quella elegante e raffinata di Ninet Tayeb. Qui la musicista israeliana regala una performance perfetta. Lo strumentale Beautiful Scarecrow ci riporta nelle lande sicure dell’albero di porcospino prima che la quasi strumentale title track ci faccia volare su tastiere ambient fino a quando una voce femminile ci prende per mano e ci conduce planando su Time Is Running Out, canzone in perfetto equilibrio tra le sue proposte soliste e quelle dei Porcupine Tree del periodo The Incident. La penultima Actual Brutal Facts ci porta in territori più oscuri e fumosi attraverso un’amalgama imbastardita da scuola Bristol sound e voci silenziate à la Tricky. Staircase è il secondo pezzo lungo nonché ultima traccia del disco. La cavalcata di oltre nove minuti offre meno sperimentazione rispetto a Impossible Tightrope, ma è di una solidità unica. Durante il cantato avvolgente di Wilson si possono apprezzare uno ad uno gli strumenti portanti, nei quali il basso fa sicuramente da padrone.
In conclusione, The Harmony Codex è un disco da promuovere a pieno ma per il quale vanno fatte le giuste considerazioni. L’album non è così innovativo come si crede, al contrario, sotto una bella patina di suoni futuristici c’è molto di conservativo e questo non dev’essere per forza letto in chiave negativa. L’opera piacerà senza remore a tutti i fan di vecchia data ma trovo che la lunghezza e la disarmonia delle tracce non lo renderà una pietra angolare della sua discografia e credo non attrarrà nuove leve. A volte desideriamo un’evasione ma tutto ciò che realmente vogliamo sono certezze. E The Harmony Codex in questo ci accontenta lasciandoci il sapore di una tentazione in un terreno a rassicurante.
Tracklist:
01. Inclination (7:16)
02. What Life Brings (3:39)
03. Economies of Scale (4:18)
04. Impossible Tightrope (10:44)
05. Rock Bottom (4:25)
06. Beautiful Scarecrow (5:21)
07. The Harmony Codex (9:50)
08. Time Is Running Out (3:59)
09. Actual Brutal Facts (5:06)
10. Staircase (9:27)






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