R E C E N S I O N E


Recensione di Lucio Vecchio

Se oggi riusciamo ad ascoltare quello che il jazz serbo ha da proporre è anche e soprattutto grazie al lavoro di Antonio Martino della A.Ma Records, che da anni va alla ricerca di nuovi talenti del jazz balcanico. A tal proposito potete vedere qui una sua intervista realizzata per la rubrica “Dove nasce la musica”.
The Soulful Heritage è l’album di debutto per l’etichetta della pianista e compositrice Irina Pavlović. Facendo appello a una formazione di musicisti di primo piano, tra cui il compagno di etichetta, Ivan Radivojevic e il cantante statunitense Dean Bowman, Irina ha creato un album che rende omaggio al suono soul jazz degli anni ’60, che qui si amalgama con un pizzico di quella soundtrack simile al jazz che arricchì i film della Nouvelle Vague francese.

Irina Pavlović è una pianista e flautista che ha sviluppato uno stile distinto influenzato e ispirato da Swing, Be-Bop e Hard Bop, che fonde con il suo amore per il Blues, il Gospel e i ritmi afro-cubani. Artista regolare nei festival jazz dell’Europa centrale e dei Balcani, Irina è un’abile arrangiatrice che riunisce tutta la sua musicalità, le sue esperienze esecutive e le sue influenze nelle dieci tracce di The Soulful Heritage.
Il disco si apre con Arriba, Arriba, un brano di sei minuti, un pezzo di Be-Bop percussivo che ricorda nel tema principale alcune sonorità alla Charlie Parker. Dopo un assolo di tromba di Ivan Radivojevic e uno di sax tenore di Rastko Obradovic sale in cattedra Irina, prima della chiusura che ripropone il tema centrale di apertura. Le atmosfere sono quelle classiche del Be-Bop cariche di note incalzanti mai sopra le righe.
L’atmosfera cambia nella seconda traccia, la title track, in cui l’estensione vocale di Dean Bowman dà vita ad un potente soul sorretto dal piano della Pavlović e dal trombone di Corey Wilcox. Il brano è un crescendo di emozioni e che si chiude con la voce di Bowman ed i fiati che spingono.
Scorrendo i titoli si capisce come siano ancora incise nell’animo di Irina le vicende delle guerre che hanno insanguinato la Serbia nella sua storia. Dawn In The Warfield è un brano che si stacca dall’album per le sue atmosfere cupe, come cupa è la guerra.
La tematica ritorna nel brano Pobednik (The Victor of Belgrade). Pobednik, “il vincitore”, è una statua in bronzo alta quattordici metri eretta nel 1928 sulla terrazza della fortezza di Belgrado da dove si ammira un bellissimo panorama. L’opera è dedicata alla commemorazione della vittoria della Serbia sugli imperi ottomano e austro-ungarico durante le guerre balcaniche e la prima guerra mondiale. Irina ha voluto scrivere un tributo ad uno dei monumenti più famosi della capitale serba ma soprattutto a ciò che il monumento vuol simboleggiare. Il brano si presenta vivace ponendo in luce il trombone di Corey Wilcox.
Look Above è un brano contemplativo che invita a guardare il cielo e le stelle. Le atmosfere si fanno più patinate complici le spazzole sul rullante ed un contrabbasso che diventa protagonista. Il disco sembra ormai aver preso una china più riflessiva e con Let Me Not Forget affiorano sonorità soul con le quali si valorizza la sezione ritmica.
Reviving Blast riporta alla mente la celeberrima A Night In Tunisia di Dizzy Gillespie: ne riprende il tema e vi innesta nuove sonorità, che diventano il pretesto per un divertente duello fra il sax di Rastko Obradovic e la tromba di Ivan Radivojevic che continuano a punzecchiarsi per tutto il brano. Spassoso. Irina si riprende la scena in We Had A Dream riportando al centro il suo pianoforte in una atmosfera sospesa da club. Chiudono il disco My Return e Our Tree dove Irina passa al piano elettrico. Il primo brano è un variopinto mix di stili dove viene dato ampio spazio alla band che, virando dal ritmo iniziale, propone alcuni soli per poi riprendere l’intro e tornare alla base. Il secondo brano è un cadeau per piano solo che proietta sul disco un’aura di modernità. Il finale, con una perentoria sfumata, lascia un po’ di amaro in bocca.

L’album è molto godibile e divertente: Antonio Martino ha fatto nuovamente centro. Irina Pavlović e band sono un’interessante scoperta e The Soulful Heritage è un bel disco da mettere sotto l’albero: sicuramente riscalderà l’anima e il cuore durante le fredde sere invernali.

Tracklist:
01. Arriba, Arriba
02. The Soulful Heritage
03. Dawn In The Warfield
04. Pobednik (The Victor Of Belgrade)
05. Look Above
06. Let Me Not Forget
07, Reviving Blast
08. We Had A Dream
09. My Return
10. Our Tree


2 risposte a “Irina Pavlović – The Soulful Heritage (A.Ma Records, 2023)”

  1. […] sotto la lente di Off Topic un paio d’anni fa con The Soulful Heritage (2023) – leggi qui. Questo trio incarna una perfetta sintesi tra tradizione e innovazione, operazione certo non nuova […]

  2. […] Sanja Markovic, i pianisti Irina Pavlovic e Aleksandar Jovanovic (detto Shljuka) – vedi qui, qui e ancora qui. L’ultima circostanza risale all’anno in corso per la partecipazione […]

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