R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

Una sottile linea rossa lega a filo doppio il primo lavoro solista di Paolo Zangara alla tradizione della canzone d’autore italiana, quella degli anni d’oro che, come il rock, sta diventando “classic”. Scusi, dov’è il bar? non è un esercizio nostalgico, ma la carta d’identità di un artista che avvolge le proprie emozioni in un tenero abbraccio, quasi volesse proteggerle, e con certosina attenzione sceglie la veste sonora più adatta per esporle al pubblico.

Pensate all’atmosfera raccolta di un piccolo club: è notte fonda, per gli avventori rimasti si avvicina l’orario di chiusura, c’è intimità con l’artista sul palco, ancora un whiskey poi ce ne andiamo; intanto Chet Baker stringe la sua tromba e intona I Fall In Love Too Easily. Un film in bianco e nero, richiamato dalla copertina, proietta ricordi di amori perduti, speranze e delusioni; una spruzzata di jazz dà un tono piacevolmente retrò ai brani che possono essere facilmente accostati alle cose migliori lasciateci in eredità dalla canzone italiana degli anni 60/70. Zangara, nelle sue note di presentazione, indica come suoi riferimenti ideali Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Piero Ciampi; io aggiungerei anche, in tempi più recenti, l’album d’esordio di Sergio Cammariere, o certe cose del primissimo Vinicio Capossela. Il modo pacato di porsi dell’autore fa sì che la musica si dipani con elegante discorsività nelle morbide evoluzioni degli arrangiamenti dal sapore vagamente malinconico.

È vero che Paolo Zangara, classe 1964, esordisce in proprio alla soglia dei secondi trenta, ma è altresì vera la sua lunga esperienza come musicista e autore (ha formato il suo primissimo gruppo in giovanissima età) e l’attivo di dieci dischi con varie formazioni tra cui, in tempi recenti, segnaliamo i LO.MO (e due album in particolare: Camere Da Riordinare, prodotto nel 2005 da Hugo Race e Tre Nel Segno del 2012) e gli Hikobusha. Arriviamo così al 2013, anno d’inizio della collaborazione con Lory Muratti, poliedrico artista varesino (pittore, musicista, regista e DJ), e la sua creatura the house of love, non solo collettivo di artisti, ma anche studio di registrazione sulle sponde suggestive del lago di Monate (Va). Quando l’idea di Scusi, dov’è il bar? comincia a prendere forma, è quasi immediato pensare a Muratti come produttore, che infatti accetta e partecipa attivamente alla creazione del disco, suonando le chitarre elettriche e contribuendo alla composizione dei brani.

Prima ancora di ascoltare, è il titolo del disco ad avermi incuriosito con quella domanda tutto sommato inusuale, che però ha senso se pensiamo che l’album è stato concepito nel periodo buio del primo lockdown. Infatti, proprio quella domanda esprime con forza la voglia di socialità, di contatto umano, di chiacchiere, tutte cose di cui siamo stati forzatamente privati.

Nei bar accadono cose, ci si incontra, ci si innamora, ci si accapiglia per lo sport o la politica, insomma si vive! E se il bancone del bar si affaccia verso un palco, ci si può immergere nella musica e, quando la sera gira per il verso giusto, in ottima musica, come quella qui proposta.

«Silenzi irrequieti riempiono i miei vuoti, all’ombra dei miei sogni più incerti». Accompagnata con discrezione dal pianoforte, una tromba solitaria solleva un velo leggero di malinconia. La notte sta per smarrirsi nei primi baluginii dell’alba, è vicina l’incognita di un nuovo giorno, «avrei bisogno invece della luna». Silenzi irrequieti semina emozioni che sfiorano la pelle e lasciano qualche brivido, piacevoli sensazioni che proseguono in Non mi sembrava un capriccio, dove il ricordo levigato di un amore sfumato, «nato dai tuoi occhi assonnati e dalle mie mani golose», cede al rimpianto di quello che poteva essere. La morbidezza di Giorni e Notti racconta invece di un vecchio amore che potrebbe nuovamente sbocciare dopo «tutto il tempo che abbiamo perduto, inseguendo dei sogni che non erano per noi», un gioco complice di sguardi sottolinea qualche ruga preziosa in chi si ritrova al tavolino di un bar «per poter perderci ancor».

Sonorità soffuse e ritmi rilassati sono la cifra del disco, che riluce di limpida bellezza nel suo sound misurato, riflesso di impagabile serenità. La vena poetica di Zangara ha esito in liriche di qualità, tracciate sul sentiero della vita, che non si abbandonano a una sterile malinconia ma da essa traggono forza nell’accettazione del presente. Sono quel che sono, arrangiamento jazz e tempo svelto, rappresenta al meglio l’autore, che qui elenca i suoi amori musicali, dipinti con mano sicura nelle citazioni di Luigi Tenco, Sergio Endrigo (ricordato con la sua splendida Io che amo solo te) e Piero Ciampi (Te lo faccio vedere io chi sono), ironicamente contrapposte a Mina e gli Elio e le Storie Tese (che alla sua “lei” sarebbero piaciute).

I nostri anni cupi si affacciano in Dall’altra parte del mare, il brano che più mi ha affascinato: i suoni sono quelli delle colonne sonore da film anni Sessanta e danno l’idea di svago e leggerezza, mentre invece Paolo canta parole forti, che scuotono la coscienza, e svelano la nostra ipocrisia di «brava gente nel suo dormire così civile», che finge di non sapere che per chi vive di là dal mare «il futuro ha il sapore delle bombe che la nostra pace continua a regalare». Colpisce l’abilità di Zangara di dare profondità di significato al brano sovrapponendo due opposte sensazioni che ben descrivono la noncuranza con cui troppe persone fingono di non vedere.

Ad accompagnare Zangara in questa bella avventura un manipolo di ottimi musicisti, dalla consolidata esperienza, quali Mauro Brunini alla tromba e al flicorno (i suoi preziosi interventi colorano e danno valore a tutto l’album), Roberto Talamona alle chitarre, Tarcisio Olgiati al sassofono, Mauro Banfi al pianoforte, Pier Tarantino alla batteria, Francesca Morandi al contrabbasso, ai cori le belle voci di Leila Rossi ed Elisabetta Girola.

Scusi, dov’è il bar? è una significativa prova cantautorale, tra le migliori di questi ultimi anni: elegante, poetica e raffinata, entra con discrezione nel cuore, lo conquista e non lo abbandona più. Fatevi conquistare anche voi!

Tracklist:

  1. Silenzi Irrequieti
  2. Non Mi Sembrava Un Capriccio
  3. Dall’Altra Parte Del Mare
  4. Giorni e Notti
  5. Parole
  6. Sono Quel Che Sono
  7. Una Corsa
  8. Senza Meta

2 responses to “Paolo Zangara – Scusi, dov’è il bar? (Snowdonia Dischi, 2024)”

  1. […] Di Scusi, dov’è il bar? esordio da solista del musicista e cantautore Paolo Zangara vi aveva già parlato Andrea Furlan con dettagliato entusiasmo qui. […]

  2. […] dov’è il bar? (qui la recensione), primo lavoro solista di Zangara, per chi scrive è stato uno degli album più belli […]

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