L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
Ci sono due motivi essenzialmente per cui ho deciso di scrivere questo live report: il primo, come sempre, per condividere la bellezza e le vibrazioni positive che sono state suscitate dalla performance a cui ho assistito ed il secondo per una sorta di ‘risarcimento’. Mi spiego: in redazione, e ne siamo grati, arrivano numerosi dischi ma è quasi impossibile riuscire ad ascoltarli tutti, così capita che involontariamente qualcosa di interessante possa sfuggire. Proprio questo è capitato a Worlds Beyond, album del bassista e compositore barese Antonello Losacco, uscito lo scorso ottobre per GleAm Records e, apparentemente, persosi nella moltitudine. Quando ho scorto nella programmazione di Blue Monk Festival 2024, edizione X, in una delle serate conclusive a Orta, la presenza di Losacco in trio mi sono immediatamente prefissata di andare ad ascoltarlo. Innanzitutto perché seguo il suo percorso musicale da tempo, precisamente dal suo primo album da co-leader Tesoro di Carta registrato nel 2019 con Alessandro Di Liberto, pianista e compositore di Cagliari conosciuto un paio di anni prima. Inoltre la formazione che avrebbe calcato il palco della deliziosa Piazza Motta si completava con due conterranei: il batterista Vito Tenzone ed il vibrafonista Vitantonio Gasparro, quest’ultimo mia recente scoperta che desideravo ‘approfondire’. Di conseguenza, rintracciate più informazioni ed il cd fisico, con maggiore consapevolezza, grazie alla direzione artistica di Sonia Spinello e Lorenzo Cominoli mi sono assicurata un posto in prima fila.

Antonello è un artista decisamente eclettico ed interessante. Suona contrabbasso e basso elettrico -ma anche il pianoforte- e la sua ricerca nel trovare il proprio suono e timbro lo ha portato a collaborare con il liutaio Pasquale Lodato con cui ha progettato e perfezionato strumenti, fra i quali quello in scena in questa serata: un basso semiacustico a sette corde, pezzo unico in Italia e poco diffuso anche oltre confine. In aggiunta al vasto repertorio originale, ha composto colonne sonore e arrangia per orchestre e colleghi celebri, è didatta, ha scritto un pratico manuale di jazz… basta dare un’occhiata al suo sito internet per scoprire alcune delle sue davvero tante sfaccettature artistiche. Vitantonio nasce come batterista e percussionista, ha vinto numerosi premi e concorsi, collaborato con varie orchestre e, oltre a questo trio, partecipa ad altri progetti. Lo scorso anno ha esordito come vibrafonista e compositore con il suo primo album da leader. Anche Vito, che a due anni e mezzo suonava la prima batteria, accostatosi presto al jazz, è autore e membro di altre formazioni con brani propri. Con una di queste, il VMV Trio, ha recentemente pubblicato un EP.

La scaletta della serata si è basata principalmente sull’album sopra citato, iniziando pari pari con la delicatezza di Here and Now, biglietto da visita e traduzione in suoni del concetto del “qui ed ora”: né passato né futuro, conta solo il momento presente. L’intreccio fra vibrafono e basso, sostenuto con discrezione dalla batteria, in una versione rispetto al disco orfana del soprano di Roberto Ottaviano, risulta più intimista e carezzevole. In apparente contrasto, subito dopo, la vivacità di Guarda Lontano con cui Losacco, suoi quasi tutti i brani, ha rivelato di scrivere spesso pensando ad immagini e cercando di guardare oltre quel presente esaltato prima per alimentare la propria esigenza di sognare. Le note de L’Attesa si levano dolcemente, l’atmosfera rarefatta culla gli ascoltatori, e la presentazione, rimandata a dopo con voce emozionata, fa rivivere a Losacco il freddo periodo del lockdown in cui all’aspettativa comune che quell’incubo terminasse al più presto, si univa quella trepidante per la nascita della sua bambina. I Tuoi Occhi, presente nell’attuale ma anche nel precedente album Respira, materializza il “piccolo viaggio nel mondo che si nasconde dietro uno sguardo” e lo fa sovrapponendo i tre strumenti in un avvincente flusso sonoro che fa viaggiare la fantasia quasi in un’altra dimensione. Ancora e solo da Respira, e qui in una versione addolcita dalla presenza del vibrafono, segue La Terra e Gli Uomini e poi si torna alla contemporaneità con La Doppia Ora.

L’origine di questo brano mi ha particolarmente incuriosita, tanto da chiedere successive spiegazioni ad Antonello il quale mi ha raccontato che a partire da circa due anni gli è capitato spesso, la sera, di sbloccare il cellulare e vedere sempre l’orario delle 22:22 e che il brano, scritto il 01/11/2022, è terminato proprio in quel fatidico istante. Successivamente ha trovato sempre più spesso la “doppia ora” sul display e, preda di una divertita ossessione, è arrivato a cercare di inserire il pezzo in scaletta… indovinate quando? Scommetto di sì! L’inizio è caratterizzato da un “suono ricorrente come se fosse un telefono che squilla” mentre lo svolgimento è una specie di “racconto un po’ noir, un po’ notturno e un po’ concitato allo stesso tempo”, scaturito perché “affascinato dal concetto del tempo che si ferma per quei sessanta secondi in cui può succedere tutta una storia, si può vivere una piccola avventura”. L’ultimo estratto da Worlds Beyond è Clouds and Trees che in trio risuona comprensibilmente diverso dalla versione registrata con il sax di Ottaviano e la voce di Badrya Razem ma non manca di coinvolgente e piacevole freschezza.

Prima e dopo, sono stati annunciati, senza svelarne i titoli, due brani ‘tributo’: il primo “lo riconoscerete” è una delicata interpretazione di And I Love Her, firmato The Beatles, ed il secondo “forse qualcuno lo riconoscerà”, ma qui si giocava in casa, è Blue Whale, dalla penna di Lorenzo Cominoli, riarrangiato con un bel finale, direi un non scontato omaggio e ringraziamento all’invito da parte di uno dei direttori artistici. Ultimo pezzo in scaletta We Will Make It, inedita graditissima anticipazione dal prossimo album in uscita, che ha degnamente suggellato l’atmosfera poetica, rarefatta, evocativa e cinematica della serata. In realtà, ovviamente, non è stato l’ultimo: richiamati per il bis, gli affiatati musicisti hanno regalato una trascinante resa di JuJu del grande sassofonista e compositore Wayne Shorter.
Vero, è passato un po’ di tempo dalla serata narrata, ma le emozioni scadono? Si affievoliscono? No, quando lasciano traccia nell’anima, echi di ascolto che ho ripercorso sia con la memoria ed i miei appunti -perché ci tenevo davvero a condividere-, che grazie al prezioso cd recuperato. Ci saranno sicuramente altre occasioni di ascoltarli, e, senza dubbio, questi ‘ragazzi’ faranno molta strada, anche fuori dai confini italici.
Un’altra buonanotte con un soddisfatto #eiovadoadormirefelice












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