R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
La prima impressione che si prova all’ascolto di Youth, quarto album da titolare del cinquantatreenne batterista pugliese Fabio Accardi, in compagnia dei suoi Fresh Cats, è una rasserenante sensazione d’immediatezza e semplicità. Tra le numerose e variegate proposte che vengono suggerite ad Off Topic, questa di Accardi mi ha colpito e sedotto per la sua linearità, concetto che a quanto pare sembra far inorridire una buona parte di attuali compositori nell’ambito jazz e dintorni. Anche se ovviamente la complessità non è mai di per sé un disvalore, certi accaniti intorcinamenti delle frasi musicali su corrucciate catene di dissonanze e/o su masse sonore irrisolvibili, mi fanno pensare più che altro ad una insufficiente disponibilità di idee. Invece, ascoltando questo album, emerge un gesto sincero, dove si percepiscono le traiettorie ariose e trasparenti delle melodie e le nitide sicurezze compositive di chi, con conoscenza e pazienza, prende atto dei naturali mutamenti della musica, introducendovi momenti funky e rap, senza dimenticarsi il valore dell’impronta di una forma di jazz tradizionale. L’album di Accardi & C rappresenta quindi il lavoro di un gruppo ben disegnato, capace di muoversi con naturalezza dentro e oltre i confini del jazz contemporaneo.

L’Autore è un batterista di grande esperienza e che vanta collaborazioni importanti ad esempio con Stefano Bollani, Paolo Fresu, Enrico Rava, Dave Liebman, Ralph Alessi e tanti altri ancora. Il suo drumming si mette in evidenzia in un fluire organico, pulsante, che privilegia le sfumature espressive rispetto al manierismo o all’impegno troppo muscolare sulle pelli. Youth, nel suo complesso, dimostra di essere un esercizio maturo di jazz contemporaneo, fondato su un equilibrio formale attentamente calibrato e sviluppato attraverso un respiro corale che coinvolge l’intero ensemble, evitando protagonismi e privilegiando una visione collettiva del discorso musicale. Di Fabio Accardi, con parte dei Fresh Cats che rispondono ai nomi di Nicolò Petrafesa al pianoforte, Marco Cutillo alle chitarre e Nunzio Maria Laviero al contrabbasso, Off Topic si era già occupata in una recensione di un live concert della cantante Bardya Razem nel 2025 – leggi qui. Ma ci sono altri strumentisti ben conosciuti che affiancano Accardi, ad esempio Vitantonio Gasparro al vibrafono – leggi qui e qui, Vincenzo Di Gioia al sax contralto – leggi qui, Aldo Di Caterino al flauto – vedi qui e infine Walter Celi al canto – leggi qui. Tutti questi musicisti garantiscono un percorso denso di luminosità, caratterizzato da un ampio spettro timbrico e ottima coesione d’insieme. La scrittura, distribuita tra Accardi, Di Gioia, Di Caterino e Gasparro, delinea quindi una sorta di consapevole ipostasi musicale, in cui elementi lirici, pulsazioni funk e strutture jazzistiche convivono in modo schietto ed istintivo. Il risultato è un jazz che sa ricavarsi degli spazi meditativi, entro la naturale freschezza delle sue proposte, evocando emozioni non virulente ed evitando qualsiasi indulgenza enfatica o per contro momenti troppo morbidi. Youth è un lavoro intenso e coinvolgente, molto piacevole – qualità importante quando è una conseguenza della musica e non il suo progetto in primis – capace di fondere tradizione e visione contemporanea con scioltezza genuina, restituendo un suono vivo, fisico e profondamente comunicativo. La disarmante sincerità e limpidezza del progetto risiede nella sua chiarezza strutturale, dove infatti Youth non cerca di sorprendere, ma di articolare un linguaggio coerente, nel quale lirismo, struttura e modernità possano convivere in modo razionale e ben bilanciato. Questo album è infine da interpretarsi come un buon esercizio di sinecismo sonoro, dove tradizione e innovazione s’affiancano nello stesso respiro, fondendosi in un jazz che si rigenera continuamente senza appesantirsi. Tra malinconia sospesa e slanci comunicativi, l’album unisce accessibilità ed emozione, restituendo un lirismo elegante e una fantasia musicale innata. Un lavoro solido, quindi, che riflette la piena consapevolezza dei mezzi espressivi impiegati dal fior fiore dei più giovani musicisti pugliesi attualmente sulla scena nazionale.
Incontriamo come brano iniziale Missed Departure, dove il flauto e il sax ne impostano l’abbrivio. Quando la traccia prende quota va ad accomodarsi su una base duplice di pianoforte e chitarra che ripetono poche e reiterate note. Più o meno tutti i musicisti partecipano a questo preambolo musicale, anche se restano flauto e sax i principali riferimenti per i primi due minuti circa. Poi partono gli assoli, prima il luminoso vibrafono, poi il flauto in questo frangente con un mood quasi sudamericano, subito dopo il sax di Di Gioia, incalzato dalla chitarra e dallo strumento di Gasparro. Le fila di tutto vengono ben tenute dall’Autore, che firma anche il brano stesso, con un accompagnamento ritmico discreto, mediato inoltre dall’intreccio col contrabbasso di Laviero. Un brano accogliente e di gran classe, questo che apre l’album, caratterizzato da una millimetrica interazione strumentale in un clima sereno e molto equilibrato. Si prosegue con Le Chemin de l’Espoir, dove l’atmosfera di base resta la medesima del pezzo d’apertura, anche se in questo caso forse con un accenno più intimista. Voluttuoso il tema tracciato dalla chitarra, spesso all’unisono con pianoforte e vibrafono, sul quale si nota l’inserzione del bel flauto di Di Caterino e il raccordo costante operato dal contrabbasso. Accardi, nonostante sia l’autore anche di questo brano, si mantiene nelle retrovie, lasciando alla chitarra di Cutillo e al vibrafono di Gasparro la posizione più esposta attraverso la loro notevole verve solistica. E nella seconda parte del brano si ascolta un serrato periodo di contrabbasso, prima del ritorno tematico, su cui intervengono relazionandosi con attenzione la chitarra, il flauto, il piano e il vibrafono. Si rimane molto colpiti dalla bravura di questi musicisti e soprattutto dalla loro capacità d’integrarsi reciprocamente senza alcuna tensione.

Listen to Us è composta da Di Gioia e inizia con una sovrapposizione tra vibrafono, chitarra e contrabbasso. Nonostante questo approccio un po’ minaccioso, il brano procede con rilassatezza per mezzo del sax che ne evidenzia il tema. Quando la musica sembra contrarsi in uno spazio più silenzioso, interviene il pianoforte con un assolo dal tocco leggero. Più nervosa la chitarra distorta di Cutillo che tuttavia dona al brano una luce leggermente acida, andando ad incrociare il sax che ripropone il tema portante. Ma quando pare che il brano giunga alla fine, dal buio del silenzio emerge il pianoforte, prima da solo, poi all’unisono via via rispettivamente con il contrabbasso, il sax, la chitarra, il vibrafono fino all’assolo di Di Gioia, perfetto, tecnico ed espressivo come sempre. New Experience è un altro brano eccellente composto da Di Caterino, questa volta introdotto da un dialogo tutto ritmico tra contrabbasso e batteria. La melodia portante, suddivisa tra sax e flauto, si allarga dolcemente mentre il pianoforte ne circonda l’aura con poche, accattivanti note. Il piacere dell’ascolto viene sostenuto non solo dai due strumenti a fiato quando suonano insieme, ma soprattutto nei rispettivi assoli, quello di Di Caterino molto addolcito ed equilibrato e quello di Di Gioia più ruvido. Direi però che tutto l’organico suona veramente bene e quando dico bene è perché raramente mi capita di ascoltare un gruppo jazz così misurato e sincronico. Ad esempio, l’assolo di contrabbasso si sistema senza forzature né stacchi particolari che ne sottolineino la comparsa, vien tutto così naturale e spontaneo che ogni momento strumentale fluisce gradevolmente senza ostacoli. E questa, a mio giudizio, è classe pura. Spicy Breakfast Roll è probabilmente il brano più vicino a certa tradizione che lega hardbop e swing. Colpisce l’unisono tra vibrafono – Gasparro è anche l’autore di questa traccia – e sax che s’allunga tra gli stacchi ritmici e le apparizioni della chitarra. Poi i tempi rallentano, sembra quasi che il tutto si trasformi in una ballad, complice un assolo di pianoforte. Ma le scale bebop di Petrafesa, l’irrompere del vibrafono e il turbinoso sax riportano il brano in quota swing. Finale circolare e ripetuto con tutti gli strumenti, in pieno incremento dinamico portato dai robusti ma non invasivi stacchi di batteria. Take Your Time (Make it Better) è un autentico funky ben cantato e soprattutto rappato dal barese Celi. L’inizio si affida ad un riff di piano, segnato in sottofondo dal suono intrigante del vibrafono. Poi l’ennesimo sincrono tra flauto e sax, con una ritmica idonea. Clima newyorkese un po’ stradaiolo, elevato da un assolo di flauto di grandissima qualità. A_R è l’acronimo di Andata e Ritorno, come leggo dalle note stampa in allegato, scritto da Accardi per rimarcare il pendolarismo dell’Autore tra Francia ed Italia. Si tratta del brano più lungo dell’album, circa una decina di minuti in cui succedono molte cose. Introdotto da un poderoso ingresso di contrabbasso in assolo, il brano decolla con un motore quasi progressive spinto soprattutto da chitarra, vibrafono e flauto che appoggiano sulla ritmica regolare offerta dallo stesso contrabbasso e dalla batteria. Ogni strumentista mostra i propri argomenti non faticando a cercarsi spazio perché tutti gli ingressi, come spesso già detto, hanno una collocazione molto naturale. Il brano si contrae, quasi al silenzio, facendo emergere la chitarra e a turno il sax che continua a sporgersi dal parapetto della tonalità innescando una pazzesca serie di fraseggi. Non manca l’assolo pianistico tra un vero e proprio gorgo ritmico – non per niente gli anglosassoni lo chiamano groove – che porterà via via il brano a finire tra i bagliori isolati del flauto, del vibrafono e le ultime note di sax. Chissà, Forse un Giorno… chiude con la delicatezza di una ballad, mentre ancora una volta l’introduzione è affidata allo scivolamento di qualche nota di contrabbasso. La chitarra acustica regala un momento d’intimità, accentuato dalle note gravi di Laviero con cui duetta inizialmente, prima che il pianoforte dal tocco appena accennato subentri tra vibrafono e la stessa chitarra. Ed è proprio il pianoforte a chiudere liricamente il brano con l’ultima manciata di note. Per finire c’è una breve ripresa di Take Your Time (Make it Better).
Youth non solo celebra la giovinezza come età anagrafica – a parte Accardi, i Fresh Cats sono, se non sbaglio, tutti sotto i trent’anni – ma anche come stato mentale. Un jazz intelligente, scorrevole, magnificamente suonato da una band assolutamente perfetta da ogni lato la si voglia osservare. Evidentemente Accardi è riuscito ad organizzare veramente un buon lavoro, cementando tra loro dei musicisti sensibili e lasciando che il loro estro, condito tra l’altro con una tecnica impeccabile, abbia potuto consolidarsi senza smarrire la propria grammatica, costruita metabolizzando la tradizione e rimanendo attenta alla contemporaneità. Un commiato al 2025 come meglio non si sarebbe potuto. E un ringraziamento ad Abeat Records per aver permesso e prodotto una registrazione di elevata qualità musicale come questa.
Tracklist:
01. Missed Departure (06:28)
02. Le chemin de l’espoir (06:09)
03. Listen to us (07:40)
04. New Experience (05:23)
05. Spicy Breakfast Roll (06:14)
06. Take your time (Make it better) (07:11)
07. A/R (10:05)
08. Chissà, forse un giorno…(per Sofia) (04:24)
09. Take your time (Make it better) (reprise) (00:55)
Photo 1 © Paola Tieppo, 2 © Claudio Ferrara






Rispondi