L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Ho letto per la prima volta il nome di Badrya Razem lo scorso anno, quando mi sono imbattuta nell’interessante cd Worlds Beyond di Antonello Losacco Trio, di cui ho scritto qui. La cantante, algerina d’origine ma nata in Italia, era presente in un solo brano ma è stato sufficiente ad incuriosirmi ed indurmi a ‘tenerla d’occhio’. A maggio la sua immagine era la copertina del programma di Monza Visionaria, direzione artistica di Saul Beretta, e quindi ho approfittato di una data per incontrarla ed ascoltarla live. Ne sono uscita entusiasta: una prova ‘magnifica’, per parafrasare il titolo del concerto in prima assoluta con Giovanni Falzone, tromba, e Roberto Olzer, organo, in cui il repertorio spirituale è stato vetrina per le sperimentazioni vocali in più idiomi di Badrya, con una Amazing Grace finale da brividi ed interminabili applausi.

Badrya Razem canta con passione durante un concerto, indossando un elegante abito nero e oro, mentre tiene un microfono in mano.

La promessa di ritrovarci presto si è concretizzata grazie a Suoni Mobili, altra creatura di Beretta, prima a luglio, ospite del trio del pianista e compositore minorchino Marco Mezquida, in cui la versatile vocalist ha ben personalizzato alcuni pezzi immortali della canzone italiana (leggi qui), e poi in agosto. In realtà Badrya si era esibita in un altro paio di serate, ma, per vari motivi, è al Parco Farina di Settimo Milanese che l’ho raggiunta per ascoltarla da protagonista. Il titolo della serata, Bacharach Mon Amour, già basterebbe a garanzia di ‘divertimento’: quanti brani divenuti iconici ha scritto il pianista e compositore statunitense, insignito di un Grammy alla carriera nel 2008? Davvero molti, quindi ripercorro con piacere la scaletta.

Due musicisti su un palco illuminato, con un contrabbassista a sinistra e un batterista a destra. Il contrabbassista indossa una maglietta a maniche corte con un motivo floreale e il batterista ha un camicia a fantasia. Sullo sfondo, una tenda blu e attrezzature musicali visibili.

Per l’apertura sfilano sul palco i quattro musicisti: Vitantonio Gasparro, vibrafono, Nicolò Petrafesa, fender rhodes, Nunzio Laviero, contrabbasso e Fabio Accardi, batteria e arrangiamenti. Wives And Lovers (1963), pensata per l’omonimo film, ma non inserita, è proposta in versione solo strumentale e devo ammettere che, dopo aver letto il testo di Hal David, ho apprezzato questa scelta. Al secondo brano, Walk On By (1963), entra Badrya Razem, lungo abito nero e oro molto scenografico, ma è la sua voce intensa a calamitare subito l’attenzione nonostante le parole invitino a “passare oltre” per non mostrare le lacrime di fronte ad un amore finito ma non dimenticato. Se la maggior parte del repertorio della serata spazia fra le composizioni di Bacharach negli anni del sodalizio con il paroliere Hal David, non mancano ora un paio di esempi della collaborazione con Elvis Costello. Il tema è ancora un amore finito in My Thief (1998), splendida ballade con bei soli di vibrafono e di contrabbasso ed un finale più movimentato, ma sempre di gran classe. La successiva I Still Have That Other Girl (1998) narra invece di un amore che non può nascere perché lui ha “un’altra ragazza” in testa. Grandiosa, con un notevole solo di hammond.

Due musicisti si esibiscono su un palco illuminato, uno su un Fender Rhodes e l'altro su un vibrafono, circondati da luci blu.

Entrambi i pezzi contengono lunghi momenti strumentali che rendono merito al talento dell’ensemble. Si torna all’accoppiata con Hal David per un brano che la trentenne rivela di aver particolarmente amato da bambina: The look of love (1967). Lo sguardo di un amore appena sbocciato, un ritmo che richiama la bossa nova e la gioia contagiosa della disinvolta cantante che conquista consensi e applausi ad ogni minuto che passa. La canzone successiva è introdotta dalla vocalist recitante in italiano un proprio scritto che “riassume un po’ il significato del brano… così attuale”, A House is not a Home (1964), ed è accompagnata dal solo di Nicolò Petrafesa. Il duo prosegue, il Fender Rhodes che incalza e la voce ricca di sfumature creano un’atmosfera da favola disneyana… chiudo gli occhi e immagino un castello, un ballo, grata di sentirmi trasportata in un altrove, oltre la realtà… La magia prosegue con Alfie (1966), vero e proprio standard jazz, tutto strumentale, illuminato dalle brillanti evoluzioni dei quattro battenti sulle lamelle del vibrafono. La presenza di Vitantonio Gasparro è un altro dei motivi che mi hanno attirata qui: oltre al fatto che suona lo strumento che amo, l’ho già apprezzato in varie situazioni, compreso il cd di cui accennavo nelle prime righe.

Una cantante emozionata durante un'esibizione live, indossa un abito nero con dettagli dorati, con un microfono in mano, mentre sembra concentrarsi sulla musica.

Coinvolgimento del pubblico a battere le mani, mentre si moltiplicano le bacchette sul palco per I’ll Never Fall In Love Again (1969). Il ritmo accelerato dona nuova veste al famosissimo brano ed è occasione per ricordare che il batterista Fabio Accardi è l’arrangiatore di tutto il programma, nonché l’ideatore del ‘tributo’ all’autore scomparso nel 2023. In scaletta ora un brano che, racconta Badrya, non ebbe successo alla sua pubblicazione (1963), ma recuperò dopo sette anni, They Long To Be Close To You, una ballade pop. L’intro è con un bel solo di contrabbasso di Nunzio Laviero. L’ultimo brano annunciato è quello che ho canticchiato per tutto il giorno I Say A Little Prayer (1967), e… beh, non ho smesso neanche dopo! Hal David ne fece la preghiera di una donna per il suo uomo in guerra nel Vietnam. Fu cantata, come la maggior parte dei brani di stasera da Dionne Warwick, ma è l’interpretazione di Aretha Franklin (1968) che preferisco e, nonostante il tema serio, non riesco a dissociarla dal film “Il matrimonio del mio migliore amico” in una scena spassosa fra il fascinoso Rupert Everett e la complice Julia Roberts. Mentre la vocalità di Badrya si tinge ancor più di soul, di gospel, lasciando emergere la profondità timbrica degli studi lirici, lo svolgimento del pezzo è in crescendo, sembra un inseguimento fra i musicisti, sempre piu veloce e poi rallenta per chiudere con un’improvvisazione dall’anima blues di grande effetto.. wow! 

Un gruppo di musicisti su un palco sotto luci blu, con un pianista al Fender Rhodes, un vibrafonista, un contrabbassista e un batterista, mentre stanno eseguendo un brano musicale.

L’immancabile bis è What The World Needs Now Is Love (1965), allora ispirata dalla guerra in Vietnam e purtroppo ancora attuale, infatti dice Badrya “per il momento difficile che il mondo sta vivendo”. Sono attimi in cui i pensieri tristi sono sospesi e tutto il pubblico, dolcemente incitato e guidato dalla giovane donna, canta insieme. Chissà cosa direbbe Burt Bacharach se fosse qui stasera… oserei pensare che si unirebbe a me e a molti degli spettatori travolti dall’esuberanza dello spettacolo, magari sorpreso dall’originale rilettura di alcuni suoi pezzi storici e dalla poliedricità interpretativa, per un corale #eiovadoadormirefelice 

Un batterista suona la batteria mentre è illuminato da luci blu sul palco di un concerto.
Un musicista suona il vibrafono durante un concerto, sotto luci blu.
Un musicista suona il contrabbasso durante un'esibizione dal vivo, indossando una camicia a fiori e concentrato sulla musica.
Musician playing a Fender Rhodes keyboard on stage during a live concert performance, illuminated by blue lighting.
Cantante in abito nero e oro mentre tiene un microfono sul palco durante un'esibizione dal vivo.
Un cantante si esibisce su un palco con una band, mentre i musicisti suonano strumenti come vibrafono, pianoforte, contrabbasso e batteria. L'illuminazione blu crea un'atmosfera notturna durante un concerto.
Cantante Badrya Razem sul palco mentre tiene un microfono, indossando un abito elegante di colore nero e oro, con riccioli neri e un'atmosfera di emozione durante la performance.

Una risposta a “Bacharach Mon Amour – Badrya Razem 5et @ Suoni Mobili, Settimo Milanese (Mi) – 07.08.25”

  1. […] già occupata in una recensione di un live concert della cantante Bardya Razem nel 2025 – leggi qui. Ma ci sono altri strumentisti ben conosciuti che affiancano Accardi, ad esempio Vitantonio […]

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