L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Erminio Garotta
Ho un figlio che lavora nel campo della musica, suona e
armeggia con strumenti e software in grandi produzioni pop.
Se gli facessi sentire, lo farò sicuramente, degli estratti live
dove Marco Mezquida si esibisce credo anzi, ne sono certo, la prima esclamazione sarebbe: Genio assoluto!
E come altro si potrebbe definire? Non è imbrigliabile, non ha una linea da seguire, lui suona come meglio crede e questo meglio è sempre al massimo. La capacità di azionare quel meccanismo per cui i brani classici, jazz, folk, riescono a convivere, è un talento che non è da tutti. Non si possono definire contaminazioni, sono veri e propri “inserti” che in ogni brano suonato fanno capolino e ti richiamano alla mente il brano originale (Paradox di Keith Jarrett, Beethoven mescolato, ma non agitato, con un fandango di Minorca ed altri…).

E sin qua nulla di speciale, penserà chi legge ed ha a che fare con la musica per qualsiasi motivo, la differenza è che Mezquida “usa” il pianoforte come se fosse una spada, lo brandeggia, lo scaraventa, lo spaventa, lo maltratta (solo un poco…). Ma in questo concerto i veri “eroi” sono i compagni di battaglia di Mezquida, Marko Lohikari al contrabbasso e David Xirgu alla batteria. Loro si, che in questo tempo sospeso del concerto, oltre a servire sul campo di battaglia il supporto necessario per il loro comandante, devono, e non è banale, seguire le improvvisazioni di Mezquida, gli scatti repentini, i cambi di tempo che il pianoforte impone senza tregua.
Non ci sono pezzi classici o standard jazz che tengano, Mezquida inventa note, passaggi, tempi, e ogni tanto, segnala con impercettibili movimenti della testa quando finire, quando cambiare, quando dare spazio agli interventi solisti dei due colleghi sul palco.
Probabilmente, se facessimo ripetere lo stesso pezzo almeno 10 volte di seguito, nella stessa sera, non ce ne sarebbe uno uguale.
Mezquida, ormai astro, non lo definirei nascente, ha al suo attivo circa una ventina di progetti (incisioni), collaborazioni a non finire, e tour che passano spesso dal nostro paese.

Durante la serata, l’ingresso Di Badrya Razem riesce a calmare la forza e l’impeto musicale del trio e con alcuni, più che noti, brani italiani (Il cielo in una stanza, Io che amo solo te e ancora Senza fine, Mi sono innamorato di te, Paoli, Endrigo, Tenco) arrangiati con maestria, uno splendido brano in spagnolo (Oracion del remanso di Jorge Fandermole), una preghiera ci racconta Badrya, il concerto prende la via del tramonto. La piazza antistante palazzo Omodei a Cusano Milanino prende vita, standing ovation, un ultimo brano, solo trio, ma è sufficiente per riempire la sera, ormai inoltrata, di note per un buon sonno.
Un ringraziamento a Musicamorfosi, agli artisti, ai lavoratori dello spettacolo ed a tutti gli enti preposti che ci permettono di fruire di meraviglie sonore gratuitamente.
















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