R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
Eclettismo è la considerazione più immediata a proposito delle scelte estetiche e progettuali del violinista norvegese Erlend Apneseth, del quale abbiamo già apprezzato lavori in solo e varie espressioni della forma in collettivo.
Dopo una notevole prova elettroacustica d’ambizione sperimentale nel recentissimo live Collage ed un’interessante quanto intensa prova in solo (Nova), a seguire una composita serie di iniziative, il presente Song over Støv nasce su commissione, spunto per il violinista a cimentarsi con materiali per ensemble esteso, già attivamente frequentati da sideman, segnatamente per l’ensemble Avant Folk del noto sodale Frode Haltli.

Peraltro, l’album può essere visto come un ideale sequel di Nattsongar (2017), influenzato dalle associazioni tra la musica di tutto il mondo: durante l’ideazione e la realizzazione dell’album ha tratto ispirazione da diversi lunghi viaggi da piccolo con la famiglia, in vari luoghi remoti, alcuni oggi inaccessibili a causa di vari conflitti. Le esperienze sensoriali riportate durante i viaggi permangono evidentemente potenti, ed attuali fonti di ispirazione.
Non certo prolisso per estensione, l’album si estende lungo sei passaggi di medio-breve durata, e sui modi limpidi di una cantilena, strutturata di ieratica solennità, si apre Straumen segnato da forza quieta e frenesia dialogica, ad introdurre la peculiare glossa rappresentativa del composito ensemble, eminentemente acustico e tendenzialmente anticato; effimeri spiriti e falene sonore sembrano abitare la concisa I natt, vivente di esternazioni guizzanti.
Una frenesia ritmica, che sa di giunco e tendini, apre con carattere l’eponima e centrale Song over Støv, che tende a procedere in forma di processionale trance collettiva, abbellita da sonorità silvestri e dai sordi e sornioni muggiti della fisarmonica, conducente ad un via via più frenetico e denso duettare con lo Hardanger del leader; vivido slancio e forze medievaleggianti nel carattere di Spring, innervata dalla coralità degli archi ma anche da inattesi elementi quali un drumming imperioso e massivo.
La concisa Trø vive tra iniziali frenesie delle corde ed un ben più protratto ed arrendevole clima contemplativo, di disarmante luminosità; vespertino raccoglimento impronta la quiete generale di Samdrøm, di timbriche metallescenti e sommesse coralità vocali, segnando con catartica comunione di spiriti la conclusione del lavoro, il cui ascolto è stato arricchito dai commenti partecipativi del medesimo Apneseth:
“La musica è stata originariamente commissionata per un festival di world music – Oslo World – nel 2023. Quindi il mio approccio è stato quello di giocare con il termine ‘world music’ e vedere come potevo esprimermi attraverso quella parola, per approfondire cosa significasse per me personalmente. Ho un background nella musica folk e, poiché credo che tutta la musica folk sia in qualche modo interconnessa, ho cercato di creare musica che potesse contenere associazioni con diverse direzioni della tradizione, ma allo stesso tempo essere ‘libera’ e autonoma. E poi, naturalmente, comporre per una band di queste dimensioni è stata una nuova sfida, quindi il mio approccio è stato anche quello di fare del mio meglio per includere il modo di esprimersi di ogni musicista in tutti i brani”.
Desta ancora una volta sensazione la sapienza della stratificazione sonora, che s’abbevera di sinuose volute di harmonium e flauto, arguti tratteggi dei sax, rocciosa forza connettiva del contrabbasso, imprevedibili figurazioni del doppio drum-set, di timbrica lignea ed assai investito nel configurare mobili ritmiche di danza; le finora abituali aggregazioni degli ensemble del titolare sono qui implementate di una serie di ruoli, coperti da musicisti già osservati anche in recenti, parallele produzioni di omologhi quali Nils Økland o Benedicte Maurseth, senza contare il profilo individuale già netto per alcuni di loro, tra cui il prodigio del mantice Frode Haltli ed il richiestissimo, roccioso contrabbassista Mats Eilertsen.
“Si tratta dell’insieme di alcuni tra i miei preferiti di sempre della scena norvegese! Compongo sempre per musicisti con un forte senso di padronanza e contributo personale alla musica; io non arrangio la musica in senso tradizionale, e cerco di creare musica che lasci abbastanza spazio agli artisti, permettendo loro di esprimersi attraverso di essa”.

Nella composizione della line-up riesce peculiare la catturante voce dello Hardanger, che non manca di disvelare nuove venature, e la cui presenza è qui studiatamente quadruplicata; nella determinazione sonora d’insieme moltiplicare la presenza dello Hardanger ha secondo l’Autore implicazioni funzionali, rilevando come la voce del singolo violino tenda ad essere sovrastata nei più corposi ensemble e quindi, oltre al gusto personale del suonare all’unisono, così ottenere maggiore agio nell’includere elementi tradizionali più specifici quali l’ornamentazione.
Inutile ripetersi, nel caso di tali materiali, su come vari elementi della composizione sembrino improntati alle logiche della danza e della ritualità, non potendo disconoscere la presenza del grande potere evocativo della Natura.
“Certo” commenta ancora Apneseth “ma non è qualcosa a cui penso mentre compongo, cerco solo di lasciare che le mie associazioni fluiscano liberamente e poi di stabilire le connessioni con i musicisti una volta che il pezzo prende forma”.
Notiamo comunque una adesione ed un tributo alla “cultura comune” dell’avant-folk norvegese (rubando un’espressione al sodale e collaboratore, Frode Haltli).
“Sì, e credo che con lui condividiamo molte delle medesime idee musicali, ed è stato molto stimolante per me far parte del grande ensemble di Frode per molti anni. Volevo vedere come la mia musica potesse funzionare in un ensemble più o meno delle stesse dimensioni, quindi anche quell’esperienza ha avuto un’influenza diretta su questo progetto”.
Nel filone produttivo del giovane, motivato e variamente ispirato Erlend sembra di poter già discernere diverse tracce progettuali, e qualche elemento del passato può rafforzare l’attribuzione di vari gradi d’impegno, azzardando anche la presenza di qualche aspetto d’implicazione partecipativa, se non ‘politica’: “Si tratta di musica strumentale, e credo che sarà sempre astratta rispetto all’arte visiva o alle parole etc. ; ma, se c’è un valore politico, è quello di trovare uno spazio d’insieme come esseri umani e ricercare le cose che ci uniscono, piuttosto che quelle che ci separano”.
Musicisti:
Erlend Apneseth: violino Hardanger
Rasmus Kjorstad: Hardanger, violini, voce
Helga Myhr: Hardanger, voce
Selma French Bolstad: Hardanger, voce
Rolf-Erik Nystrøm: sax
Henriette Eilertsen: flauti
Mats Eilertsen: contrabbasso
Anja Lauvdal: synth, harmonium
Frode Haltli: fisarmonica
Hans Hulbækmo: batteria, percussioni
Veslemøy Narvesen: batteria, percussioni
Espen Reinertsen: sax (#in Samdrøm)
Tracklist:
01. Straumen Forbi 7:11 (The Current Passing By)
02. I Natt 3:12 (Tonight)
03. Song over Støv 8:54 (Song over Dust)
04. Spring 5:31 (Run)
05. Trø 2:30 (Step)
06. Samdrøm 7:13 (Shared Dream)


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