L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
La ‘famosa’ sera del 2010 in cui conobbi Joe Locke, ne avevo accennato qui, suonava in trio con Dado Moroni al pianoforte e Rosario Giuliani al sax e dei tre, devo ammettere, conoscevo solo Dado, già ascoltato alcune volte. Quindi fu proprio per ritrovare il pianista genovese di grande talento, molto considerato all’estero e soprattutto negli Stati Uniti d’America, dove ha vissuto parecchi anni, che ho avuto l’opportunità di incontrare altri due importanti musicisti che ho poi continuato a seguire. In particolare il vibrafonista americano e proprio lui è stato l’ospite speciale chiamato ad aprire la decima edizione di Valle Christi Jazz, sotto l’infaticabile ed appassionata direzione artistica di Bruno Guardamagna. I due si conoscono da anni: Guardamagna in precedenza aveva curato le programmazioni di ‘Sulle rive del Po… Spessa in Jazz’ e Locke vi aveva partecipato un paio di volte -in una di queste ero presente- ed averlo anche a Rapallo è stato per lui, ancora incredulo, il coronamento di un sogno lungamente atteso.

Un antico monastero dei primi anni del 1200, sconsacrato nel 1568 e dichiarato monumento nazionale nel 1903, è da tempo suggestivo scenario di manifestazioni culturali, fra cui questa serata che sarà ricordata a lungo… sicuramente da chi, fra gli oltre duecento presenti, non era lì per caso. Sul palco una formazione inedita allineava il leader d’oltreoceano, Joe Locke appunto, l’amico e sodale Dado Moroni, conosciuto una ventina d’anni fa in un jazz club di New York, il chitarrista genovese Matteo Prefumo, incontro recente grazie ai social media, ma già con il vibrafonista nel tour italiano dello scorso anno, e poi due nuovi compagni: il veterano e versatile batterista torinese Enzo Zirilli ed il giovane affermato contrabbassista catanese Carlo Bavetta.

Così dopo la presentazione commossa di Guardamagna, spalleggiato da Moroni, per ricordare il batterista Alessio Tofani e l’amico Marco Marcucci recentemente scomparsi, a cui era dedicata la serata, dopo il meteo incerto fin quasi all’ultimo minuto, finalmente le prime note si sono librate nell’aria. È toccato al pianista incominciare, mentre Locke si prendeva ancora un attimo di concentrazione prima di appoggiare le ‘mallets’, i battenti, sulle lamelle metalliche del suo strumento. Ho avvertito subito la ben nota magia: un brano emblematico di Joe, uno dei primi che ho ascoltato, amato e cercato su disco… A Sword of Whisper tratto, fra gli altri, da Stepping on Stars, album del 2011 inciso dal trio del mio ‘battesimo’ da #vibeslover, come in seguito mi sarei definita. Forse la suggestione o forse no, l’intro mi è sembrata proprio un accenno della title track e quando ho chiesto a Joe se avessi inteso bene ha sorriso e risposto “maybe”, “può essere”. Da tempo non sentivo in concerto questo pezzo, spesso eseguito in vibrafono solo, inciso in tanti album e versioni diverse, qui è stato caratterizzato dall’assolo della chitarra di Matteo Prefumo, poi sovrapposto al vibrafono, e anche dalla sezione ritmica sommessa ma presente, come la delicatezza della scrittura originale richiede.

Il ritmo cresce con Long Ago And Far Away, una canzone popolare del 1944 di Jerome Kern, e Locke, come usa fare spesso, canta in stile scat, a sillabe, per un tratto, poi si scosta dal vibrafono, si mette sul lato sinistro del palco con l’espressione di chi se la sta godendo assai ad osservare la scena e torna per la conclusione. Le presentazioni dei brani sono a cura del duo insito nel quintetto, divise fra idiomi americano ed italiano, ed ora la parola è presa da Dado per raccontare l’origine divertente e divertita della sua composizione Nose Off. Joe, che generalmente ne fa a meno, se si tratta del suo repertorio, prende uno spartito e si associa al pianista, suona e lancia occhiate scherzose ai compagni, nuovamente fa una pausa lasciando loro la scena, sempre con lo sguardo a turno su ognuno. Anzi, è bello osservare come questo sguardo sia visibilmente orgoglioso, quasi paterno, quando si posa sui due giovani: Matteo in particolare, che sta vedendo ‘crescere’ musicalmente, ma anche Carlo, conosciuto da poche ore, gli sta dimostrando la sua abilità, e proprio qui si conquista un bellissimo solo. Tutti in effetti trovano lo spazio per un momento personale e chiude il leader in solitaria, scivolando nell’inizio del brano successivo. Un altro gioiellino esce dallo scrigno del compositore nato in California: la romantica Saturn’s Child, struggente ma non triste, regala ancora ruoli in evidenza a Prefumo e a Bavetta, l’intero quintetto si amalgama nel delicato flusso sonoro, Locke brilla discreto ed instancabile in un lungo solo, senza essere mai sovrastante, anzi sempre generoso con i suoi compagni e compiaciuto.

Di nuovo la parola a Moroni per introdurre la propria Oscar’s ride, ispirata dalle corse gioiose di suo figlio, ed infatti il brano è molto allegro: piano, batteria e vibrafono sembrano sfidarsi a ‘chi arriva prima’ ma non c’è competizione, solo la voglia di arrivare insieme al traguardo, soddisfatti del risultato. Dopo la corsa, si rallenta con la ‘beautiful ballade’ Detour Ahead, uno standard jazz del 1948, cui fa seguito un pezzo quasi coetaneo cioè In Walked Bud. Composta nel 1947 da Thelonious Monk, in onore del collega ed amico Bud Powell, è qui arrangiata da Enzo Zirilli, che, pur conoscendo da tempo Locke, ne condivide lo stesso palco per la prima volta. In questo annunciato finale il batterista cattura l’attenzione con un energico assolo e nuovamente tutti si ritagliano il proprio, acclamati dal pubblico. Naturalmente ad un evento di tale portata non si vorrebbe mai porre la parola ‘fine’ e quindi ecco tutti accontentati con l’ultimissima meraviglia: uno dei brani più conosciuti, ed eseguiti, del sassofonista statunitense John Coltrane, che lo dedicò alla sua prima moglie. Già inserito nell’album Five For John (2014), in cui due dei ‘five’ erano proprio il titolare Dado Moroni e Joe Locke -ma vorrei ricordare gli altri tre: Max Ionata, Marco Panascia ed Alvin Queen, ascoltati tutti insieme anni fa- la soave eleganza di Naima è la goccia che fa traboccare il vaso di bellezza offertoci, ancora fra sguardi e sorrisi d’intesa fra i due.

La formazione ha confermato la sinergia e l’interplay che mi aspettavo e non nascondo quanto trovi sempre appagante condividere la comune passione per questa musica fra amici e non, ma anche vedere quante persone vadano a salutare l’uno o l’altro musicista con la gioia di ritrovarsi… e se l’ultimo pullman che da Valle Christi riportava a Rapallo era ormai partito, non dubitare di trovare un passaggio in sicurezza… Pertanto, la serie #eiovadoadormirefelice si è arricchita di un nuovo indimenticabile capitolo ma in realtà dovrebbe avere uno spin-off intitolato #eiosonotroppofeliceperandareadormire!














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