L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte
Nada al Castello Sforzesco: una notte di musica, poesia e ribellione
Martedì 2 settembre, il Castello Sforzesco di Milano si trasforma in un tempio della musica d’autore per accogliere Nada Malanima, voce autentica e indomita della scena italiana. Inserito nel cartellone di Estate al Castello, il concerto celebra l’uscita del nuovo album Nitrito, prodotto da John Parish, già al fianco di PJ Harvey.
A 72 anni, Nada continua a scrivere e cantare con l’urgenza di una ventenne e la profondità di chi ha attraversato mezzo secolo di musica senza mai piegarsi alle mode. Nitrito è un’opera disturbante e poetica, un viaggio tra minimalismo sonoro e intensità emotiva, tra femminismo e disincanto.

La scaletta intreccia brani iconici come Amore Disperato e Senza un perché con le tracce più crude e sperimentali del suo ultimo album. L’equilibrio tra nostalgia e ricerca crea un flusso emotivo che attraversa il pubblico come un’onda silenziosa. Ogni canzone sembra una confessione, ogni pausa un respiro condiviso.
Il concerto si apre con Nitrito, title track dell’album, dove l’elettronica si mescola a suoni primordiali. Nada lo canta in trance, graffiando e accarezzando con la voce. Il cervello nudo proiettato sullo sfondo è un manifesto: “Non cercate conforto, cercate verità.” Nada lo definisce “il manifesto della sua musica”, un invito a spogliarsi dalle difese. “Cantare è come gridare in silenzio”. Segue Senza un perché, resa celebre da The Young Pope. La voce è ruvida, spezzata. Il pubblico ascolta in religioso silenzio. “Qui Nada non canta, sussurra un dolore che tutti abbiamo provato”. Guardami negli occhi è un dialogo crudo. L’arrangiamento è minimale, la voce è un colpo. “Guardarsi negli occhi è un atto rivoluzionario”. Nada ci invita a farlo senza filtri. Primo viene introdotto con parole taglienti: “Ti hanno strappato il cuore e l’hanno buttato in mezzo ai sassi… ti hanno spezzato le gambe perché facevi troppa strada da solo… ora sei Primo, l’uomo perfetto, il modello da imitare”.

Luna in piena è un momento di liberazione. Nada canta con forza e rabbia. “La luna è piena, ma anche noi lo siamo. Di pensieri, di emozioni, di vita.” Come un angelo è introdotto da una riflessione sul celebre quadro dell’angelo della storia di Walter Benjamin: “L’angelo ha gli occhi rivolti al passato e vede il mondo pieno di distruzione. Vorrebbe tornare indietro, ma un vento di tempesta lo spinge avanti. Quel vento si chiama progresso.” Nada canta con voce eterea, sospesa. “Essere angeli non significa essere puri. Significa essere presenti”. Senza sonno, brano di Cesare Basile, è una denuncia contro la violenza sulle donne: “Non sono le botte, è il tempo a fare male… Quel taglio è la mano che ora la porta via dalla miseria che si mastica”. E nel momento più atteso Amore Disperato il pubblico canta e balla con lei, ma Nada lo lascia fare. Si ritrae, osserva. Poi riprende il microfono e lo trasforma: non è più una hit, è una confessione. La voce è spezzata, quasi rotta. “L’amore disperato non è adolescenziale. È eterno”.

La scaletta alterna momenti di intimità e potenza, con arrangiamenti che mescolano elettronica, rock e poesia. Non ci sono cori da stadio né applausi fragorosi tra un brano e l’altro. C’è silenzio. Quel silenzio denso che si crea solo quando tutti stanno ascoltando davvero. Nada non cerca l’applauso facile. Non intrattiene, non consola. Costringe a un incontro intimo con sé stessi. La sua voce, ruvida e struggente, è uno strumento di verità. In un’epoca in cui tutto corre, lei ci obbliga a fermarci. E in quel fermarsi, forse, ritroviamo qualcosa di noi.
Nada resta sola sul palco. Conclude a cappella con un brano del 2016 All’aria aperta, un inno alla libertà di essere: “Tira un vento che fa male. Tira un vento che mi fa male. Tra le ombre della luce che acceca le persiane Troverò, troverò Il coraggio lo troverò E prima o poi aprirò Questa porta e sparirò Libera, libera, libera, libera Libera l’anima mia Libera la pazzia”.
Un concerto che non si dimentica. Non perché è spettacolare, ma perché è necessario.
Hanno suonato con Nada Malanima:
Andrea Mucciarelli, chitarra
Franco Pratesi, tastiere
Francesco Chimenti, basso
Luca Cherubini Celli, batteria
















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