L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Alessandro Sgobbio, da quando mi sono avvicinata alla sua musica un paio di anni fa (v. qui), è diventato uno di quei pochissimi musicisti che cerco sempre di raggiungere, se possibile, quando si trova in Italia. Da anni infatti vive a Parigi dove programma la maggior parte delle sue date, ma di tanto in tanto torna nella sua regione d’origine, la Puglia, e un po’ in giro per l’Italia. Dopo averlo ritrovato in solo a Milano per Piano City lo scorso maggio, non pensavo di essere così fortunata da avere una nuova occasione a breve, ma il caso -che non esiste, vero?- ha voluto che mi trovassi in vacanza ad un’ora e mezza di strada da uno dei luoghi che lo avrebbero ospitato verso fine agosto e così… l’ho raggiunto!
Parto proprio dalla meraviglia del luogo: i Giardini di Palazzo del Monte a Mombaroccio, un borgo dal cuore medievale in provincia di Pesaro Urbino, circondato da pittoresche mura del XIII secolo. Qui si svolgeva una tappa del festival itinerante Terre Sonore, organizzato da Fano Jazz Network e giunto alla sua quinta edizione, avente per protagonista proprio il pianista, compositore e produttore Alessandro Sgobbio con il percussionista Michele Rabbia.

Un percussionista seduto dietro una batteria Yamaha, in un ambiente suggestivo con luci colorate e mura in mattoni, mentre suona al concerto di Alessandro Sgobbio.

“Oltreché due musicisti siamo due amici” ha esordito Alessandro, raccontando che il loro sodalizio è nato in un club parigino, La Gare, poiché anche Michele attualmente vive nella capitale francese. Sgobbio è stato coinvolto in una residenza artistica in duo con altri tre batteristi, ma “due erano più classici, solo Michele è così dedito all’elettronica e sperimentale” ed io da tempo non vedevo l’ora di lasciarmi inondare dai loro suoni.

Raccontare un concerto di questo tipo è un po’ una sfida poiché esiste una trama di fondo, costituita dai brani scritti, ma viene trasformata ogni volta con decori sonori dai disegni e dai colori differenti. L’improvvisazione corre in assoluta libertà sui cavi elettrici dei sintetizzatori modulari posti sul pianoforte ed essi si attorcigliano metaforicamente agli effetti che a sua volta il percussionista crea con i più svariati oggetti, la batteria e la propria voce, attraverso un microfono in miniatura che la distorce e modifica. La sequenza delle tracce viene solitamente stilata senza che sia vincolante, perché lo sviluppo sarà assoggettato a molte variabili imprevedibili, influenzate dal mondo esterno agli artisti. Poiché dai primi ascolti degli album di Alessandro mi è risultato naturale concentrarmi sulla musica, senza troppo soffermarmi a memorizzare i titoli, pur apprezzando che le introduzioni fossero ridotte, ho avuto qualche piccolo dubbio ad ‘etichettare’ correttamente ogni pezzo, ma, infine, è stato sciolto!

Due musicisti si esibiscono su un palco illuminato con colori blu e rossi. A sinistra, un pianista suona un pianoforte a coda, mentre a destra, un batterista suona la batteria.

La miscela di “acustica più elettronica” prende avvio pacatamente espandendosi dal pianoforte in più direzioni, beneficiata da campanelli, bacchette leggere, spazzole, e non solo quelle classiche da batterista ma anche quelle di uso domestico per le pulizie, aggeggini vari. Scoprirò poi che l’apertura è con un inedito dal titolo Kyrie Eleison, un’invocazione antica, Signore Pietà, ma senza tempo e purtroppo senza fine. Conosco abbastanza Alessandro da immaginare… La sua grande sensibilità è fortemente toccata dalle guerre in generale e dai terribili avvenimenti di Gaza in particolare, e costanti sono i suoi accorati appelli a “restare umani”, a “cessare il fuoco”. Il secondo brano è proprio Ghaza, tratto da Piano Music 1 e, come a Milano, presentato in una nuova versione che sovrappone ai suoni, un flusso di parole pronunciate da voci maschili e femminili in svariate lingue, una moderna torre di babele in cui si coglie in italiano una frase simile (o uguale?) a quella celebre di Nelson Mandela “un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”. Seguono Feuilles, ancora da Piano Music 1, come la maggior parte dei brani proposti, ed un’improvvisazione.

Musicista al pianoforte mentre interagisce con un sintetizzatore modulare, in un ambiente di esibizione buio.

Il primo volume della trilogia dei piano solo (recensito qui), totalmente acustico, assume una nuova connotazione stasera, grazie all’inventiva di Michele che supporta quella del compositore, il quale a volte appare calmo ed altre si agita sulla sua panchetta, poi schizza in piedi, come se la corrente attraversasse anche la sua persona. Il batterista da parte sua, oltre ai momenti in cui si focalizza sul suo strumento principale, in altri si china alla ricerca di nuovi oggetti da scuotere o passare sulle pelli tese dei tamburi, soffia dentro “tutto quello che gli capita a tiro”, mi dice poi Alessandro scherzando, e rivolge spesso lo sguardo al computer alla sua sinistra con cui aggiunge effetti alle ben note melodie.

Un musicista suona la batteria mentre utilizza un computer portatile su un tavolo accanto a lui, con un'illuminazione calda sullo sfondo in un ambiente di concerto.

Il suono si moltiplica, striscia, ora sembra una sirena, la base ritmica cresce, il tempo accelera, sento come una corrente trascinante che dai cavi multicolori si espande nell’aria, crea connessione con la materia del mio corpo, calamita la mia mente, e sono certa di non essere la sola fra il numeroso e attento pubblico ad essere così catturata. Non ci sono rumori di fondo o traffico a disturbare, anzi lo spazio che ci raccoglie contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva: le luci sono intense e donano un tocco urbano alle mura antiche e alla bella scalinata alla cui base c’è il palco, la temperatura è piuttosto fredda. Se penso che poche ore prima ero in spiaggia, mi sento ulteriormente calata in un’altra dimensione, qui e ora la pace non sembra un’utopia e ne sono grata. Le mani del pianista toccano i cavi con delicatezza, ma vengono ‘risucchiate’ dal vortice sonoro, diventano affamate e velocissime sui tasti del C7 Yamaha, un ¾ di coda, fino al culmine, dopo di che si placano e tornano allo stato di calma. Il passaggio da De Dei Dono, unico estratto da Piano Music 3, a Third Ward apre a Fireflies, che riconosco bene e credo sia traccia fissa nelle scalette di Sgobbio perché dedicata ai suoi genitori: la composizione, arricchita dal tocco sentito anche se contenuto di Rabbia, non perde l’originale dolcezza, leggera come le libellule a cui il titolo allude.

Due musicisti, un pianista e un percussionista, eseguono un concerto all'aperto in un suggestivo contesto notturno, illuminato da luci colorate su un palcoscenico allestito in un antico borgo.

Dopo un’incursione nel passato con il brio di Creosotechromies da Charm (2013) “un brano che ripropongo abbastanza spesso perché mi piace suonarlo”, il finale è con un altro immancabile: Atma Mater, ispirato e dedicato al suo mentore Misha Alperin, pianista e compositore ucraino, scomparso nel 2018, presenza costante nell’arte di Alessandro. A seguire i due artisti sono richiamati sul palco per qualche altro minuto di musica.

Questa escursione in collina, non ho dubbi, rimarrà una tappa indimenticabile del mio viaggio turistico estivo e soprattutto sonoro di quest’anno, e oltre, e… ovviamente si è conclusa con un riconoscente #eiovadoadormirefelice

Musician performing at a piano with synthesizers, illuminated by colorful stage lights.
Un musicista suona un sintetizzatore elettronico durante un concerto, patrocinato da un pianoforte e strumenti percussivi, in un ambiente intimo e illuminato da luci colorate.
Un musicista suona il pianoforte, mentre un altro artista, con attrezzature elettroniche, lo assiste dal lato destro del palco durante un concerto serale.
Un musicista che lavora su un pianoforte mentre utilizza sintetizzatori modulari in un ambiente dominato da luci blu, creando un'atmosfera innovativa e coinvolgente.
Un musicista suona la batteria e un pianoforte elettrico, con un computer portatile accanto a lui, durante un concerto in un'atmosfera intima e suggestiva.
Due musicisti in un concerto notturno all'aperto, con un pianoforte e una batteria, illuminati da luci blu e rosse, in una location storica con mura antiche.
Due musicisti sul palco in un'atmosfera suggestiva, con un pianoforte e strumenti elettronici, mentre si preparano per il concerto.

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere