R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Orbit Orbit non è soltanto un album: è un concept multimediale che vede Caparezza esplorare la libertà attraverso l’immaginazione, collegando musica, fumetto e visualità.
Il 31 ottobre 2025 ha segnato l’uscita di questo lavoro che, pur nel solco della sua carriera, segna una rinascita creativa dopo un periodo personale e artistico complesso.
Il disco è concepito come parte di una trilogia: dopo Prisoner 709 (prigionia – recensito qui da Iolanda Raffaele) e Exuvia (fuga – recensito qui da Stefania d’Egidio), Orbit Orbit rappresenta la libertà. Musicalmente, Caparezza abbandona per un attimo gli eccessi rap-eclettici per abbracciare un suono più coeso, ispirato alla space-music degli anni ’70, all’elettronica vintage e a panorami orchestrali ampi. Il progetto si accompagna a un fumetto omonimo (pubblicato con la Casa Editrice Sergio Bonelli) che espande e dialoga con l’album, rendendo l’esperienza artistica più immersiva.

L’apertura Fluttuo, orbito ci introduce in un altrove rarefatto, in cui battiti sintetici e trame digitali conducono verso Il pianeta delle idee, traccia che solidifica concetti astratti in vibrazioni concrete. Da questo punto in avanti il percorso assume una doppia rotta, intima e siderale: in Io sono il viaggio l’autore si confonde con il flusso che avanza, mentre l’apparizione di Darktar, creatura dell’universo fumettistico che incarna l’autocommiserazione più profonda, inaugura la prima vera collisione con zone d’ombra interiori. Il nucleo emotivo del progetto si manifesta con A Comic Book Saved My Life, dove il fumetto diventa simbolo di salvezza e cura. Successivamente l’atmosfera muta: Il banditore, tributo diretto a Enzo Del Re, irrompe con colpi imitativi e una tensione primitiva, aprendo una frattura energica, mentre Autovorbit accelera su ritmi frenetici d’impronta d’n’b proiettati in un domani luminoso. Segue Curiosity (Oltre il bagliore) che celebra l’istinto di ricerca come impulso esistenziale, arricchito dalla presenza reale della voce dell’astronauta Maurizio Cheli. Con Gli occhi della mente emerge una dimensione più perturbante: l’eco di Deliri di Gianni Morandi diventa scintilla per meditare sul pericolo di sovrapporre visioni interiori e mondo tangibile. In Come la musica elettronica, l’artista formula un nuovo dichiarato collettivo, spingendo a evitare nostalgie sterili e a immergersi nell’oggi, trasformando il dinamismo in forza creatrice. The NDE, orientato verso un rap-progressivo, indaga la sensazione di un creatore che osserva la propria identità dall’esterno, mentre Pathosfera, uno dei miei brani preferiti dell’album, tenta di ricostruire sensibilità in una società che ha smarrito la capacità di percepire. Con Cosmonaufrago si conclude l’odissea dell’esploratore che rientra sul proprio pianeta, custodendo la rivelazione maturata lungo il tragitto. L’epilogo, Perlificat, si manifesta come un’onda gigantesca di voci e strumenti – settantasei partecipanti tra orchestra e cori – che trasforma l’atto creativo in gesto condiviso. È un inno alla forza della meraviglia, un congedo che amplifica tutto ciò che l’album ha costruito fin dall’inizio: libertà, immaginazione, trasformazione.
Orbit Orbit conferma Caparezza come uno degli artisti italiani più originali e ambiziosi. È un album che richiede tempo, attenzione e curiosità: non è pensato per l’ascolto distratto. Ma premia chi entra nel suo mondo fatto di visioni, trasversalità, immaginazione. La musica diventa un atto di libertà, tanto quanto la narrazione del fumetto ― e insieme creano un universo coerente e vibrante. Orbit Orbit è un disco che va oltre la canzone e diventa esperienza.
Tracklist:
01. Fluttuo, orbito
02. Il pianeta delle idee
03. Io sono il viaggio
04. Darktar
05. A comic book saved my life
06. Il banditore
07. Autovorbit
08. Curiosity (oltre il bagliore)
09. Gli occhi della mente
10. Come la musica elettronica
11. The NDE
12. Pathosfera
13. Cosmonaufrago
14. Perlificat
Foto © Alberto D’Andrea




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