R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Dopo aver recensito non più tardi di cinque mesi fa l’intenso lavoro di David Murray, Birdly Serenade – leggi qui – dedicato agli uccelli, ci troviamo anche oggi ad occuparci di un argomento simile ma direi più approfondito e in forma insolita come questo Birds, primo album da titolare del trentaquattrenne trombettista toscano Tommaso Iacoviello. Un’opera che pare quasi la somma di una serie di suggestioni boschive e di pazienti ricerche aurali. Uno scandaglio all’interno dell’apparente silenzio della Natura, tuttavia popolato da suoni a volte poco identificabili ma discreti, proprio in un’epoca come la nostra quasi dominata totalmente da ogni sorta di rumore urbano. L’invasività di un’informazione querula che proviene spesso dai nostri devices portatili e l’incapacità di restare da soli con noi stessi, ci fanno apparire il silenzio come una momentanea, disturbante assenza di vita. Questo Birds, invece, pare quasi una sorta di diario sonoro scritto in modo insolito, tra fruscii di foglie, titubanti passi umani e presenze inquiete di animali. Un dispositivo cronachistico che annota attraverso la tromba e gli interventi degli altri strumentisti le sfumature più sottili di un ecosistema acustico che pare oggi essere sottovalutato, inghiottito com’è dalla quotidiana abitudine al rumore.

L’album apre alfine un varco, invitandoci a percepire i sommessi dialoghi che avvengono in ambiente naturale, allargando la nostra soglia percettiva verso una dimensione che avvertiamo oggigiorno paradossalmente inusuale. Non si tratta di un approccio concettualmente romantico ma direi quasi biologico, un invito a fondere l’ascolto del mondo naturale con il puro atto musicale, rendendo idonei anche quei tenui livelli uditivi a cui non prestiamo più la dovuta attenzione. Ascoltare Birds è come entrare in un ambiente primordiale, dove regnano il canto degli uccelli e il vibrare delle foglie, il ronzio degli insetti e il suono di questi strumentisti, peraltro strettamente avvinti alla musica sottotraccia caratterizzata della Natura stessa. Iacoviello e i suoi sodali appaiono così come musicisti sospesi tra cielo e sottobosco, intenti a decriptare la sonorità occulta della terra. Il quintetto riesce nell’opera audace di dare forma all’effimero, al canto degli uccelli così come al soffio del vento e di restituire il tutto alla vivida immaginazione su cui operano questi suoni. Ovviamente non si tratta di una mera riproposizione mimetica, Iacoviello da par suo plasma queste sonorità come fossero materia duttile e viva. L’interazione del quintetto è assai misurata, attenta a non distruggere la fragile architettura sonora che esso stesso ha edificato, talora rarefacendo molto le partecipazioni strumentali e inserendo frasi reiterate, così come ripetitivi e ipnotici sono frequentemente i suoni naturali. Alcune sezioni presentano una qualità di esecuzione addirittura ectoplasmica, come se si esprimessero a livello di un’ombra sonora appena percepibile. Comunque l’approccio esecutivo mantiene una lucidità impeccabile, certamente controllata ma comunque mai priva di un certo grado di tensione. C’è un particolare gusto sotterraneo, in questa costruzione timbrica, costruito con accenti improvvisi, micro-gesti appena intesi, come se i musicisti fosse appesi ad un filo sottile, pronti a cadere o a librarsi nell’aria. Iacoviello pare un moderno Astolfo, che spazia tra la dimensione terrena e quella celeste sfidando la gravità delle abitudini sonore per recuperare un senno perduto, quella ragione smarrita necessaria nel riscoprire la natura non solo come visione, ma come paesaggio uditivo da abitare, custodire e ascoltare. La formazione che accompagna lo stesso Iacoviello alla tromba – vedi qui e qui in merito ad alcune sue importanti compartecipazioni – è formata da Nazareno Caputo al vibrafono, Nicolò Francesco Faraglia alla chitarra, Saverio Cacopardi alla batteria e Ferdinando Romano al contrabbasso – musicista di cui noi di Off Topic ci siamo occupati più volte, soprattutto parlandone qui e qui.

Il Rigogolo è un uccello dai colori vivaci, ritratto peraltro anche sulla copertina dell’album, che dà il titolo al primo brano. Piuttosto diffuso in Italia, è una specie arboricola, noto anche per il suo canto melodioso. La chitarra imposta due accordi maggiori in sequenza ripetuta (un Fa e un Sol) sovrapposti alle note di vibrafono. Poi questo passaggio viene lasciato al suono della tromba che simula quello che può sembrare, per via degli insoliti intervalli melodici, il canto di questi volatili. Un delicato supporto ritmico sostiene questa sorta di pantomima sonora e il gioco prosegue sino a circa metà brano. Uno smash sul piatto della batteria sospende il tessuto armonico che resta solamente appeso a qualche nota di vibrafono, ad insinuanti sfregamenti d’arco sul contrabbasso e a note libere di chitarra con vibrati di tromba. Insomma, la struttura del brano è come se essa fosse sospesa in apnea, un micromondo fatato vissuto ad altezza dell’erba di prato. Curioso ma immaginifico incrocio di sonorità dissonanti che nascondono una profonda ansia di silenzio. Le Uccellande, titolo con cui si prosegue verso il secondo brano, sono appostamenti tradizionalmente legati alla cattura degli uccelli, oggi utilizzati per lo più dai birdwatchers. Una sinfonia canterina di volatili apre con accortezza questo pezzo per merito di un abbrivio di coppie di note pizzicate di contrabbasso più la batteria che innesta un tempo moderato. Per i primi due minuti circa, l’impressione è che siano gli stessi uccelli ad essere gli strumenti solisti accompagnati dalla ritmica. Poi, con l’innesto della tromba, del vibrafono e soprattutto dall’inaspettata chitarra distorta e fischiante alla Nels Cline, il brano si consacra ad una forma d’avanguardia potrei dire contenuta, non eccessiva, rafforzata dagli interventi rarefatti della tromba. Salgono le dinamiche, le dissonanze non prevaricano ma si allungano spettrali lungo lo svolgimento della traccia. Nella seconda metà sembra prevalere invece una gradevole consonanza armonica, se non fosse che Faraglia con la sua chitarra, ci ricorda che stiamo ascoltando i quasi dodici minuti di musica più inusuali e stimolanti tra quelli ascoltati in questi ultimi tempi.

Assiolo è il terzo brano dell’album che prende il nome dall’uccello notturno, comunemente e pascolianamente chiamato chiù, un piccolo gufetto annoverato tra gli strigiformi – dal latino strix=strega per via della natura inquietante del suo canto. Anche la musica segue questo destino, imboccando un ritmo lento e claudicante in sintonia con il silenzio e il buio interrotti reiteratamente da questo malinconico lamento. Contrabbasso e vibrafono, insieme alla chitarra, lavorano inizialmente su intervalli discendenti di terza maggiore per sottolineare una situazione instabile. La tromba riprende questo gioco intervallare e verso metà brano l’improvvisazione mantiene viva questa impressione misteriosa avvolta da una cappa ideale di silenzio. Valsolda, per quello che ne so, è il nome d’una riserva naturale in provincia di Como. Mancando ulteriori indicazioni nelle note stampa mi trovo perciò ad ipotizzare questa argomentazione, non trovandola comunque fuori contesto dal messaggio implicito di questo album. Anche in questo caso c’è un tappeto in lontananza di canti d’uccelli sul quale imperversano intervalli discendenti di terza maggiore della tromba associati ad altri di terza minore caratterizzati dal vibrafono. Dopo quest’approccio iniziale la musica prende… il volo, allontanandosi da questo clima così inerente alla Natura per muoversi indipendentemente in un brioso flusso sonoro che si conclude con una sorta di dialogo tra contrabbasso e momenti percussivi. Le Garzaie, titolo del brano successivo, sono i luoghi dove nidificano in società collettive gli aironi, di preferenza nei pressi di luoghi paludosi o canneti lacustri. Forse questo è il brano più straniante dell’intero album. Tra fruscii e suoni ornitologici compare un ronzio prolungato di contrabbasso, presto sostituito dalla ripetizione di una nota pizzicata allo stesso strumento. Il brano si trasforma in una spiritata ballad dal sapore notturno dove le note ricercate della tromba s’intercalano in assoluta lentezza con vibrafono e chitarra. Non vorrei inutilmente esagerare ma gli interventi di Iacoviello hanno un’espressività ed una misura sciamanica che mi ricordano il Miles Davis dopo Bitches Brew. Il languore tipicamente parasimpatico indotto da questa musica invita quasi ad una compenetrazione con l’elemento acqueo e terrestre e mi hanno fatto tornare alla mente quelle meditazioni vegetative un tempo adottate da alcune popolazioni primitive, con le quali gli individui rallentavano le funzioni biologiche del corpo per diventare un tutt’uno con gli elementi della foresta. Anche la Tottavilla è un uccello che ha la particolarità, quando canta, di volare in movimenti spiraliformi verso l’alto partendo dalla cima di un albero. Il brano che porta il suo nome, l’ultimo della sequenza, è invece quello più attendibile da un quintetto jazz come questo. Il buon substrato ritmico regge la nudità del suono della tromba, con un accompagnamento che potrei definire decisamente uncool. Chitarra e vibrafono si cimentano in una modalità che si sviluppa all’interno di uno schema improvvisato attorno ad un tema ripetuto. Jazz d’avanguardia, una musica disarmante per originalità ed invenzione che chiude degnamente questo lavoro progettualmente impegnativo.

Birds è un atto rituale, una scommessa vinta in cui la Natura sembra tradursi in musica nell’immediato, laddove l’Autore possa ritrovare la propria misura umana all’interno di questi suoni così derivati. Questo album non è privo di rischi, dato che certe aperture potrebbero disorientare, altre toccare corde non risonanti. Alla fine, resta un’opera che comunque privilegia in egual misura idea ed istinto, dove il gesto emotivo dell’abbandono non risulta essere annichilito da un orecchio troppo critico. In definitiva non si può non ammirare, al di là della capacità intrinseca dei musicisti, il coraggio nel sostenere la tesi naturalistica qui proposta.

Tracklist:
01. Rigogolo (5:47)
02. Uccellande (11:27)
03. Assiolo (6:46)
04. Valsolda (3:54)
05. Garzaie (11:02)
06. Tottavilla (4:44)

Photo: 1 © Pietro Bandini, 2 © Valentina Cipriani

 

 

 

 


 

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