R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
C’è decisamente qualcosa di poetico nel volo. Non in quello meccanico, rumoroso ed inquinante degli aerei, ma nel movimento organico, fisiologico e imprevedibile, di chi vive nel vento. Frutto dell’invidia degli esseri umani fin dal mito di Icaro e Dedalo, il poter volare come gli uccelli ha scatenato la fantasia degli artisti, soprattutto di poeti e letterati. Ma anche la musica non è mai stata da meno e lungi dal voler trattare in modo specifico questo argomento, non posso fare a meno di accennare al cinguettio vivaldiano della Primavera, alle trasposizioni per pianoforte di Massiaen, a Respighi, all’autore contemporaneo finlandese Rautavaara e ancora alla sesta sinfonia di Beethoven, ad Haydn, Mozart e – nomen omen – all’autore rinascimentale francese Pierre Passerau… Ma persino nel jazz, un mito come Charlie Parker – soprannominato non a caso Bird – dichiarò di aver studiato il canto degli uccelli e di averlo trasposto per i suoi serratissimi fraseggi be-bop sul proprio strumento. In Birdly Serenade, il settantenne sassofonista californiano David Murray si è appunto lasciato sedurre dal canto primordiale degli uccelli, trasformandolo in una raccolta di nuove composizioni per esplorare il mondo del volo attraverso una ricerca che trascorre dalla pura poesia alla furibonda compressione sonora del free, in quest’ultimo caso quasi a celebrare gli inizi di carriera del sassofonista statunitense.

Sulla discografia del musicista – tra l’altro Off Topic si è occupata di lui almeno in cinque occasioni e, se siete interessati, basta digitare il suo nome nell’apposita barra di ricerca – è preferibile non smarrirsi. Se voleste prendervi la briga di navigare su Discogs c’è letteralmente da perderci la testa tra album da titolare e collaborazioni varie, ad occhio saranno circa duecento lavori complessivi. Ciò che al fine conta maggiormente è prendere in considerazione le caratteristiche del sax tenore di Murray, suonato spesso sui registri medio-bassi, capace di passare da un ruggito possente al sussurro intimo e che in questa registrazione – la prima per Impulse! – domina un’opera che celebra la libertà creativa a tutto tondo. Ma non è solo il volo a ispirare questo album: c’è anche il peso della terra, il richiamo alle radici. L’omaggio ai volatili diventa così anche metafora per un tributo ai padri spirituali del jazz, da Lester Young a Albert Ayler, da Parker a Coltrane. Registrato nello storico Van Gelder Studio, Birdly Serenade unisce a Murray altri tre musicisti di almeno trent’anni più giovani, tra cui la pianista spagnola Marta Sánchez – leggi qui – il contrabbassista Luke Stewart – vedi qui e qui – e il batterista Russell Carter, con la collaborazione vocale della camerunese Ekep Nkwelle. Interrogato sul perché di questa scelta orientata su strumentisti molto più giovani, Murray, non senza una certa sfumatura umoristica, ha risposto che “... prima di tutto, la maggior parte dei musicisti con cui suonavo non ci sono più. Quindi a un certo punto hanno dovuto essere sostituiti…”. Il quartetto così composto è lo stesso con cui Murray ha pubblicato l’anno scorso Francesca, un omaggio alla moglie poetessa i cui versi hanno ispirato qualche traccia del nuovo album. Birdly Serenade nasce anche sotto il patrocinio del Birdsong Project, una delle iniziative culturali americane più influenti per la protezione dell’avifauna selvatica. Questo progetto, nato nel 2022 con un cofanetto da 20 LP, For the Birds, conteneva qualche centinaio di tracce di musica originale e poesie legate agli uccelli, con la collaborazione di una straordinaria varietà di artisti di ogni genere possibile, tra cui Shabaka Hutchings, Makaya McCraven, Yoko Ono, John Cale e molti altri. L’album di Murray viene ad essere perciò la prima pubblicazione estesa di un singolo artista nel contesto di questa iniziativa. [NB: grazie all’articolo di Phil Freeman per Stereogum del 21/04/25]. La Serenata Aviaria di Murray si presenta come un dialogo continuo tra la leggerezza dell’improvvisazione e la solidità delle strutture compositive. I brani, molto studiati prima di essere suonati in scioltezza durante la registrazione, a detta dello stesso Murray, portano tuttavia paradossalmente con sé il sapore dell’istante e del momento irripetibile. L’album è un esempio raro di jazz contemporaneo che, pur esplorando nuovi territori, non si dimentica mai da dove viene. Murray, con questa opera, si colloca a mio parere definitivamente tra i maestri, perché la sua capacità di reinventarsi, di abbracciare il nuovo senza sacrificare l’antico, è la prova di una mente musicale che ha ancora molto da dire, nonostante l’età non sia più verde.
La prima traccia è quella che dà il nome all’album, si tratta di Birdly Serenade dove vengono musicati e cantati i versi di una poesia della moglie di Murray, la già citata Francesca Cinelli. La Nkwelle ben interpreta con una serie di registri diversificati il canto, non certo lineare alla maniera di una pop-song ma tuttavia con uno stile che non forza mai oltre i limiti della piacevolezza. Voce e sax dell’Autore s’incrociano su un ballonzolante ritmo di ¾ ma nel mezzo della composizione Murray si concede un assolo alla sua maniera che si muove al confine della tonalità, sorretto dagli accordi percussivi della Sanchez al piano. Secondariamente si lancia anch’ella in relativa solitudine con una brillantezza che, attualmente, non ha molti termini di paragone con altri pianisti jazz. Bald Ego è un fumigante brano sostenuto da un’architrave ritmica in ottavi ben segnato dalla batteria swingante di Carter. Uno splendido hard-be bop come non se ne suonavano da tempo, un sax aggressivo e un timbro strumentale imperioso con qualche nota volutamente rauca e un fraseggio di portata micidiale senza compromessi. La percezione epidermica è che se il sax cerchi di azzannare la musica con furore, Sanchez tenti disperatamente di tenergli testa però arrancando e talora perdendosi tra i tasti, con una prestazione di buona vaglia e intensità ma tecnicamente non a pari livello. Walking bass e decisi stacchi di batteria all’Art Blakey maniera completano la realizzazione del brano. Song of the World (for Mixashawn Rozie) introduce la modalità ballad, dove, ad un abbrivio solo musicale con un assolo dalle timbriche oscure di clarinetto basso, fa seguito il canto pulito della Nkwelle. Il brano è dedicato a Lee Mixashawn Rozie, sassofonista e attivista dei nativi americani. Il canto della vocalist camerunese si muove al di sopra del cristallino pianoforte della Sanchez, forse a maggior agio in ritmiche più tranquille come questa. Segue un assolo un po’ frenetico di contrabbasso, dopo di che la ballata si chiude com’era cominciata, con le note rugose del clarino e la voce romanticamente solare della cantante.

Blackbird Bird’s Gonna Lite Up the Night interrompe bruscamente l’eventuale idillio innescato con il brano precedente perché qui il gruppo precipita nel Cocito del free jazz che più free non è possibile. Gli ultimi trilli del sax riescono ad evocare qualche canto stridulo come provenissero da volatili spaventati ma nella seconda parte, almeno, si recupera saltuariamente la componente ritmica che riesce a dare un certo ordine logico al brano. Sarà comunque per poco, in quanto il disordine iniziale verrà presto reso di nuovo possibile. Credo che un brano di questo tipo sia da interpretare più che altro come un omaggio al passato, probabilmente ad Ayler o anche ad Archie Shepp. Nonna’s Last Flight si allunga a metà tra ipotesi free e funky, in un movimento acceso quanto basta per dimostrare se non altro la grandissima perizia tecnica dello strumento di Murray. Sembra divertirsi anche la Sanchez che si diletta in un ottimo be-bop, ispirata dalla pressione sonora dell’Autore. Sempre grandemente sul pezzo la ritmica, sia l’implacabile Carter ai tamburi che Stewart, catturato in uno dei suoi assoli piuttosto ansiogeni. Chiude Murray con un po’ più di calma che tende a prolungare maggiormente le sue note. Capistrano Swallow è un altro brano dall’impronta free dove il nome si riferisce ad un luogo preciso nella California meridionale, San Juan Capistrano, famosa per i transiti primaverili di vasti stormi d’uccelli. Ad esser sinceri l’idea più forte di tutto questo la rende proprio la Sanchez, soprattutto dopo la ripresa da quella piccola pausa silenziosa poco prima di metà brano. I suoi accordi reiterati, i movimenti delle note che simulano i turbinosi mulinelli aerei, fanno si che proprio il pianoforte tenda ad avvicinarsi maggiormente al senso di questo brano. Per quello che riguarda Bird’s the Word sono pronto a giocarmi la credibilità sul fatto che questo sia un omaggio alla personalità di Charle Parker. Il sax tenore si produce progressivamente in fraseggi sempre più serrati, costruendo un classico be-bop dai toni accesi. Sanchez, dopo il bello exploit del brano precedente, dimostra qualche lieve e perdonabile incertezza nel fraseggio pianistico ma non dobbiamo dimenticare che la controparte, in questo caso, è uno dei più famosi sassofonisti viventi che cita a sua volta il più famoso e iconico simbolo dei sax bopper statunitensi. Osieau de Paradise è una poesia, scritta in francese e declamata da Francesca Cinelli. La dolce musicalità insita nella lingua d’oltralpe viene qui accompagnata da un tema quasi orecchiabile del sax di Murray in un mid-tempo che tende a trasformarsi in blues, tra gli accordi trasparenti di pianoforte. Via via che la melodia procede, lo strumento nervoso dello stesso Murray mostra segni d’impazienza, coi suoi fraseggi che diventano più rabbiosi e striduli. Grande spazio al pianoforte dove la Sanchez si esprime in uno dei suoi assoli migliori. Finale di batteria, prima della ripresa tematica, quando poi le parole poetiche e le grida del sassofono s’incrementano nell’ultima, caotica parentesi finale.
Le numerose digressioni acidule del sax evidenziano che, con questo album, David Murray non solo tenta di spiccare il volo, ma invita anche l’ascoltatore a fare altrettanto. Certo non solo attraverso le note più poetiche sostenute principalmente dalla voce della cantante ma pure per mezzo dei passaggi più robusti in cui si sottolinea, oltre la pura estetica dei volatili, anche la forza di vincere e dominare abitualmente le resistenze dell’aria. E se di aria si tratta, quale strumento meglio di un aerofono avrebbe potuto descrivere questa insolita serenata dedicata alle creature del vento? In un mondo dove il peso della gravità si fa sentire ogni giorno di più, Birdly Serenade è un invito a librarsi e a ritrovare il canto interiore, insieme alla più autentica direzione del proprio volo.
Tracklist:
01. Birdly Serenade (5:24)
02. Bald Ego (7:01)
03. Song Of The World (for Mixashawn Rozie) (9:44)
04. Black Bird’s Gonna Lite Up The Night (8:58)
05. Nonna’s Last Flight (7:20)
06. Capistrano Swallow (4:25)
07. Bird’s The Word (7:52)
08. Oiseau de paradis (10:30)





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