R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Dementia, i Sick Tamburo tornano a incidere un capitolo molto denso della loro discografia. Ottavo album in studio, pubblicato il 16 gennaio per La Tempesta Dischi, il lavoro segna una nuova tappa nel percorso del gruppo guidato da Gian Maria Accusani. Dementia non è una diagnosi né un concept narrativo lineare, bensì un un flusso instabile che riflette lo stato mentale di chi perde e ritrova continuamente i confini tra sé e il mondo. Fin dal primo ascolto, Dementia si impone come un album fatto di contrasti e oscillazioni. Gioia e smarrimento, lucidità e confusione, presenza e vuoto convivono senza mai risolversi davvero. I Sick Tamburo mettono in musica la “non mente”: quello spazio fragile in cui i pensieri perdono forma, dove la normalità può diventare improvvisamente opaca e il buio arrivare senza preavviso.

È un disco che espone il dolore e lo rende materia viva, accettando la vulnerabilità come punto di partenza. Musicalmente, la band resta fedele al proprio universo: un alternative rock diretto, melodico anche nei momenti più ruvidi, attraversato da accenti post-punk e da una tensione emotiva costante.

L’album si apre con Mi gira sempre la testa che già da subito sembra voler restituire questo senso di spaesamento. Segue Silvia corre sola che alterna urgenza e malinconia, trasformando la solitudine in movimento, e che viene seguita dalla tensione fisica e nervosa di Mexican, in cui inquietudine e frammentarietà la fanno da padrone. Ho perso i sogni, uno dei singoli estratti, è un momento di resa dolorosa. La perdita non è solo ideale, ma emotiva, esistenziale. Il contrabbasso aggiunge profondità e un senso di gravità che amplifica il peso delle parole. Non c’è pace prosegue su un registro claustrofobico: è il brano dell’insonnia interiore in cui la ripetizione diventa una forma di prigionia mentale. Fuori prova ad aprire uno spiraglio, mentre Immagina se introduce una dimensione più sospesa, quasi ipotetica. Chiudi quella porta è un brano netto, istintivo, mentre Sangue e libertà riporta il disco su un piano più viscerale e fisico. Qui emerge la rabbia trattenuta, il desiderio di liberazione che passa inevitabilmente attraverso il dolore. Chiude Dementia, lunga title track. È un brano che si dilata nel tempo, lasciando spazio al silenzio, alla ripetizione, all’eco. 

Dementia è un disco che costruisce un percorso fatto di fragilità, scosse e brevi tregue. I Sick Tamburo confermano la loro capacità di trasformare il disagio in linguaggio condiviso, senza retorica e senza filtri. È un lavoro sincero che riesce a mettere in mostra ed esporre tutte le possibili ferite, con intensità e delicatezza.

Tracklist:
01. Mi gira sempre la testa
02. Silvia corre sola
03. Mexican
04. Ho perso i sogni
05. Non c’è pace
06. Fuori
07. Immagina se
08. Chiudi quella porta
09. Sangue e libertà
10. Dementia

Gian Maria Accusani – voce, chitarra 
Carlo Bonazza – batteria 
Alice – chitarra
Elettra – basso
*Joe Ludovisi – contrabbasso su tracce 4 e 7

Copertina © artwork originale di Davide Toffolo, grafica di Paolo Proserpio.
Foto © Franco Zanussi

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