R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Non appartiene certo ad un nuovo metagenere, la musica del recente lavoro del pianista Benjamin Lackner. E in effetti Spindrift, la sua seconda uscita per ECM, conferma l’orientamento formale delle composizioni del musicista tedesco, l’attenzione allo sviluppo tonale e agli equilibri melodico-dinamici presenti in questo quintetto, i cui nomi dei componenti dovrebbero già essere peraltro familiari ai lettori di Off Topic. Dalla formazione del precedente Last Decade (2022), album a cui rimando per le ulteriori informazioni sull’Autore – vedi qui – rimane Mathias Eick alla tromba – leggi qui e qui – ma questa volta, a completamento della sezione fiati, c’è il tenor-sassofonista Mark Turner – vedi qui e qui. La parte ritmica è affidata ad una nostra rodata conoscenza nella persona della contrabbassista Linda May Han Oh – puoi leggere qui, qui ed ancora qui – affiancata dal batterista Matthieu Chazarenc, presente dal 2012 in poi nel trio di Lackner, in quelle incisioni che precedono l’esperienza dell’Autore con ECM. Musica contemporanea, quindi, ma che permane in un ambito melodico piuttosto fruibile all’ascolto, e questo nonostante la sua interpretazione non sia propriamente immediata ma comunque venga ampiamente compensata dal raffinato equilibrio timbrico caratteristico delle composizioni di Lackner.

Le scansioni ritmiche sono levigate, fuse armonicamente tra loro – anche sorprendentemente per quel che riguarda le percussioni – accentrandosi sulla struttura combinata di pianoforte e componente fiatistica. Non ci si aspetti un pianismo dirompente, non appartenendo questo alle corde emotive di Lackner, e nemmeno un ruolo preponderante della tastiera, tant’è che le linee melodiche vengono spartite grosso modo in egual misura tra i due fiati oltre che dal piano. Piuttosto si presti attenzione alle particolari caratteristiche di ricerca musicale le quali, senza bisogno di urticanti approcci dissonanti, s’allineano con quel clima generico già ampiamente collaudato da molti artisti che hanno registrato per l’etichetta ECM. Il jazz proposto in un ambiente come questo si è da tempo in gran parte svincolato dai canoni d’ispirazione statunitense – post bop et similia – per identificarsi in una musica dalle molte sfaccettature qualitative. Si fa riferimento a diverse influenze, dal classico-contemporaneo all’avanguardia, dal folk ad una forma stilistica mista come questa di Lackner che tiene conto di tutto quanto, compresa la necessità di allinearsi ad uno stile propriamente più europeo, rispettando la collaudata direzione espressiva suggerita dal patron Manfred Eicher. In Spindrift l’atmosfera sonora lambisce le dimensioni dell’onirismo, in una sorta di territorio intermedio che sembra rimandare giocoforza all’evocazione sollecitata dal titolo dell’album, a quelle schiume marine, cioè, sospese tra aria e acqua. I paesaggi così creati si tratteggiano per le numerose sfumature e non mostrano alcuna affinità verso facili costrutti melodici, mantenendo una quasi aristocratica austerità nel suggerire all’ascoltatore una rilassata attenzione alle numerose, delicate variazioni armoniche di cui l’album è particolarmente ricco. I temi strumentali così sviluppati mantengono un passo sospeso e fluttuante, mentre la componente ritmica, più che scandire il tempo, sembra amalgamarsi pienamente con i percorsi melodici quasi per rendere più efficaci le sfocate venature delle loro nuances. I due fiati, privi di plumbee zone di aggressività, s’intersecano con il pianoforte dialogando in rilassatezza, mentre contrabbasso e batteria pulsano con estrema discrezione, tenendo insieme i fili di questa complessa trama sonora. Ci si avventura quindi in una dimensione introspettiva, vagamente misteriosa ed inquieta, alle volte intrisa di tenerezze crepuscolari in cui domina il dialogo e l’intenso colloquiare tra tutti gli strumenti. I brani che seguono, come racconta lo stesso Autore nelle note stampa allegate all’album, sono il frutto di una rigida selezione su un campione iniziale di un centinaio di brani, ridotto poi ad una cernita tra poco più di venti pezzi da cui sono state estrapolate, infine, le nove tracce qui registrate, tenendo presente che un brano porta la firma del batterista Chazarenc.
Ed è proprio la title-track Spindrift ad essere alla testa dell’omonimo lavoro di Lackner. Il sax di Turner è l’apripista di questo melodico e perturbante brano iniziale, attorno al quale il pianoforte si abbraccia disegnando una cornice con grappoli di note sostenute da poche e scelte vibrazioni di contrabbasso. Dopo le prime battute, la batteria intraprende un moderato innesto ritmico, preparando al pianoforte uno spazio per un assolo molto ben armonizzato, forse l’unico ad essere intervallato da veloci scale sulla tastiera improvvisate dallo stesso Autore. Tocca poi a Turner la responsabilità dell’assolo che egli conduce in modo sensibile, con un fraseggio sfumato, senza mai alzare troppo il volume strumentale. Il brano procede poi, con moderazione, ai successivi incrementi dinamici tenuti comunque sempre sotto controllo. Si procede con Mosquito Flats che inizia a mezza voce con qualche nota lunare di piano e l’archetto che sottolinea il tutto insistendo su una singola nota al contrabbasso. Con un accordo disteso da Lackner in tonalità di Fa maggiore, il brano prosegue per circa un terzo sotto forma modale con qualche escursione di sax in solitaria, che viene poi ad essere affiancato dalla doppia voce offerta dalla tromba di Eick. Un quasi invisibile stacco di batteria promuove l’allontanamento dalla struttura modale e favorisce il delizioso tema a due che prelude ad uno di quegli assoli di pianoforte discreti e ben costruiti come sono soliti uscire dalle mani di Lackner. La seconda parte del brano è tutta colloquiale tra sax e tromba, prima della ripresa tematica che va a chiudere con un alone strumentale vagamente inquieto.

Il preludio trattenuto e delicatamente soffuso di More Mesa si snoda a ridosso di un tema dalle movenze pianistiche classicheggianti, condotto sostanzialmente dalla coppia Eick-Turner con la loro dinamica aperta ma enigmatica. Più visibile, in questa traccia, il supporto robusto del contrabbasso ad opera della Han Oh. Straordinariamente denso di pathos l’assolo di Lackner ben controbilanciato dalla stessa Han Oh. Ma la parte migliore arriva in conseguenza di un interplay sfaccettato tra i due fiati, con la presenza del pianoforte e la punteggiatura ritmica che marca l’area finale del brano. Segue l’unico momento della selezione non composto dal pianista, bensì dal batterista Chazarenc, Chambary. Qui sax e tromba in parte s’incrociano in un efficace contrappunto e in altra situazione si sovrappongono con subitanea spigolosità, mentre la ritmica si fa sentire innescando una pulsazione emotivamente quasi opposta al tema piuttosto malinconico del pezzo. See You Again my Friend ha un inizio molto contratto e lirico che si trasforma poi in un tema dall’aria popolare, stigmatizzato dall’abituale contributo di tromba e sax. Ma è soprattutto Eick, con la sua timbrica morbida e risonante, ad essere il riferimento maggiore del brano, grazie a quell’angelica immediatezza del suo suono e all’immersione consapevole in un’atmosfera con qualche bruma di tristezza disseminata lungo il pentagramma. Anche Murnau ha un aspetto che rimanda ad un certo smarrimento emozionale, quasi una lamentatio introdotta da qualche nota dissonante di pianoforte. I fiati procedono sottobraccio ma ad interrompere il loro idillio c’è un intervento perentorio di contrabbasso che s’articola con il pianoforte. Dopodiché sarà la tromba a procedere con una presenza solista colma di sensazioni disilluse, con soffi lunghi e celestiali. Fair Warning non interrompe il lungo clima pensoso costruito in precedenza. In questo frangente avvertiamo ben presenti non solo le linee poetiche dei fiati ma anche un accompagnamento di pianoforte che nelle fasi iniziali tende a farsi volutamente reiterato con un arpeggio quasi ostinato. Il sax si sofferma su note timbricamente alte mentre la tromba si mantiene per una buona metà del brano entro i confini stilistici mostrati fino ad ora. L’assolo pianistico mostra qualche sfumatura melodica che rimanda a climi medio-orientali mentre l’improvvisazione fiatistica assume colorazioni piuttosto ardite, cambiando parzialmente il volto della traccia in atto. Anacapa sviscera un hook tematico di presa immediata, con un lontano sentire da chanson francaise nelle note introduttive di pianoforte, fasciate da un soffice involucro di percussioni. L’intreccio contrappuntistico di tromba e sax nella seconda parte del brano è notevole, i due strumenti paiono sempre sul punto di allontanarsi per poi riprendersi, finendo in dissolvenza. Ahwahnee, luogo situato nei pressi della Yosemite Valley in California, deve aver ispirato con la sua bellezza naturale il brano piuttosto rasserenante presentato a questo punto della selezione. I fraseggi di tromba e soprattutto di sax evocano spazi paesaggistici dove l’orizzonte pare smarrirsi all’infinito. Bello l’intermezzo della Han Oh che spezza per un momento il monopolio dei due fiati. Chiude Out of the Fog che secondo il commento dello stesso Lackner “…è simbolo di un viaggio dalla confusione alla chiarezza”. Credo che ad ogni modo l’affermazione dell’autore si riferisca maggiormente ad un percorso personale e non a quello che riguarda l’album in sé, perché di confusione, in questo Spindrift, proprio non se ne è vista. Al contrario, persiste coerentemente lungo l’asse portante di questo lavoro, un’indiscutibile sensazione di ordine e di pacificata comprensione esistenziale, pur se attraversata sotterraneamente da qualche subliminale flusso d’inquietudine.
Le melodie sospese composte da Lackner descrivono uno stile moderno ma accessibile, evitando di perdersi in crude complessità concettuali. Le continue sortite dialogiche tra la tromba di Eick e il sax tenore di Turner mostrano tutta la loro misura di saggezza strumentale e costituiscono l’indispensabile sovrastruttura di questo album, mentre il pianismo raffinato dell’Autore ne è invece l’essenza. Spindrift si dedica quindi agli spiriti quieti, i meno jazz-addicted, ma con l’orecchio più attento a quelle che sono le inarrestabili, progressive e inevitabili trasformazioni della musica contemporanea.
Tracklist:
01. Spindrift (5:20)
02. Mosquito Flats (8:39)
03. More Mesa (4:57)
04. Chambary (3:00)
05. See You Again My Friend (3:50)
06. Murnau (4:10)
07. Fair Warning (4:56)
08. Anacapa (4:20)
09. Ahwahnee (4:56)
10. Out of the Fog (4:22)
Photo 1 © Christoph Heidrich






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