Sorge @ Serraglio, Milano – 8 dicembre 2016

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Articolo di Luca Franceschini, ritratti dal vivo di Andrea Spinelli

Emidio Clementi non pare abbia voglia di fermarsi, in questo periodo. Siamo in attesa che veda la luce su cd il suo nuovo spettacolo di reading sui “Quattro Quartetti” di Eliot (ancora una volta realizzato assieme al fido Corrado Nuccini), che proprio in questi mesi ha iniziato timidamente a girare l’Italia. Il suo nuovo romanzo è atteso per la primavera, mentre per il nuovo album dei Massimo Volume bisognerà pazientare ancora un po’, ma comunque anche questo è programmato prima della fine del 2017.
Nel frattempo, lui e Marco Caldera hanno trovato il tempo per un’altra serie di date del progetto Sorge, che aveva visto la luce a inizio anno e avuto nel disco “La guerra di domani” la sua materializzazione essenziale.

Questa sera si va in scena al Serraglio e dispiace subito constare come l’affluenza non sia quella che un progetto del genere, con un personaggio del genere, meriterebbe. Vuoi il ponte dell’Immacolata, vuoi che non sono proprio i Massimo Volume, vuoi altri fattori non specificati, ma il locale non è pieno come ci saremmo aspettati.

Aprono i Cumino, un duo di musica strumentale che causa ritardo non riesco a seguire del tutto. Da quel poco che ho ascoltato, le loro atmosfere minimali a metà tra Ambient e Post Rock risultano piuttosto gradevoli e scaldano l’ambiente a dovere, in attesa dell’arrivo degli headliner.

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La prima cosa che colpisce del live di Sorge è la cura con cui i due hanno preparato lo stage. Uno di fronte all’altro, Marco Caldera a destra, con un computer e una consolle, a gestire tutti gli effetti e le basi, a sinistra Emidio Clementi, impeccabile in giacca, cravatta e cappello nero, il look d’ordinanza quando si tratta dei suoi progetti paralleli; siede alla tastiera, posizione inedita per lui e accompagna discretamente Marco suonando di volta in volta linee melodiche essenziali, ma allo stesso tempo di grande impatto.
Del resto Sorge è nato così, da frammenti composti al piano verticale, che Caldera ha poi arricchito con un lavoro sapiente di basi.

Dal vivo è tutto più diretto: la voce di Mimì spicca di più, si constata la verità di quel che già lui ci aveva detto in sede d’intervista: parole e musica sono perfettamente amalgamate, un aspetto che col passare del tempo è andato progressivamente migliorando, si nota il tentativo di utilizzare un flow che sia in qualche modo simile a quello del rap, pur senza imitarlo. Sono soluzioni nuove, accorgimenti di metodo che non possono che far bene, testimonianza di un artista che ha sempre voglia di evolversi e di mettersi in discussione.

Il set prevede l’esecuzione integrale de “La guerra di domani” (tranne la breve strumentale “Vera in cucina”) più due pezzi nuovi appena pubblicati in formato digitale: il primo è “Cronaca da un motel”, l’adattamento di un testo di Sam Shepard; il secondo, “La sera”, con cui il concerto si chiude, è un brano in perfetto stile Sorge, con un ritmo ossessivo scandito dal pianoforte e una piccola novità nell’arrangiamento, rappresentato dalla presenza di voci femminili campionate. Il testo che Clementi ha, sembrerebbe, dedicato alla moglie, è poi semplicemente uno dei più belli mai scritti da lui negli ultimi tempi, preciso e disarmante nel raccontare un amore che si muove tutto negli snodi della quotidianità e che proprio per questo brilla di una luce commovente.

Una traccia che ha forza, impatto, con parole che tagliano come coltelli; esattamente come gli altri brani di questo disco, proposti uno dietro l’altro senza interruzioni, se si eccettua qualche timido ringraziamento al pubblico. Pezzi che dal vivo risaltano di più, si rafforzano, grazie all’ottima interazione tra le due componenti strumentali (le basi appaiono in questa sede molto più stratificate) e all’utilizzo di filmati semplicissimi, ma che aumentano l’effetto suggestivo del tutto. Molto bella in particolare “Quello che ho perso”, dove un Clementi in penombra, scavato e invecchiato grazie al gioco di luci, scandisce il testo direttamente dallo schermo, con la sua versione fisica che si limita ad accompagnare alla tastiera il suo se stesso virtuale.

I Massimo Volume rimangono di sicuro un’altra cosa, anche per la lunghezza e per l’importanza del loro cammino artistico. Questa sera però, grazie anche ai due pezzi nuovi proposti, abbiamo visto che Sorge potrebbe non essere solo un progetto parallelo, o un passatempo. Clementi e Caldera potrebbero aver trovato la quadratura del cerchio per scrivere musica che, nonostante l’uso del recitativo, non sia per nulla accostabile a quella del più celebre gruppo bolognese. Staremo a vedere quel che succederà, ma non ci stupiremmo se da qui ad un paio d’anni avessimo un nuovo lavoro di cui parlare…

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*Foto scattate da un iPhone che avrebbe dovuto stare sul palco.

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