R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Mi è capitato di chiedermi come mai, quando esce un disco dei Massimo Volume, tutti indistintamente si trovano d’accordo, esprimendo giudizi entusiastici, di pura meraviglia e stima. Eppure sono gli unici che non hanno mai fatto una svolta di stile, nessun cambio di orizzonte, e sono gli unici nella scena del sottosuolo italiano che non vengono criticati per questo. Mantenere la propria integrità, fedeli a se stessi e, ciononostante, non sbagliare un colpo, mai.

Forse è solo un genere per amanti viscerali della musica concepita come emozione forte, ma anche e soprattutto come forma di cultura, come se il piacere di leggere un libro si arricchisse di note struggenti che amplificano le emozioni delle parole. Il narrare del male di vivere non potrà mai passare di moda per noi esseri umani, anime assetate che dalla notte dei tempi amiamo crogiolarci nelle contraddizioni e nei patimenti. Questo disco ci narra storie di vita quotidiana, attraverso la voce ipnotica di Emidio Mimì Clementi e un basso che fa tremare anche le vene, le chitarre magiche post rock di Egle Sommacal e la batteria travolgente di Vittoria Burattini.

I suoni sono puliti, essenziali, ma talmente caldi che ti arrivano direttamente in testa per poi far vibrare ogni organo del tuo corpo.

La narrazione inizia con uno “scusami amore” che un po’ mi ricorda gli Afterhours in Dea ma solo per l’incipit. In realtà Una Voce a Orlando è il nostro grido soffocato, è ciò che dovremmo essere, coraggiosi e impavidi, ma che la nostra natura non ci permette, è quell’inettitudine che tanto si studiava nella letteratura del primo novecento che torna a galla nella mia memoria. La ditta di acqua minerale, con un basso drammatico in sottofondo e chitarre ringhianti, ci racconta la storia dello zio di Clementi che perse la ditta a carte, confessandolo una mattina presto alla moglie rincasando con la sconfitta in tasca.

Poi arriva Amica Prudenza, uno dei testi più intensi del disco. Quante volte abbiamo fatto scelte dettate unicamente dalla nostra paura di osare preferendo optare per un’esistenza convenzionale per poi pentircene? Come di consueto, le vicende narrate si intersecano con le nostre illusioni quotidiane ed ecco la title track, Il Nuotatore dove il padre di famiglia perbene, nella sua villetta con giardino e piscina, si intrattiene con i bravi vicini finché non viene colpito da una sorta di “black hole sun” interiore che, attraverso una metaforica nuotata, gli fa vedere ciò che sta celato dietro a quel velo che il vento ha fatto scostare…


“quello che non osavo scoprire ho capito che era peggio

di quello che temevo”

Santissima signora del caso invece, arriva e ti violenta l’anima, chitarre ipnotiche, basso e batteria che tengono il battito. Ma il genio si presenta in carne ed ossa con L’ultima notte del mondo con un testo sconvolgente da quanto vero, seppur surreale. La terra ha deciso di uscire dalla sua orbita e mettersi tra due soli, condannando l’umanità alla luce eterna , facendo così riunire personaggi come Basinski, Chopin e persino Bela Lugosi, accomunati dal terrore di dover vivere senza il proprio lato oscuro “Così da domani cominceremo tutti ad appassire sazi e gentili come giacinti nel mese di aprile”. Fred è una meravigliosa poesia di un’immaginaria passeggiata con Nietzsche a Venezia mentre Mia madre e la morte del gen. José Sanjurjo è una riflessione commovente del destino di un generale che è morto per colpa della sua vanità facendo precipitare il suo aereo per quanto fosse carico di oggetti sontuosi, definendo un singolare parallelismo con gli insegnamenti della madre su quanto siano importanti le apparenze.

Il disco termina con la musica seducente ed ipnotica di Vedremo domani,che rimarca questa ode all’indolenza, al nostro rimandare tutto per poi dare colpa a qualcun altro delle nostre mancanze. Non c’è una debolezza umana non citata in questo disco e Il nuotatore è un’ennesima opera letteraria in musica dei Massimo Volume, madida di cupo realismo che ci culla nelle nostre paure, dove i mostri sono figure rassicuranti che ci tendono la mano.

I Massimo Volume sono:
Emidio Clementi: voce e basso
Egle Sommacal: chitarre
Vittoria Burattini: batteria

Tracklist:

01. Una voce a Orlando
02. La ditta di acqua minerale
03. Amica prudenza
04. Il nuotatore
05. Nostra Signora del caso
06. L’ultima notte del mondo
07. Fred
08. Mia madre & la morte del gen. José Sanjurjo
09. Vedremo domani

3 responses to “Massimo Volume – Il Nuotatore (42 Records, 2019)”

  1. […] dalla serie di ottimi album usciti in solo due mesi: dall’ennesimo straordinario lavoro dei Massimo Volume al ritorno inaspettato e riuscitissimo dei Delta V, da una Nada sempre a fuoco ai Be Forest, neri […]

  2. […] Il nuotatore, uscito a febbraio, a sei anni di distanza da Aspettando i barbari, è il più bel disco dei Massimo Volume? Può darsi, nella misura in cui il gruppo bolognese ha sempre seguito un percorso di avvicinamento progressivo al cuore del proprio messaggio, alla perfetta sintesi tra urgenza comunicativa e padronanza dei propri mezzi espressivi. Soprattutto la lunga pausa che si sono presi all’indomani del controverso (quello sì) Club Privé, pare aver giovato parecchio. Nel momento della reunion, che ormai risale a dieci anni fa, il gruppo si è ritrovato coeso e affamato, senza nessuna intenzione di rievocare nostalgicamente il passato ma con una voglia pazza di scrivere un nuovo capitolo della propria storia. La conseguenza è che i dischi prodotti dal 2010 in avanti, fatto salvo lo status che ha ormai assunto il trittico d’esordio composto da Stanze,  Lungo i bordi e Da qui, possono essere tranquillamente considerati come i più maturi e consapevoli della loro carriera. Materiale per cui l’espressione “uno più bello dell’altro” andrebbe davvero presa alla lettera. Non fa eccezione Il nuotatore, che colma un vuoto che stava ormai durando troppo a lungo, che li vede ritornare in formazione a tre, dopo l’abbandono del secondo chitarrista Stefano Pilia, e che segna il loro ingresso nel roster della 42Records (Cosmo, Colapesce, Any Other) dopo che i due precedenti lavori erano usciti per La Tempesta. […]

  3. […] settimana fa, sono più contemporanei che mai, altrimenti dischi come Aspettando i barbari e Il nuotatore non li avrebbero mai scritti. E dunque largo a questi lavori, con una setlist compilata […]

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