APPUNTI DALL’ EUROPEAN JAZZ CONFERENCE – NOVARA


Articolo di Mario Grella

Si era capito, già dalla mattina, con l’incredibile “solo” di Marco Colonna a San Gaudenzio, che non sarebbe stato un sabato qualsiasi, ed è stato proprio così, una bella giornata e soprattutto una nottata di jazz (e di molte parole ed idee), in attesa della domenica, quando tutto sarà finito. Il trombone ha qualità inaspettate soprattutto se a maneggiarlo è Filippo Vignato. Una musica notturna, discreta, quella del “Filippo Vignato Quartet”, contrappuntata dal piano di Enzo Carniel. Persino la batteria di Emanuele Maniscalco sembra silenziosa e lontana. Un jazz di atmosfera anche nei pochi sbilanciamenti dolcemente free. Essere misurati non è semplice e soprattutto non è mai segno di debolezza, spesso segno di maturità, ed anche in musica è così.

Dopo il dinner degli ospiti questa sera al Teatro Coccia è la volta di XY Quartet. Una apparente semplicità che diventa un bella complessità, ma senza strafare. Buone individualità ma, come insegna la Gestalt, l’insieme dovrebbe essere più della somma delle parti e forse qui ci si limitava solo alla somma aritmetica.

Tutta altra musica con Andrea Grossi e il suo “Songs and Poems”. Anzi tutta altra musica e poesia visto che Andrea Grossi ha composto questi pezzi su testi di grandi poeti. La voce di Gaia Mattiuzzi, decisamente di altissima qualità si cimenta con le tre poesie di Emily Dickinson (Low at my problem bending, I should not dare, Had we known) che escono magnificamente da questo bagno nella sperimentazione musicale e la  Dickinson sembra aver trovato la stessa elegiaca atmosfera delle sue composizioni. Medesima cosa per le tre di E.E. Cummings (I shall Imagine Life, un(bee)mo, in Time), che sembrano scritte apposta per una coniugazione in jazz. Manuel Caiumi al sax alto e Michele Bonifati alla chitarra elettrica, che suonano abitualmente con Andrea Grossi, rendono il quartetto uno scrigno di cose rare.

Ma la notte è ancora giovane e a cimentarsi col turno di notte è Enzo Favata con un clarinetto basso e un sax soprano più folk che jazz così come il suo compagno di scorribande sonore, Pasquale Mirra che dal suo bunker fatto di vibrafono e diavolerie elettroniche sembra completamente a suo agio in questo sound da scogliere, verdi praterie, cime tempestose o piste nel deserto. Suggestivo ed evocativo scenario. Molto folk anche Rosa Brunello (a piedi nudi), con i tocchi del suo basso elettrico che punteggia intelligentemente le composizioni e un carismatico UT Gandhi alla batteria. Che il suo “Crossing Quartet” sia proprio un crocicchio di strade del mondo che portano ovunque?
Giornata intensa e anche impegnativa, ma domani a quest’ora saremo tutti a pensare che è stato triste veder finire la “Conference”, ma anche a pensare che se non ci fosse stata saremmo stati spiritualmente molto più
poveri.

Photo credit: Fabio Gamba (1,3,4,5), Emanuele Meschini (2)