L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Da quando ho sentito suonare per la prima volta, a maggio dello scorso anno, Lorenzo De Finti, che con il suo quartetto presentava l’affascinante Mysterium Lunae, sono rimasta tanto conquistata sia dalla sua scrittura che dal suo suono, da ripromettermi immediatamente di ascoltarlo tutte le volte che mi fosse stato possibile. Poiché la sua recente attività concertistica si è svolta in gran parte all’estero, dopo aver assistito ad una sua partecipazione come ospite in un particolare progetto altrui, dove peraltro ha dimostrato la sua versatilità ed immensa competenza, ho avuto finalmente poche sere fa la possibilità di reincontrarlo live.

Per la conclusione della prima parte del Blue Monk Festival, che seguo sempre con grande interesse, infatti, il cartellone contemplava un piano solo del compositore milanese, di cui è recentissima la settima uscita discografica, la seconda a suo nome, con la partecipazione di Fabrizio Bosso. Piano e tromba: una splendida accoppiata che ho ascoltato parecchie volte, ma -ho pensato- qui la tromba non ci sarà e spogliare un duo di una sua metà è già una sfida… Inoltre, questo nuovissimo lavoro si intitola Lullabies From An Unknown Time, cioè Ninna-nanne Da Un Tempo Sconosciuto, ed è vero che De Finti è padre di tre bambini, ma le ninna-nanne non saranno un repertorio un po’ troppo inusuale? Ecco una seconda sfida…

Ce n’era abbastanza per darmi ulteriore spinta, se mai ce ne fosse stato bisogno, ad essere seduta fra le prime file dello storico ex Salone delle Feste della Società degli Operai di Mutuo Soccorso di Borgomanero, elegantemente ristrutturato. In realtà, basta leggere le note di copertina dell’album e l’elenco dei brani per rendersi conto che, oltre ai pezzi scritti da Lorenzo, se ne annoverano uno scritto con il suo bassista Stefano Dall’Ora, uno di Igor Stravinsky, una canzone folk venezuelana e la celeberrima Crystal Silence di Chick Corea… quindi non solo ninna-nanne! Lorenzo stesso, alla fine del concerto, mi ha raccontato che questa sua ultima produzione, infatti, riunisce melodie effettivamente pensate da lui, nel difficile periodo pandemico – ecco individuato qual è il tempo sconosciuto del titolo -, per accompagnare i figli dalla veglia al sonno ad altre pre-esistenti accomunate dalla stessa capacità di illuminare questo delicato cammino dalla luce, appunto, al buio.

Il concerto si è aperto con Will you still be there? dove il cantilenante inizio della stessa nota ribattuta in punta di dito con energia sulla tastiera prende rapidamente ritmo e volume, avviluppando vorticosamente, dapprima trascinando verso l’alto per poi ricadere, su tasti e cordiera, dando l’illusione di spegnersi mentre invece risale, pur con meno vigore, e nuovamente rallenta, nota per nota, terminando quasi circolarmente dove è iniziato, come a dare conferma che la risposta è sì, resterò là. Ha fatto seguito, dall’omonimo album precedente, Mysterium Lunae, una cascata di suoni potente, magnetica ed ipnotica, proprio come sa esserlo il satellite terrestre, subitaneo romantico richiamo della notte e della quiete, anche se l’energia che mi ha trasmesso non invitava al riposo, anzi, fortunatamente, era fonte di ricarica.

Il volto sempre concentrato, gli occhi chiusi, le mani veloci, il corpo che si accostava o si allontanava leggermente dalla tastiera, De Finti ha proseguito alternando dolcezza e passione nell’esecuzione di altri racconti sonori tratti principalmente dagli ultimi due lavori citati prima ma miscelandoli a momenti di pura improvvisazione, sicuramente influenzata dal clima intimo, attento e partecipe che si respirava nella sala. Scommetto che la presenza della sua famiglia, e quindi anche dei tre figli che sono stati il punto di partenza del progetto, abbia dato ulteriore impulso alla fase creativa della serata, dove la tecnica ineccepibile non ha mai prevaricato il coinvolgimento sentimentale, la comunicazione e lo scambio con gli animi. Vorrei dare il meritato risalto alla personale emozionante rielaborazione di Crystal Silence, introdotta dall’omaggio verbale di De Finti ad un autore, Chick Corea, che ha lasciato impronte profonde nel suo percorso artistico, un musicista del cui tocco Lorenzo si è innamorato fin dal primo ascolto adolescenziale.

Fra ninna-nanne e non, il concerto è sembrato finire anche troppo velocemente, ma il caloroso richiamo ad un bis ha aggiunto una nuova stella al firmamento musicale odierno: un lungo intreccio fra un brano inedito ed evoluzioni estemporanee ha chiuso magicamente la serata, vincendo – e chi ne dubitava? – ogni sfida… Lorenzo De Finti in questo evento in piano solo non mi ha fatto sentire la mancanza né dell’amata tromba di Fabrizio Bosso né del suo corroborante quartetto ed il repertorio, originale e non, ha cullato anche la mia insopprimibile parte bambina, regalandomi quell’aria sognante che, come mi aspettavo a priori, mi ha accompagnata a casa e consegnata alle braccia di Morfeo idealmente sussurrandogli #eiovadoadormirefelice

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