L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo

Meglio tardi che mai, giusto? Ho iniziato solo quest’anno a partecipare attivamente alle proposte di Suoni Mobili, per quanto la nota rassegna sia giunta ormai alla sua XIV edizione, ed il deterrente era soprattutto la distanza, però… ammetto che più volte mi sono ritrovata ad intraprendere veri e propri viaggi per un concerto tanto desiderato e quindi, grazie anche ad altrui coinvolgimento, finalmente eccomi qui!
Immediatamente conquistata dalla direzione creativa di Saul Beretta, che mi sta facendo conoscere Musica meravigliosa in luoghi suggestivi e spettacolari, chilometro dopo chilometro, stasera sono arrivata nell’ampio parco di Villa Mariani a Casatenovo, in Brianza, attirata dai Suoni di Barcellona che, come da programma, vi riecheggeranno. Non ho mai ascoltato nessuno dei musicisti, ma la presentazione sul libretto mi incuriosisce ed attrae perciò sono pronta alla scoperta.

La serata è divisa in due diversi set: nel primo, potenzialmente più d’atmosfera, Eva Fernández, voce e sax, con Max Villavecchia al piano, mentre nel secondo, che si prevede più vivace, al duo iniziale si aggiungeranno Manel Fortià, contrabbassista e guida del quintetto Libérica, Raphaël Pannier, alla batteria, e la voce di Pere Martínez.

Fa piuttosto fresco, il tocco leggero e delicato di Max Villavecchia intona la struggente e bellissima These foolish things, a breve raggiunto dalla voce profonda ma calda e femminile di Eva Fernández. Mi basta sentire i primi versi e sono già enamorada del suo timbro, dell’incedere vocalmente tranquilla ma sicura, alternando la propria voce a quella del sax alto. Il brano si miscela senza interruzioni all’altrettanto malinconica Answer me, my love – sempre di ricordi di amori finiti si tratta – aggiungendo brividi a quelli più lievi provocati dall’abbassarsi della temperatura. La magia si ripete nell’esecuzione di One day I’ll fly away e, con la speranza di lasciare un amore finito alle spalle, l’emozione scorre, non sento più nemmeno il freddo, anche la giovane catalana srotola e toglie la sciarpa, le note del piano si librano e mi trasportano in alto con loro, poi la discesa si scioglie in grandi sorrisi fra i due musicisti e nel pubblico. Segue un altro romantico classico Smile ed il canto dolcissimo di Eva ricorda di sorridere, anche quando il cuore sta soffrendo, per aprirsi con fiducia al domani, il sax sottolinea e caratterizza il finale.

Parlando in italiano, la cantante ci accompagna alla conclusione di questo intimo set a due introducendo un brano che “non ha bisogno di presentazioni, capirete…” e così avviene: la celeberrima melodia di Estate di Bruno Martino si fa identificare istantaneamente, il pianismo essenziale ed efficace di Max apre la strada alle parole che, ancora una volta, narrano di un amore perduto, una passione estiva che brama l’arrivo di un nuovo inverno a cancellarne gli strascichi dolorosi. Il delizioso lieve accento straniero punteggia il testo in italiano, come le poche deboli stelle il cielo parzialmente coperto di nuvole, poi il sax si impone e riscalda l’atmosfera, il maglione di Eva scivola scoprendole una spalla, e di nuovo affiora la sua sensualità, mentre la voce si affievolisce sul finale. Al termine del brano Eva mi sembra quasi commossa.

Dopo tanta soavità, entrano in scena gli altri tre componenti di Libérica e subito le percussioni infiammano la serata: due artisti alla batteria con bacchette diverse, il contrabbasso, dapprima picchiettato con le mani come se fosse un cajon, e insieme inducono il piano a cambiare stile vivacizzando il suono. Viene intonato un ritmo tradizionale spagnolo, Pere vocalizza in modo tipicamente folcloristico, battendo le mani, Eva scioglie i capelli ed è tutt’uno con il suo sax.

Manel spiega, in spagnolo, che il progetto Libérica, concretizzatosi alla fine del 2021 con l’uscita del primo album Arrels, dopo un suo lungo soggiorno newyorkese, mescola il flamenco del sud della Spagna al folclore catalano, rivisitati e rigenerati in chiave jazz, grazie alle influenze assorbite nella Big Apple e, immagino, anche al contributo del batterista parigino, unico non catalano della formazione e artista di spicco dell’attuale panorama jazz europeo.

Il quintetto presenta famosi standard della loro tradizione, fra cui una Habanera: La calma de la Mar, dalla Costa Brava, che racconta la quiete dopo la tempesta, con la voce addolcita di Pere, il basso pizzicato malinconico, piano, spazzole, ancora il basso, ma ora suonato con l’archetto, le voci alternate fra Pere ed Eva, sempre sorridente, ma questa sera “la tempesta è solo di suoni” dice Manel...

Poi una canzone per bambini, Els Tres Tambors e tutti i musicisti suonano come avessero, o fossero, tamburi: al piano su tasti e cordiera, con le mani e sulle gambe, sulla cassa del basso, sul sax, ovviamente sulla batteria, per un po’ solo tutte queste percussioni, poi si uniscono Eva, dapprima, cantando e suonando, e Pere. Il folclore si mescola al jazz, fra tempi battuti con le mani ed il protagonismo del sax finché il ritmo cala, l’alternanza fra canto maschile e femminile cessa e le due voci si uniscono.
Ultimo brano, ufficialmente, El cant dels Ocells: sempre tradizioni incrociate fra flamenco (del sud) e catalano (del nord), apertura ritmica con battimani, entrano gli altri strumenti, poi le voci, Raphaël si scatena, di nuovo tutti battono le mani, pubblico compreso, ed il sentimiento esplode in un boato finale.

Bis con il mix fra la flamenca El Garrotin ed il  Mississipi di New Orleans con When the Saints go marchin’ in ed è ancora Manel a cominciare, poi si uniscono Max e Raphaël, il dialogo fra Spagna ed America è dominato dal jazz mood tipico del suo trio base – piano basso e batteria – arricchito dal sax e trascinato in coda dal solo di Raphaël.
La temperatura è decisamente aumentata, in ogni senso, ed il calore del pubblico, manifestato con infiniti applausi, chiama ancora in scena i Libérica che salutano proponendo una milonga: l’introduzione cupa  esprime il tormento d’amor, ma non placa l’entusiasmo generale ed il mio in particolare. 
Torno a casa, soddisfatta e grata di quanto conosciuto e vissuto stasera, con un nuovo amore musicale – ovviamente Eva Fernández! – da approfondire e coltivare… #eiovadoadormirefelice 

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