L I V E – R E P O R T
Articolo di Nicola Barin, immagini sonore di Roberto De Biasio
Il festival Vicentino, nel corso degli anni, ha saputo presentare le più svariate proposte internazionali e italiane, offrendo una indubbia qualità. Ancora una volta la serata ci offre uno strepitoso Trio: Nduduzo Makhathini si fa accompagnare da Dalisu Ndlazi al contrabbasso e Lukmil Perez alla batteria. Il pianismo africano, soprattutto negli anni ’60, ha saputo offrire nomi di indubbio interesse, qui si inserisce il percorso di Makhathini, che ricordiamo ha al suo attivo diversi album di cui segnaliamo i tre usciti per la Blue Note Records: Communication: Letters From The Underworlds (2020), In the Spirit of Ntu (2022) e uNomkhubulwane (2024).

Lo spiritualismo, che sottende l’estetica del pianista, lo avvicina a John Coltrane e come pianisti ovviamente a McCoy Tyner e Abdullah Ibrahim, per la malinconia e il melodismo sopraffino. La componente modale, presente in molti brani, lo rende affine a un pianista come Ahmad Jamal, ma non dal punto di vista estetico. Gli interventi alla voce sono sprazzi di luce improvvisi, il timbro è profondo e pacificante, e sembra provenire da un altro mondo.

La bellissima Libations: Omnyama sintetizza l’essenza della sua musica: il melodismo profondo che si alterna ad un approccio modale, un pianismo percussivo che evidenzia la forte componente ritmica. Perez produce un tappetto ritmico sconvolgente costruito su spostamenti di accenti, scatti improvvisi che producono una spinta propulsiva fantasmagorica. Anche nelle ballad, Libations: Uxolo, la compattezza del suono è unica, il contrabbasso instaura un asse privilegiato con il piano creando una sintonia dinamica costitutiva. I tre si ascoltano e procedono come un unico dispositivo oliato e ben rodato che decide la direzione e mantiene vive le possibilità dinamiche, espressive che si manifestano durante la creazione. Il pianista chiama anche la platea ad unirsi a lui a ripetere le sue parole: uno scambio importante, una comunicazione biunivoca che permette alla musica di espandersi e riflettere su sé stessa.

Il secondo set vede la proposta della Lydian New Call, la nuova creatura di Riccardo Brazzale, compositore, arrangiatore e direttore artistico del festival, che, dopo i fasti della Lydian Sound Orchestra, ha riunito una formazione di giovani e talentuosi musicisti. Le idee volano veloci con una formazione di tal genere, da segnalare la presenza di Gaia Mattiuzzi alla voce, la portentosa Federica Michisanti al contrabbasso e il giovane chitarrista Marcello Abate.

Le idee musicali si muovono facendo confluire echi di George Russell con un approccio che guarda alla contemporaneità. Tra brani originali e riproposte del passato, i diversi interventi solistici manifestano come il panorama jazzistico italiano sia vitale e dotato di idee. Ur-Blues di Ornette Coleman permette a Brazzale di predisporre un blues sfavillante che sollecita la nostra fantasia e permette ai diversi componenti di mettersi in luce con interventi solistici di forte impatto. L’omaggio del chitarrista Marcello Abate a Steve Reich è notevole e inserisce punti di contatto tra jazz e musica contemporanea.
In breve, una serata proficua in cui la Lydian New Call si dimostra un’ottima compagine capace di offrire squisite prestazioni sia insieme che mettendo in luce egregi solisti.






Photo © Roberto De Biasio, per gentile concessione del Vicenza Jazz Festival






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